Il contestato progetto di impianto solare termodinamico di Banzi (PZ)

 

Immagine.logo Regione Basilicata In ingegneria energetica un impianto solare termodinamico, anche noto come impianto solare a concentrazione, è una tipologia di impianto elettrico che sfrutta, come fonte energetica primaria, la componente termica dell’energia solare, attraverso tecniche di concentrazione solare e relativo accumulo, per la produzione di energia elettrica.

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Deve il suo nome al fatto che, oltre alla captazione di energia termica solare a partire dalla radiazione solare incidente già presente nei comuni impianti solari termici, aggiunge un ciclo termodinamico (Ciclo Rankine) per la trasformazione dell’energia termica accumulata in energia elettrica tramite turbina a vapore e alternatore come avviene nelle comuni centrali termoelettriche.

A differenza dei comuni pannelli solari termici per la generazione di acqua calda a fini domestici (con temperature inferiori a 95 °C), questa tipologia di impianto genera medie ed alte temperature (600 °C e oltre) permettendone l’uso in applicazioni industriali come la generazione di elettricità e/o come calore per processi industriali (cogenerazione).

Immagine.impianto termodinamico.1

La grande rivoluzione rispetto alle altre tecnologie solari (solare termico e fotovoltaico) è però la possibilità di produzione di elettricità anche in periodi di assenza della fonte energetica primaria durante la notte o con cielo coperto da nuvolosità grazie alla possibilità di accumulo del calore in appositi serbatoi, ponendo almeno parziale rimedio ai limiti fisici di continuità/intermittenza imposti da tale tipo di fonte energetica.

Si tratta dunque di una tecnologia energetica alternativa e rinnovabile rispetto a quelle tradizionali basate su combustibili fossili e nucleari, il cui principio di funzionamento ha lontane origini storiche essendo fatta risalire a più di 2 millenni fa all’idea di Archimede sugli specchi ustori.

Nel luglio 2009 il Senato Italiano ha approvato la Mozione Senato 427964 decisamente critica riguardo al solare termodinamico, ritenuta una fonte non completamente ecologica e poco efficiente sotto diversi punti di vista anche in confronto con la nuova politica di rilancio del nucleare: nella mozione si sottintende che il solare termodinamico abbia difficoltà a trovare siti adeguati, che abbia bisogno di una fonte d’acqua per il raffreddamento, che non debba essere troppo lontana dalla connessione alla rete, che l’efficienza energetica difficilmente potrà superare il 25%, che per funzionare senza soluzione di continuità abbia bisogno di combustibile e quindi non sarebbe ecologica, e critica l’utilizzo della componente termodinamica dal punto di vista economico perché i costi non sarebbero comprimibili e per essere ammortizzati in 20 anni dovrebbero essere inseriti in formule di cogenerazione con cicli combinati o impianti a carbone.

L’impianto solare termodinamico costituisce dunque una fonte non completamente ecologica in quanto necessita di essere combinata a fonti non rinnovabili che ne garantiscano il funzionamento anche in assenza di sole, per cui ha bisogno di una fonte d’acqua per il raffreddamento e trova conseguentemente difficoltà a trovare siti adeguati perché diminuisce il suo costo all’aumentare della potenza  installata ed ha quindi bisogno di vaste superfici che dovrebbero essere per lo più abbandonate (terreni desertici) e di scarso pregio  ambientale e paesaggistico o reperite comunque in aree a destinazione industriale.

Immagine.impianto ibrido

Per i suddetti motivi il Decreto legislativo n. 387 del 29 dicembre 2003 lo classifica alla lettera d) del 1° comma dell’art. 2 fra le “centrali ibride che producono energia elettrica utilizzando sia fonti non rinnovabili, sia fonti rinnovabili” ed al comma 7 del successivo art. 12 esclude l’impianto solare termodinamico fra gli impianti di energia elettrica che “possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici” comunque alla seguente condizione: “Nell’ubicazione si dovrà tenere conto delle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale di cui alla legge 5 marzo 2001, n. 57, articoli 7 e 8, nonché  del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, articolo 14”.

La citata Legge n. 57 del 5 marzo 2001 ha delegato fra l’altro il Governo ad emanare uno o più decreti legislativi contenenti norme per l’orientamento e la modernizzazione anche nel settore dell’agricoltura, poi emanate con il Decreto Legislativo n. 228 del 18 maggio 2001.

Il 19 aprile 2011 l’Associazione Nazionale Energia Solare Termodinamica (ANEST) ha presentato alla Camera dei Deputati (VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici) una indagine conoscitiva sulle politiche ambientali in relazione alla produzione di energia da fonti rinnovabili, richiedendo alla “politica” leggi, oltre che incentivi: il termodinamico è rientrato tra quelli finanziati, per la disponibilità alla colonizzazione dei suoli per mettere a punto la sperimentazione.

L’obiettivo è così diventato la creazione di una filiera tutta italiana in cui si sono tuffate dentro grandi aziende come Marcegaglia, Techint, Archimede Solar Energy, Biosolar Flenco, Enel Green Power, Toto e medie aziende come Almeco, FERA, Reflex, Turboden, Xeliox. Nur Energie e piccole aziende: Trivelli Energia, Solo Rinnovabili, Solar Brain, Struttura Informatica, Costruzioni Solari, Sitalcea, Innova, Dedalo Esco.

Delle suddette aziende è parte integrante anche la S.r.l. “Teknosolar Italia 2” che in violazione delle disposizioni del D.Lgs. n. 387/2003 nel 2012 ha presentato un progetto di un proprio impianto solare termodinamico di potenza pari a 50 MW che ricade nella  zona agricola di 226,73 ha. di Basentello in Comune di Banzi (PZ), ma che interessa anche il Comune di Palazzo San Gervasio (per la viabilità secondaria) ed il Comune di Genzano di Lucania  (per la stazione di connessione elettrica).

 Immagine.inquadramento.1

Immagine.impianto Banzi.1

La S.r.l. “Teknosolar Italia 2” vorrebbe realizzare su di un ampio terreno agricolo paragonabile ad oltre 200 campi da calcio:

8640 captatori parabolici (SCE) di 12.37 m di lunghezza ciascuno;

720 collettori assemblati (SCA) di 148,5 m di lunghezza ciascuno;

180 anelli complessivi;

9000 trivellazioni per le fonazioni degli specchi parabolici. Ogni foro presenta un diametro di 1 m (o 0.85 m) con profondità variabile da 4 a 8 m;

9000 strutture di supporto a torre per gli specchi parabolici. Ogni supporto presenta un’altezza di

circa 3.5 m con struttura in acciaio o in alluminio;

2 generatori di vapore;

2 surriscaldatori;

3 preriscaldatori di acqua a bassa pressione;

2 pompe centrifughe;

2 preriscaldatori ad alta pressione dell’acqua,

1 degasatore;

1 turbina costituita da due corpi, uno ad alta pressione e uno a bassa pressione;

4 vasi d’espansione e stoccaggio;

3 caldaie che utilizzano combustibile gassoso (gas naturale);

1 sistema centralizzato di evaporazione dell’azoto liquido,

2 gassificatori atmosferici;

6 scambiatori HTF a sali fusi;

1 serbatoio per i sali freddi;

1 serbatoio per i sali caldi;

1 torre di raffreddamento;

1 serbatoio di stoccaggio acqua grezza;

1 impianto di demineralizzazione;

1 stazione elettrica di utenza 150/11 kV di potenza di 63 MVA con 3 trasformatori;

1 Cavidotto da 150 kV di circa 10 Km per la connessione alla S.S.E. 380/150 kV di Terna S.p.A., in

agro di Genzano di Lucania (Pz), per l’immissione dell’energia elettrica nella R.T.N.;

Sistema di scarico delle acque fecali (volume annuo previsto 1645 m³); rifiuto del sistema di osmosi inversa (volume annuo previsto 12.000 m³); scarichi del ciclo acqua/vapore (volume annuo previsto 11.020 m³); scarichi delle torri di raffreddamento del circuito chiuso dei componenti dell’impianto (volume annuo previsto 5.631 m³); acque contaminate da oli e idrocarburi.

Immagine.impianto di banzi

Il progetto della Teknosolar è stato fatto ricadere a cavallo del torrente Marascione, che è un affluente del torrente Besantello il quale a sua volta alimenta l’Invaso Serra del Corvo.

Immagine.superficie agricola

La struttura centrale dell’impianto  (“power block”) è stata posizionata a ridosso di tale affluente, dove confluirà il sistema di scarico delle acque fecali.

Immagine.block power

L’impianto termodinamico della S.r.l. Teknosolar Italia 2 prevedrebbe inoltre 4 condotti di scarico per ingenti emissioni inquinanti in atmosfera ad un’altezza di 18 m dal suolo: sono previste in particolare 12 ore di emissioni al giorno di benzene e fenolo in atmosfera.

L’impianto prevede per di più 4.1 ore al giorno di emissioni in atmosfera di monossido e biossido di azoto derivanti dalla combustione di gas fornito dalla Rete SNAM.

La società Teknosolar ha considerato in modo del tutto superficiale l’altrettanto delicata questione connessa all’incendio di parti dell’impianto solare termodinamico, la cui probabilità di accadimento non è invece affatto trascurabile: si ritiene importante evidenziare la possibilità che si possano verificare incidenti per le parti dell’impianto sollecitate ad altissime temperature con l’aggravante di causare possibili inneschi di incendio nel territorio agricolo circostante, che non è per nulla disabitato, ma è luogo di lavoro per coloro i quali si occupano direttamente della conduzione dei fondi agricoli limitrofi all’impianto.

Secondo un articolo di Vitantonio Iacoviello pubblicato il 18.11.2013 sul sito www.ilquotidianoweb.it della Basilicata, in base al quale i vantaggi sarebbero molti per la società pochi per la comunità,  “nel caso dell’impianto in questione, il vantaggio economico andrebbe ad Esteban Morras Andrès, che controlla il 90% di Garanza Tech di Pamplona, che controlla a sua volta il 100% della Teknosolar  Italia con sede a Matera  via XX settembre, che è la Società Veicolo di Tecnosolar Italia 2, con sede sempre in Matera alla via Einaudi.

Che tipo di vantaggio? A fronte di un investimento di 300 milioni di euro, si ipotizza un ricavo annuo, per venticinque anni, intorno ai 55 milioni di euro,per un totale di 1375 milioni.

L’amministratore unico della S.r.l. “Teknosolar Italia 2” è il sig. Giovanni Fragasso che secondo un articolo di Leo Amato pubblicato il 28.12.2013 sul sito www.ilquotidianodellacalabria.it è “un 66enne di Matera con una lunga esperienza manageriale alle spalle in giro per l’Italia, da Montedison a Enel, passando per alcune delle partecipate come Standa, Fondiaria, e Acqua srl (ceduta 8 anni orsono alla multinazionale francese di cui fa parte anche Veolia). Attualmente risulta ancora direttore della Milano Assicurazioni, del gruppo Unipol, e amministratore della Naturagri, un’azienda di San Giorgio Lucano di proprietà dell’«amico» Esteban Morras Andres, imprenditore e top manager delle più importanti società elettriche spagnole, che controlla anche il 100% di Teknosolar”.

Il 13 novembre 2012 è stato depositato a norma di legge per 45 giorni presso la Regione Basilicata all’Ufficio Compatibilità Ambientale del Dipartimento Ambiente e Territorio lo studio relativo alla Valutazione di Impatto Ambientale ai sensi della legge regionale n. 47/1998: oltre che presso il Comune di Banzi, l’avviso di avvio della procedura di Via, corredato delle indicazioni per prendere visione della documentazione sia del progetto che dello studio di incidenza ambientale, è stato pubblicato presso i Comuni di Palazzo San Gervasio, interessata territorialmente solo per un accesso, di Genzano, interessato dalla connessione allo stallo della cabina elettrica di Terna, e presso l’Amministrazione provinciale di Potenza, nonché a cura dell’azienda su un quotidiano a diffusione regionale .

Nel termine legale dei 60 giorni successivi al deposito non è pervenuta alcuna osservazione da parte di soggetti interessati nel termine legale dei 60 giorni successivi alla pubblicazione.

Va messo in risalto che l’area scelta dalla Teknosolar è interessata da un’opera pubblica che è lo “schema idrico Bradano-Basento” finalizzato ad irrigare anche la stessa area agricola di Banzi: si tratta di una infrastruttura finanziata con i fondi ministeriali (CIPE) nel 2008 e considerata “strategica” per lo “Sviluppo del Mezzogiorno”, che è stata già appaltata nel giugno del 2012 per un milione e 400.000 euro e che a febbraio del 2013 ha portato ad assegnare l’esecuzione dell’opera all’Ente per l’Irrigazione di Puglia, Basilicata e Irpinia (EIPLI) sorto nel 1947 proprio per garantire l’approvvigionamento idrico della Puglia.

Una parte del suddetto schema è quella che riguarda il tronco di Acerenza (terzo lotto), che comprende una serie di lavori di infrastrutturazione irrigua primaria con la realizzazione di una galleria e di condotte pensili di grosso diametro, oltre che la infrastrutturazione irrigua di circa altri 5.000 ettari nei comuni di Genzano, Banzi e Irsina: il lotto che viene definito “Marascione” è il lotto che l’EIPLI sta portando avanti sulla base di una convenzione sottoscritta tra l’Ente Irrigazione e la Regione Basilicata nel 2010, che a febbraio del 2013 ha portato a trasferire la proprietà materiale delle aree all’Ente.

In una dichiarazione rilasciata al giornalista Fabrizio Di Vito, che è stata pubblicata il 4.1.2014 sul quotidiano “La Nuova del Sud”, il Commissario Straordinario dell’EIPLI Saverio Riccardi ha confermato che è in esecuzione l’appalto del “Marascione” per il quale è stato indetto il Bando di gara per il tronco di Acerenza.

Ciò nonostante il 5 febbraio 2013 la SNAM Rete Gas ha chiesto il permesso di costruzione per la realizzazione di un nuovo metanodotto per “allacciamento Teknosolar Italia srl” e la successiva fornitura di gas metano alla medesima società: con nota prot. n. 4146 del 9 maggio 2013 il Comune di San Gervasio ha rilasciato il permesso di costruire n. 6/2013.

Ma poco dopo il Commissario Straordinario dell’EIPLI Saverio Riccardi ha fatto presente all’Ufficio Energia del Dipartimento Attività produttive della Regione Basilicata che gli Enti territoriali che fino a quel momento avessero “concesso atti e autorizzazioni” al progetto della Teknosolar, da quello stesso momento in poi si sarebbero dovuti fermare: il Commissario Straordinario ha diffidato “gli altri Enti coinvolti a rilasciare altre autorizzazioni a Teknosolar”, invitandoli “ad annullare atti e autorizzazioni che siano stati finora rilasciati alla ditta Teknosolar” e minacciando in caso contrario di dar corso “alle più opportune azioni di tutela dinnanzi all’Autorità di Vigilanza, con espressa riserva di denuncia ai competenti ordini giudiziari, civili e penali”.

A giugno del 2013 il Commissario Straordinario dell’EIPLI ha ribadito questa sua posizione anche in un documento inviato a Rete SNAM Bari che aveva chiesto ed ottenuto il permesso di costruire n. 6/2013.

Ma nel successivo mese di novembre del 2013 sono stati comunque aperti i cantieri della Teknosolar, in forza del permesso di costruire n. 6/2013, e sono stati notati degli operai di una ditta esterna impegnati a collegare “la Teknosolar alle condutture di gas della rete Snam“. 

Immagine.cartello lavori in corso

La presa d’atto dell’apertura dei cantieri a partire da novembre del 2013 ha determinato una serie numerosa di reazioni a catena che si sono scatenate contro l’impianto solare termodinamico e che non erano invece avvenute un anno prima in occasione del deposito del progetto.

Il 2.11.2013 il direttivo del Circolo PD “Nicola IANNELLI” di Palazzo San Gervasio si è dichiarato  contrario alla “realizzazione dell’impianto solare termodinamico della potenza di 50  MW che la Teknosolar Italia 2 intende realizzare in agro di Banzi … per i seguenti motivi:

1.    potenziali rischi per la salute dei cittadini dovuti all’utilizzo di materiali pericolosi e da emissioni nocive derivanti dalla combustione di idrocarburi che dovrebbero permettere all’impianto di funzionare 24 ore al giorno ininterrottamente;

2.    impianto ad alto rischio incendio poiché esso rientra nella direttiva Seveso, tanto che le popolazioni circostanti dovranno essere addestrate ad un piano di evacuazione così’ come previsto dalle norme racchiuse in tale direttiva;

3.    conseguenze sull’ambiente circostante poiché viene previsto un innalzamento della temperatura media di circa 5 gradi centigradi, perdita della permeabilità del suolo, disequilibri idrogeologici, fenomeni alluvionali di erosione, desertificazione e impoverimento delle attività agricole, forestali e faunistiche;

4.    impatto ambientale, stravolgimento morfologico della vallata;

5.    sottrazione di circa 250 ettari di terreno in una zona altamente fertile e parzialmente irrigua;

6.    tale area è attualmente oggetto di un progetto di irrigazione in corso di esecuzione (dopo trent’anni d’attesa);

7.    nelle zone agricole “E” degli strumenti urbanistici comunali possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse (si veda per tutti Cass. Pen., Sez. iii, 9 marzo 2012, n. 9369), non certo attività di produzione energetica di tipo industriale come quella in progetto;

La stessa Enea, l’Agenzia per le nuove tecnologie e l’energia che ha sviluppato il solare termodinamico, raccomanda di installare centrali di questo tipo in aree industriali dismesse, in zone desertiche o addirittura nelle discariche”.

Il documento è stato poi allegato alla Deliberazione n. 41 del 7 novembre 2013 con cui il di Consiglio Comunale di Palazzo San Gervasio ha deliberato di “esprimere in modo inequivocabile il DINIEGO alla realizzazione del Programma  industriale-impianto per la produzione di energia elettrica da fonte solare Termodinamico, delle relative opere connesse e delle infrastrutture indispensabili”.

Un amministratore dell’Alto Bradano che ha parlato con i vertici EIPLI ha appreso che “l’autorizzazione dei lavori alla Teknosolar” sarebbe arrivata “verbalmente” dallo stesso EIPLI.

I cittadini allarmati, che fanno capo alla Organizzazione Lucana Ambientalista (OLA) hanno contattato i tecnici comunali di Palazzo San Gervasio, il cui responsabile con Nota prot. n. 9448 del 15 novembre 2013 ha ordinato alla SNAM Rete Gas  di sospendere i lavori in attesa delle integrazioni richieste, nel pieno rispetto in particolare dell’obbligo prescritto con il permesso di costruire n. 6/2013 di poter avviare i lavori “solo ed esclusivamente dopo la effettiva disponibilità dei suoli da parte della Società Snam”.

A tal ultimo riguardo si fa presente che ai sensi del 1° comma art. 12 del D.Lgs. n. 387/2003 “le opere per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, nonché  le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli stessi impianti, autorizzate ai sensi del comma 3, sono di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti”, per cui possono, ove occorra, giovarsi della possibilità di ricorrere all’istituto dell’espropriazione.

Ma con il comma 42 dell’art. 27 della legge n. 99 del 23 luglio 2009 è stato introdotto il comma 4bis all’art. 12 del D. Lgs. 387/2003 prevedendo che “per la realizzazione di impianti alimentati a biomassa e per impianti fotovoltaici, ferme restando la pubblica utilità e le procedure conseguenti per le opere connesse, il proponente deve dimostrare nel corso del procedimento, e comunque prima dell’autorizzazione, la disponibilità del suolo su cui realizzare l’impianto”: per analogia, la ratio legis è indubbiamente quella in base alla quale il produttore deve avere la disponibilità del suolo (non potendolo espropriare) per tutti quegli impianti da fonti rinnovabili la cui collocazione non avviene in punti discreti del territorio (come per gli aerogeneratori di un impianto eolico) bensì su vaste aree, precludendone la conduzione del fondo agricolo, come per gli impianti basati su sistema di pannelli a terra (per il fotovoltaico) o similarmente su sistema di specchi (per il termodinamico).

Per le rimanenti aree non demaniali (di proprietà in prevalenza di cittadini del Comune di Palazzo San Gervasio) la S.r.l. Teknosolar ritiene di poter procedere alla espropriazione di ben 241 particelle catastali interessate.

Nell’articolo pubblicato il 18 novembre 2013 sul sito www.ilquotidianoweb.it della Basilicata Vitantonio Iacoviello si chiede e si risponde: “proprietari dei terreni? Liquidati con l’esproprio ad un prezzo medio intorno ai 15.000 euro da moltiplicare per 1,5 (media fra il moltiplicatore 3 nel caso di coltivatori diretti e moltiplicatore 1 per semplici proprietari).

Sarebbero, una tantum, 22.500 euro  ad ettaro che, per la superficie di 226 ettari dichiarati, tutti fertili e che verrebbero sottratti al loro naturale utilizzo, danno un complessivo di euro 5.085.000, 5 milioni di euro una tantum contro 55 milioni annui per  minimo 25 anni.

Ancora, 92+149, pari a 241, quante sono le particelle catastali interessate, non sono numeretti,  ma  pezzi di vita di centinaia di cittadini lucani, la maggior parte dei quali pare siano di Palazzo San Gervasio, i quali verrebbero, con il beneplacito delle autorità che dovessero approvare il progetto o non opporvisi, mandati al confino per complessivi  5 milioni di euro, cacciati dalla terra dei propri avi, alla faccia delle belle intenzioni sulla riduzione del consumo di suolo, sulla necessità di sostenere l’agricoltura e di ridurre l’emigrazione dei giovani anche con provvedimenti che favoriscano il loro inserimento in questo cruciale settore….

Ma c’è un’altra beffa economica alla quale mai nessuno pensa prima della realizzazione di grandi opere impattanti: comprereste mai un terreno, per coltivarlo, per farvici la casa, per fare quello che volete, nei pressi di un mare di ‘specchi ustori’?

Io no… Io non ne comprerei, nel raggio di almeno un paio di chilometri dall’impianto.

E quanta superficie rientrerebbe in quella che avrebbe a causa della presenza dell’impianto un mercato crollato? Sarebbero circa 1200 ettari che passerebbero da 15000 euro di valore a 10000 (domanda –offerta), con una perdita  ipotizzabile di 5000 euro per ettaro e quindi con un disvalore complessivo pari a 6 milioni di euro.

Dunque, come ordine di grandezza, senza stare a sottilizzare troppo, gli investitori incasserebbero più di 1300 milioni di euro complessivi ed il complesso agricolo si vedrebbe risarcito con 5 milioni di euro per esproprio e contemporaneamente penalizzato con 6 milioni di euro di perdita di valore dei terreni limitrofi!

Lasciamo perdere i vantaggi per il Comune di Banzi, poiché non può per legge ricevere “soldini” ma solo opere di “compensazione ambientale”.

Ma  in che misura quantificare il profondo disvalore paesaggistico, ambientale e storico provocato dalla enorme macchia metallica spruzzata su quel territorio, parte integrante dell’antica Daunia interna ‘caratterizzata da un articolato sistema insediativo documentante le trasformazioni tra il neolitico e l’età Romana’?

L’8.11.2013 l’Associazione Nazionale Energia Solare Termodinamica (ANEST) ha incluso l’impianto della Teknosolar fra i  principali progetti presentati in Italia.

Immagine.Progetto di Banzi da Anest

Il 12.11.2013 il presidente dell’Unione dei Comuni “Alto Bradano” ha convocato la conferenza dei sindaci dell’Unione dei Comuni “Alto Bradano”: “La conferenza – si legge in una nota dell’Unione dei Comuni “Alto Bradano” – in merito, ha deciso di organizzare un necessario e opportuno incontro di chiarimento riservato alle forze politiche, sociali, sindacali e alle rappresentanze dei cittadini dei Comuni interessati, nonché all’azienda proponente l’impianto solare termodinamico, per il giorno 21 novembre alle ore 9 presso la sede dell’Unione dei Comuni “Alto Bradano” in viale 1° Maggio ad Acerenza”.

All’incontro del 21.11.2013 erano presenti i Sindaci dei Comuni di Acerenza, Banzi, Forenza, Genzano di Lucania, Palazzo San Gervasio e numerosi cittadini e studenti che hanno risposto all’appello fatto nei giorni scorsi dal portavoce del Comitato Cittadino di Palazzo San Gervasio Maurizio Tritto, a cui hanno aderito diverse centinaia di persone con tre pullman: hanno partecipato all’incontro anche forze sindacali, rappresentanti di organizzazioni agricole e forze politiche dell’area.

Dopo un partecipato, ampio e composto dibattito, i Sindaci hanno fatto proprie le istanze del territorio che, a gran voce, ha espresso netta contrarietà alla realizzazione dell’impianto in questione presentato dalla Teknosolar Italia 2, assente all’incontro, pur essendo stata invitata.

Il Sindaco di Banzi, Nicola Vertone, fino a quel momento non si era mostrato sfavorevole al mega progetto, anzi aveva dichiarato di accettarlo a condizione che fossero scongiurati problemi alla salute e all’ambiente, ma alla fine dell’incontro ha detto: “Rimango convinto punto per punto della bontà del progetto. Ovviamente, da Sindaco, non posso non recepire la volontà di una cittadina che non vuole l’impianto”.

Immagine.Nicola Vertone

Nicola Vertone (lista “Uniti nel Centrosinistra per Banzi”)

I Sindaci hanno deciso di chiedere nell’immediato al Presidente della Regione un incontro teso a porre in essere ogni azione utile e necessaria per evitare la realizzazione dell’impianto. Hanno convenuto, inoltre, di coinvolgere tutti i Sindaci dell’area, compreso quelli dei Comuni limitrofi della vicina Puglia.

Il 24.11.2013 sul sito www.olambientalista.it è stata pubblicata la notizia del presidio permanente sorto in località Basentello dove dovrebbe essere realizzato l’impianto: è stato messo in atto da cittadini decisi a ribadire la volontà che suoli agricoli produttivi non vengano sacrificati in spregio delle vocazioni ambientali ed economiche dell’area che si trova a ridosso del comune di Palazzo San Gervasio.

Immagine.no al progetto.1

Il 26.11.2013 sul sito www.basilicatacoldiretti.it è stato pubblicato un articolo con cui la Coldidretti Basilicata ha espresso la sua contrarietà al progetto, anche percé fra l’altro “per quanto riguarda la tecnologia impiegata (concentrazione solare), va rilevato che si tratta di un impianto di grandi dimensioni non in grado di generare indotti compensativi per le comunità rurali residenti, con possibili impatti diretti anche per i terreni limitrofi, a seguito del riscaldamento indotto e della manipolazione di materiali potenzialmente pericolosi.”

Immagine.Coldiretti

Secondo la Coldiretti “un aspetto ulteriore che desta una rilevante preoccupazione è quello relativo all’ingente necessità di acqua, necessaria ai processi impiantistici, che verrà inevitabilmente ed irreversibilmente sottratta dalla disponibilità complessiva dell’area e l’impiego di elevate quantità di materiali pericolosi che, oltre a determinare un aumento del rischio di incidenti rilevanti nell’area interessata, è destinato sicuramente a determinare un incremento notevole degli scarichi inquinanti in atmosfera, in fognatura e nella risorsa idrica. È anche di rilevante dimensione l’impatto previsto con riferimento al traffico generato dall’opera, pur solo con riferimento alle soli fasi di cantiere. Il progetto prevede, inoltre, che, in assenza di sufficiente irradiazione solare e per altre eventualità legate alla gestione dell’impianto, quest’ultimo debba essere alimentato con gas naturale. Tale fonte incide per il 15% rispetto al fabbisogno energetico totale dell’impianto e, se pure il limite sia il massimo consentito dalla legge ai fini del riconoscimento degli incentivi previsti per la fonte solare per l’intero quantitativo dell’energia prodotta, appare evidente la vanificazione di una consistente parte degli asseriti vantaggi ambientali legati alla produzione di energia rinnovabile.

In tale contesto e in un momento in cui la tematica del consumo di suolo risulta tra le priorità da affrontare, anche in funzione della prevenzione dell’abbandono delle attività agricole e dei territori” ha affermato Giovanni Giannone, Presidente sezionale della Coldiretti di Palazzo San Gervasio, “sembra assurdo che le amministrazioni locali possano autorizzare un impianto che a fronte della previsione di un’occupazione, a regime, di 35 unità dirette e 10/15 indirette, determini la perdita di aree agricole su cui 149 aziende esercitano la propria attività. Sarebbe inoltre opportuno conoscere lo stato dell’iter procedurale ed autorizzativo al fine di informare correttamente le comunità interessate”.

Per il Presidente Provinciale della Coldiretti di Potenza Teodoro PalermoIn un momento di grave crisi, quale quella attuale, in cui è necessario agire per il rilancio dell’economia e della crescita occupazionale, non può trascurarsi l’importanza del settore agricolo e del Made in Italy e, in particolare, di quello agroalimentare, come straordinaria leva competitiva “ad alto valore aggiunto” per lo  sviluppo del Paese e dell’economia locale. Tale ruolo va riconosciuto non soltanto con riferimento alla produzione agroalimentare, ma anche alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale ed all’ingente numero di lavoratori occupati”.

Lo stesso 26 novembre 2013 anche il gruppo politico di Fratelli d’Italia ha espresso la sua contrarietà con un comunicato stampa pubblicato sul sito www.fratelliditaliabasilicata.it.

Le recenti prese di posizione delle popolazioni del Vulture – Alto Bradano relativamente alla realizzazione del progetto di impianto della Teknosolar Italia 2 srl dimostrano ancora una volta plasticamente la distanza tra una politica di governo regionale, incline a tutelare gli interessi delle società private per l’accaparramento del territorio, senza valutarne gli impatti socio-economici ed ambientali e senza tener conto delle vocazioni di sviluppo delle aree interessate, e i lucani”: è quanto hanno dichiarato Gianni Rosa, portavoce regionale di FdI, e Giampiero D’Ecclesiis, responsabile programma FdI.

Per i due esponenti di Fratelli d’Italia “questo è accaduto negli anni con l’acquiescenza ai desiderata delle compagnie petrolifere in Val d’Agri e questo accade oggi sulla produzione di energia da fonte rinnovabile”: “L’idea di sottrarre al nostro territorio agricolo, nel bel mezzo di un’area come l’Alto Bradano, preziosissimi ettari di terreno all’uso agricolo per destinarlo ad ospitare un campo a tecnologia solare termodinamica di potenza di 50 Mw – proseguono Rosa e D’Ecclesiis – è un ennesimo esempio della programmazione cieca e autolesionistica messa in campo dal Governo regionale in Basilicata”.

Il 29.11.2013 il Circolo di Sinistra Ecologia e Libertà (SEL) di Genzano di Lucania ha organizzato un incontro cittadino per promuovere la sua campagna contro il termodinamico.

Immagine.no a progetto Teknosolar

Sul sito htpp//oppure placido.blogspot.it è stata pubblicata la seguente dichiarazione del senatore di SEL Giovanni Barozzino e del deputato di SEL Antonio Placido: “Sinistra Ecologia Libertà ribadisce la propria posizione favorevole a forme di produzione energetica da fonti rinnovabili all’interno di un modello si sviluppo ecocentrato, sostenibile e volto alla sufficienza energetica, che abbia a cuore la salute dei cittadini, la salvaguardia presente e futura dei territori, la sostenibilità degli impatti. Non è accettabile che dietro il tema della sostenibilità e della rinnovabilità si nascondano mega progetti che, come cattedrali nel deserto, oggi impattano e domani lasciano desertificazione. È per questo che rimaniamo al fianco delle popolazioni e delle comunità dell’Alto Bradano affinché venga tutelata la loro salute e la vocazione di quei territori. Ed è per questo che presenteremo interrogazione al ministro”.

In data 17 dicembre 2013 è stata esaminata l’Interrogazione parlamentare dell’On. Giovanni Barozzino.

Nella stessa data del 29 novembre 2013 anche la Federazione provinciale di Potenza di Rifondazione Comunista ha dichiarato, in una nota pubblicata sul sito www.olambientalista.it, la sua netta contrarietà alla realizzazione del progetto di solare termodinamico : per il PRC “dietro il paravento della cosiddetta ‘Green Economy’ sempre più in questa regione si nascondono interessi ed affari che senza alcun contatto con i territori e le popolazioni tentano di spacciare impianti che dovrebbero aiutare uno sviluppo economico in sintonia con l’ambiente che sono in realtà il suo esatto contrario”.

Sul Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata n. 41 del 1 dicembre 2013 è stato pubblicato l’ Avviso della Teknosolar, richiesto dal dott. Giovanni Fragasso con istanza del 7 agosto 013 – prot. n. 134666 presentata ai sensi del R.D. n. 1775 dell’11.12.1933 e successive modifiche ed integrazioni: vi si legge che “la concessione di derivazione dell’acqua pubblica sotterranea dal pozzo riportato in catasto nel foglio di mappa n. 1 partita n. 90 ed ubicato in loc. Piano di Banzi del Comune di Banzi, per un periodo temporale di anni 15, una portata pari a 16 l/s ed un volume di acqua prelevato di 504.576 m3/anno, ad uso di un impianto solare termodinamico.”

Il citato Regio Decreto n. 1775 dell’11 dicembre 1933 riguarda il “Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici”.

Ne è stata data notizia il 3.12.2013 sempre sul sito www.olambientalista.it.

Lo stesso 3 dicembre 2013 il WWF Basilicata, insieme all’Associazione Mediterranea per la Natura (MAN), ha chiesto alla Regione Basilicata e agli altri enti competenti di bocciare il progetto di impianto termodinamico di Banzi, in quanto l’impianto avrebbe gravi impatti ambientali e paesaggistici.

Immagine.WWF Basilicata

I motivi sono stati spiegati nel seguente Comunicato del WWF Basilicata pubblicato sul sito www.olambientalista.it: “In un momento infatti in cui si discute animatamente a livello nazionale e regionale sull’importanza della tutela del suolo, sul recupero dell’agricoltura e sulla promozione della medesima, per il WWF, che pure è sempre impegnato nella diffusione delle energie rinnovabili, appare inusuale e inopportuno che si vogliano realizzare interventi che sottraggono ampie superfici naturali e semi naturali, ben 226 ha in parte coltivate, per produrre energie rinnovabili che potrebbero trovare diversa e meno impattante collocazione come in aree industriali dismesse, edifici, ecc. L’impatto dell’impianto termodinamico non è questione di poco conto, né lo studio presentato dalla Società proponente riesce a dimostrare il contrario: il progetto inevitabilmente prevede impermeabilizzazione di suolo, utilizzo di risorse idriche in quantità che nel lungo periodo possiedono impatto negativo certo sulle falde di emungimento (prelievo peraltro contraddittorio e poco chiaro nello Studio di Impatto Ambientale che accompagna il progetto), utilizzo di ulteriore energia non da fonte rinnovabile, reflui di diversa natura incluse sostanze contro l’ossidazione degli elementi, necessità oggettiva di mantenimento di vegetazione bassa per evitare il rischio incendi e altro. Inoltre l’area oggetto di intervento è utilizzata per le attività trofiche da diverse specie animali, ed in particolare da rapaci, come l’albanella minore e talvolta il grillaio, specie tutelate dalle direttive comunitarie che le regioni hanno obbligo di tutelare, sia dentro che fuori dai siti individuati dalla Rete Natura 2000”.

Con un Comunicato di Legambiente Basilicata del 5 dicembre 2013 anche questa associazione ambientalista ha bocciato “un’iniziativa così impostata e per di più per nulla condivisa e concordata con i territori ma calata dall’alto senza alcuna spiegazione preventiva, risulta dunque sbagliata e inaccettabile”.

Immagine.Legambiente Basilicata

Il 6 dicembre 2013 la Organizzazione Lucana Ambientalista (OLA) ha richiesto alla Regione Basilicata di bocciare il progetto.

Immagine.logo OLA

L’8 dicembre 2013 sul sito www.sassilive.it è stata pubblicata una nota inviata da Franco Vespe, politologo e astronomo materano, per esprimere il suo parere sul dibattito in corso per la costruzione di una centrale termodinamica: “Una ventina di anni fa montò una surreale protesta degli agricoltori contro il centro di geodesia spaziale di Matera capace e rea di bloccare le piogge per gli infernali macchinari che ospitava. Se vogliamo un episodio simile accadde ad un’altra stazione dell’Agenzia Spaziale Italiana a Malindi in Kenia. Lascio al buon senso di chi legge giudicare la sensatezza  e la ragionevolezza di quelle proteste. Allo stesso buon senso rimetto il giudizio sulla protesta che oggi sta montando dalle parti dell’Alto Bradano contro la realizzazione di una centrale termodinamica solare ritenuta altamente inquinante” fra Banzi e Palazzo San Gervasio“.

Immagine.Franco Vespe

Franco Vespe

Continua più avanti nel seguente modo: “Insomma abbiamo a che fare con una tecnologia di produzione dell’energia veramente pulita, Probabilmente la più pulita che ci sia.

L’inconveniente più grande, se di questo si può parlare, è quello di dover usare grandi superfici per raccogliere l’energia del sole perché il gioco valga la candela!

Ora è inutile nascondere che queste grandi superfici in Italia le offre la nostra regione.

580 mila abitanti su di un territorio di 10.000 Km2 ; ovvero la densità abitativa più bassa in Italia! Ora francamente la protesta assolutamente ingiustificata della popolazione dell’area, rievoca vagamente la caccia alle streghe (o al mostro) che si praticava assiduamente in epoca medioevale, spinti più dalla paura ispirata dall’inconosciuto che per pericoli reali.

Protesta ingiustificata perché dal punto di vista ambientale la centrale ha un impatto praticamente nullo; mentre pretende degli spazi di cui noi in Basilicata disponiamo generosamente. 

Quindi la protesta ha veramente dei risvolti incredibili! Siamo ormai arrivati ad inflazionare pericolosamente i conflitti NIMBY [acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. “Non nel mio cortile”)] (non nel mio giardino!) delle quali noi lucani siamo stati eroici antesignani nel 2003, ma il cui abuso ci sta facendo ora  gridare scioccamente al” lupo al lupo”.

Non stiamo comprendendo l’importanza dell’impresa che si sta contestando. Un’impresa che sfrutta un’idea geniale avuta in Italia che un gruppo industriale quasi tutto italiano sta cercando di realizzare, renderà competitivo il nostro territorio e, cosa che di questi tempi non guasta, creerà lavoro.

Si ma noi perché protestiamo ?

È immediatamente dimostrabile  che l’impatto ambientale è praticamente nullo.

Non è equiparabile affatto all’estrazione di petrolio come si favoleggia.

Ha un impatto ambientale sicuramente inferiore anche a quello del fotovoltaico e, dal punto di vista architettonico, si presenta con un look avveniristico degno della “metropolis” di Fritz Lang.

Si protesta perché la centrale occuperà alla fine (solo)   250 ettari di terreno e rovinerà l’agricoltura dell’area? So che da quelle parti si coltiva grano estensivo.

Non mi risulta che ci siano aree irrigue estese.

Non mi risulta che ci siano coltivazioni pregiate (senza nulla togliere all’agricoltura dell’area) così come lo sono quelle del metapontino che è invece solo un fazzoletto di terra  ed è, nonostante tutto, martoriata sempre più da cemento e asfalto.

Il terreno sul quale sorgerà per il 60 % è demaniale; mentre l’altro 40% sarà espropriato a prezzi non certo sconvenienti per i proprietari.

Quindi di quale crimine contro l’ambiente e contro la salute si sta parlando?

Tutte queste cose vanno spiegate alla gente, senza populismi e senza luddismi di retroguardia, perché poi la ragionevolezza possa trionfare.

Ci potrebbe essere sempre e comunque il micro e macro economista in agguato che potrebbe arringarci, fra il mitologico ed il bucolico, circa la vocazione agricola della Basilicata che occorrerebbe far inseguire alla sua gente  per promuoverne il pieno sviluppo.

Spesso non sappiamo di che cosa stiamo parlando e che cosa sta succedendo altrove.

L’agricoltura in Italia occupa a mala pena il 3% degli occupati e nei paesi a pieno sviluppo agricolo si arriva ad un livello di occupazione non superiore al 5% !

Insomma il settore primario dell’agricoltura è necessario che ci sia ma non può da sola risolvere il problema dell’occupazione.

Non la può risolvere nemmeno insieme all’industria (insieme non possono superare la soglia del 30-35 % di occupati che invece anch’essa, come settore secondario,  dovrà  comunque esserci.

La può risolvere invece lo sviluppo di un terziario avanzato e dei servizi (di cui il turismo fa parte) il cui aumento della percentuale degli occupati rappresenta un indicatore importante per capire se una nazione sta progredendo in termini di modernizzazione.

Non c’ è  una separazione fra il salario ed il lavoro quando invece è semplicemente il lavoro che cambia.

Ma questa è un’altra storia sul quale ritorneremo! Certamente l’impianto di Banzi-Palazzo potrebbe rappresentare un passo decisivo verso la modernizzazione per la nostra regione.

Non roviniamo questa importante ulteriore occasione.

Se ci avvitiamo ancora  intorno  a queste proteste da retroguardia  medioevalista rischiamo di far chiudere i battenti alla nostra Lucania. Contenti voi contenti tutti!“. 

Il giorno seguente l’articolo di Franco Vespe è stato pubblicato sul sito  www.olambientalista.it con il seguente commento: “La OLA, non contraria agli impianti rinnovabili, ha proposto la delocalizzazione dell’impianto solare termodinamico tra Palazzo e Banzi in aree industriali, prima però da bonificare.

Auspica che tale decisione avvenga al di fuori di steccati demagogici, ragionando su quello che la terra e l’agricoltura rappresentano o dovrebbero rappresentare per il nostro sostentamento. L’agricoltura, al pari dell’energia, è infatti uno straordinario bene pubblico da salvaguardare.

Il Dott. Franco Vespe, scienziato del centro di geodesia spaziale di Matera sembra pensarla in modo diverso…

Se dovessimo invece assecondare il cosiddetto effetto land grabbing” in Basilicata e non solo, ci accorgeremmo che anche il mondo agricolo è costellato, come l’industria o la ricerca scientifica, di possessori di rendite di posizione, magari sostenute attraverso elargizioni pubbliche.

Servirebbe invece un ruolo diverso della programmazione regionale che oggi invece asseconda progetti energetici con finalità speculative incentivati con fondi della collettività.

Riteniamo che una riflessione debba avvenire su questo piano. Altro che effetto nimby che richiama nel suo articolo il dott.Vespe !

Da questo punto di vista 226 ettari – concordiamo con Vespe –  sono una dimensione vicina allo zero assoluto se paragonata al cosmo che ci circonda o alle dimensioni del Pianeta Terra. Ma possono essere anche una dimensione molto grande, se essa significa sacrificare una attività agricola della comunità preesistente ed i valori ad essa legati.

La domenica del 15 dicembre 2013 sul www.olachannel.it è stato pubblicato un video dal titolo “a mille passi dal Marascione”, una sintesi di una lunga opera di documentazione di poco più di 8 minuti che la Organizzazione Lucana Ambientalista attraverso la sua web tv ufficiale ha voluto offrire a tutte le comunità per una pacifica riflessione.

Nel progettare un simile impianto sull’area di 226,73 ettari della località Basentello, la S.r.l. Teknosolar non si è minimamente preoccupata di verificare nemmeno l’eventuale presenza del vincolo delle zone gravate da usi civici imposto automaticamente ai sensi della lettera h) del 1° comma dell’art. 142 del D.Lgs. n. 42 del 22.1.2004, con cui è stato emanato il “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”,  né di rispettare la fascia di rispetto di 150 metri di entrambe le sponde del torrente Marascione, prescritta ai sensi della lettera c) del 1° comma del medesimo art. 142 del D.Lgs. n. 42/2004.

Per progetti di intervento che riguardano i due suddetti vincoli dei cosiddetti “beni diffusi” è obbligatorio il rilascio preventivo della “autorizzazione paesaggistica” ai sensi dell’art. 146 del D.Lgs. n. 42/2004, che al 6° comma dà la possibilità alle Regioni di delegare tale compito anche “a forme associative e di cooperazione fra enti locali come definite dalle vigenti disposizioni sull’ordinamento degli enti locali“, quali nel caso in esame è la Unione Comuni Alto Bradano, ma sempre previo parere vincolante della Soprintendenza competente per territorio.

Con Nota prot. n. 14433 del 9 dicembre 2013 la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata ha comunicato il suo provvedimento negativo in ordine al rilascio della “autorizzazione paesaggistica” per i seguenti motivi: “il paesaggio rurale connotato dalla presenza del torrente Basentello e del torrente Marascione verrebbe completamente modificato e alterato dall’impianto caratterizzato oltre che da estese superfici a specchio anche da edifici di servizio visibili da punti sensibili del Castello Federiciano di Palazzo San Gervasio e dall’intero abitato. La realizzazione dell’impianto immetterebbe all’interno della piana elementi dirompenti del tutto estranei all’armonica estensione di campi coltivati a cereali alternati a piccoli boschi e abitazioni agricole tipiche dell’attuale tessitura paesaggistica.

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La nota considera “semplice ed inutile”la mitigazione da realizzare” con una “perimetrazione arborea ad alto fusto dell’impianto” ed evidenzia che “non risultano allegati al progetto i certificati rilasciati dall’ufficio preposto della regione per la verifica della presenza di usi civici nell’area interessata dall’intervento.

Il parere contrario del suddetto organo ministeriale è vincolante anche e soprattutto per la successiva autorizzazione unica regionale da rilasciare ai sensi del 3° comma dell’art. 12 del D.lgs 387/2003: a dimostrazione si porta la Sentenza n. 3039 del 23 maggio 2012 con cui il Consiglio di Stato ha affermato la nullità di un’Autorizzazione Unica, rilasciata ai sensi del D.Lgs. 387/2003, per la costruzione d’impianti alimentati da fonte rinnovabile nel caso in cui l’autorizzazione de qua sia rilasciata dall’Autorità competente nonostante la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici abbia espresso il proprio parere negativo in sede di Conferenza di Servizi.

Nella ancor più recente Sentenza del Consiglio di Stato n. 5273 del 31 ottobre 2013 è stata ribadita l’importanza del “parere vincolante” delle Soprintendenze perché ha respinto il ricorso di un produttore di energia elettrica da fonte rinnovabile dando ragione alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Lecce, Brindisi e Taranto che aveva formulato parere negativo sulla costruzione di serre (molto meno impattanti rispetto all’impianto termodinamico proposto dalla Teknosolar Italia 2 s.r.l.).

Sempre sul sito www.olambientalista.it il 27 dicembre 2013 è stata pubblicata una dichiarazione del presidente del Centro studi e ricerche economiche e sociali (Cseres), Pietro Simonetti che definisce “una bella notizia” il parere espresso “dalla Sovrintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici della Basilicata in merito all’impianto solare termodinamico che la Teknosolar2 vorrebbe realizzare a Banzi”, anche perché “risponde alle richieste dei movimenti, delle forze sociali e delle popolazioni che si battono contro l’assalto al territorio da parte di quanti vorrebbero realizzare vere e proprie foreste e prati di acciaio”.

Nella sua nota Simonetti evidenzia che in Basilicata “sono in fase di istruttoria 361 progetti legati all’eolico e al solare tradizionale per la realizzazione di qualche migliaio di pali ed ettari di impianti solari”: “Si tratta – spiega – di una situazione che determinerebbe la realizzazione di itinerari di palificazione d’acciaio e di parchi solari in gran parte dei comuni della regione con esiti gravi sull’ambiente e scarse ricadute occupazionali ed economiche”.

Simonetti ha ricordato come esempio il caso della Val d’Agri, dove “in un impianto fotovoltaico di 4,5 Mw lavora solo un addetto a metà tempo”: “Occorre – suggerisce Simonetti – puntare sul fotovoltaico in ogni casa e sul minieolico: solo così si potranno ottenere la riduzione della spesa energetica per imprese e famiglie e l’aumento dei livelli occupazionali legati alla installazione e alla manutenzione”.

Ancora sul sito www.olambientalista.it  il 28.12.2013 è stata pubblicata una dichiarazione del Presidente della sezione Vulture Alto Bradano di Italia Nostra, Vitantonio Iacoviello, secondo cui ”bene ha fatto la Soprintendenza a dare motivato parere negativo”: per Iacoviello “va immediatamente convocata l’ultima conferenza dei servizi nella quale va preso atto del parere negativo di cui sopra e rimessa la questione agli Organismi gerarchicamente superiori individuati dalla legge 241/90.

Ha evidenziato che ormai la giurisprudenza non lascia dubbi in proposito, alla Regione è sottratto ogni potere autorizzativo”.

Lo stesso 28 dicembre 2013 sul sito www.ilquotidianodellacalabria.it è stata pubblicata una intervista rilasciata dal dott. Giovanni Fragasso secondo cui “non è detta l’ultima parola” perché “il procedimento non è ancora concluso”.

Se ho deciso di presentare questo progetto a Banzi è per vocazione etica”, tuona  Fragasso dopo settimane di polemiche e accuse incassate in silenzio da parte degli oppositori del progetto: “Me ne potevo stare beato a gestire l’azienda di Esteban a San Giorgio, 13 ettari di terreno su cui diamo lavoro a 13 persone, tutte assunte con un regolare contratto di lavoro, e messe in condizione di operare in totale sicurezza, sia per loro che per il prodotto finale.

Questo è quello che intendo per impresa etica.

Ma se sono tornato a Matera è per saldare un debito affettivo con la Basilicata, e provare a portare agricoltura d’avanguardia, ad alto valore aggiunto, dove si va ancora avanti con metodi obsoleti.

Non solo la centrale.

Questo i sindaci dell’area lo sanno bene.

Anche Coldiretti, a cui peraltro siamo iscritti come Naturagri, lo sapeva.

Con il coordinatore di Palazzo San Gervasio, che adesso è tra i più accesi sostenitori del fronte del ‘no’, c’eravamo confrontati un anno e mezzo fa sul progetto.

Avevamo ragionato sulla possibilità di uno sviluppo serricolo dell’area attorno sul modello della nostra azienda di San Giorgio, con l’aggiunta il vapore prodotto dall’impianto che si può convogliare a piacimento.

Come la Coldiretti sostiene anche a livello nazionale.

Fragasso non ci sta a passare chi impone dall’alto una decisione: “Non è vero che non sono andato con il cappello in mano a chiedere il permesso ai sindaci prima di avanzare la richiesta d’autorizzazione in Regione.

Il sindaco di Palazzo in un paio di incontri si era mostrato molto interessato al piano di sviluppo locale previsto come compensazione ambientale dell’impianto, allargato anche al suo comune e ad altri dell’area benché non siano interessati direttamente dal progetto che rientra per intero nel territorio di Banzi.

Poi da lui non c’era più arrivata parola, mentre il suo collega di Banzi e alcuni consiglieri comunali ci hanno tempestato di domande e richieste di chiarimenti.

All’inizio avevamo interpretato la cosa in maniera positiva.

Ma ci siamo sbagliati di grosso, a meno che nel frattempo non sia successo qualcosa.

Di più non dice, però  annuncia che nei prossimi giorni cambierà registro: “Voglio incontrare le associazioni rappresentative di operatori economici per spiegare le mie ragioni.

In queste settimane se ne sono sentite di tutti i tipi.

Hanno iniziato col dire che l’impianto avrebbe provocato un surriscaldamento di due gradi di temperatura nell’atmosfera dell’area quando tendenzialmente l’effetto è il contrario.

Poi si sono messi ad agitare il fantasma di un incidente che avrebbe costretto ad evacuare paesi interi, di tumori, e quant’altro.

Ci accusano di voler cementificare 226 ettari di terreno, che sono poco meno di quelli occupati dalla Fiat per creare molta più occupazione.

Ma in realtà si tratta soltanto di 3 ettari, quelli coperti dalla struttura del “power center”, mentre sotto gli specchi l’impermeabilizzazione sarà minima e tra uno specchio e un altro pascoleranno le pecore.

Quindi se l’impianto verrà smantellato il terreno sarà molto più fertile di quanto lo sia adesso.

È vero che a regime serviranno 226mila metri cubi d’acqua all’anno ma è anche vero che per condurre sulla stessa superficie delle colture irrigue come quelle previste dal progetto che sta ultimando l’Ente irrigazione ne servirebbero fino a tre volte tanti.

Se potessimo prelevare acqua della falda come si fa oggi, senza aspettare la fine dei lavori dell’Ente irrigazione per noi sarebbe lo stesso.

Per quanto sia enormemente contaminata da sostanze che con ogni probabilità derivano dai reflui di allevamenti nella zona.

Processandola nell’impianto ad alta temperatura la restituiremmo depurata per l’uso che si riterrà di farne.

Sempre lo stesso giorno del 28 dicembre sul sito htpp//cosimoforina.blogspot.it è stato pubblicato un articolo a firma di Cosimo Forina dal titolo “Assalto al territorio da parte della ‘green economy’ “, che spiega testualmente: “È vero attacco al territorio come non mai è mai avvenuto in precedenza.

In fermento diverse città della Basilicata che confinano con Spinazzola: Palazzo San Gervasio, Genzano di Lucania, Venosa, Melfi, Lavello i cui problemi ambientali e di rischio per la salute non la escludono affatto.

In prima linea comitati cittadini sorti ovunque spontaneamente.

Ognuno di questi inizialmente nato per farsi carico di tematiche specifiche: impianto solare termodinamico, estrazione petrolifera, discariche, inceneritore, eolico, si sono ritrovati tutti insieme dando vita al Gruppo di Coordinamento Vulture-Melfese Alto-Bradano nominando quale responsabile Nicola Abbiuso.

Ne fanno parte: Comitato “Diritto alla Salute” (Lavello, Melfi), Comitato Intercomunale Lucania (Palazzo, Genzano), Comitato spontaneo Cittadino (Spinazzola), Comitato “la Nostra Terra non si tocca” (Leonessa, Melfi), Associazione Futura (Venosa), Centro di Documentazione Associazione Michele Mancino (Palazzo San Gervasio).

La consapevolezza che accomuna è che ormai non vi è un solo nemico a cui opporsi per interessi distinti, ma “il rivale”, i predatori del futuro sono i quanti sospinti da grandi compensi economici intendono violentare il territorio.

Saccheggiandolo, scippandolo per sempre della sua bellezza, della sua storia, della sua salubrità. La rivolta sta succedendo proprio qui su quelle terre dove una industrializzazione selvaggia parassitaria è attratta ora dagli incentivi garantiti dallo sviluppo delle energie alternative, oppure dalle più basse royalty al mondo da corrispondere da parte delle multinazionali per l’estrazione del petrolio.

Un crescendo di proposte o di insediamento industriale senza ricaduta occupazionale, se non marginale, rispetto a quella esistente.

Con cui si intende sfruttare le risorse della natura a discapito della millenaria ruralità dei luoghi. L’elenco degli investimenti che si vorrebbero realizzare è da bollettino di guerra.

Uno sfascio ambientale mai programmato prima che potrebbe stravolgere tutto nella zona dell’Alto Bradano, da Melfi sino ad Acerenza, non escludendo i territori a loro limite come Spinazzola.

La città di Palazzo San Gervasio con il suo comitato guidato da Maurizio Tritto si sta battendo contro la realizzazione di un mega impianto sperimentale di solare termodinamico avanzato dalla Teknosolar2 srl di Matera che andrebbe a “tombare” in modo irreversibile 262 ettari di terreno irriguo ubicato se pur nel territorio di Banzi a suo confine ed a quello di Spinazzola dove è sorta un’altra rappresentanza guidata da Franco D’Amato…..

Ed ancora la selva di pali eolici.

A centinaia quelli avanzati. Alcuni già sorti sprezzanti contro il paesaggio che andranno ad allacciarsi nelle stazioni Terna da mille MW …

Tutto in nome di una “green economy” o per l’autonomia energetica tanto ingannevole quanto cialtrona….

Il territorio dove sono partiti i lavori per far giungere l’acqua, progetto Marascione, che porterà irrigazione di circa 5.000 ettari nei comuni di Acerenza Banzi, Genzano, Palazzo San Gervasio e Irsina, se non si avrà forza di fermare l’assedio ben presto sarà assoggettato a discapito della sua gente.

Condannato all’appiattimento di ogni orizzonte e della vita che risulterà contaminata per sempre, con l’area, l’acqua, il suolo da quanto gli è più estraneo, una industrializzazione iniqua pronta a smorzare per sempre ogni sogno di sviluppo sostenibile, di prospettiva, di richiamo di fruitori capaci di apprezzare e amare i luoghi come solo chi ha avuto la forza di restare ha saputo sin qui difenderli.

Il 3 gennaio 2014 sul sito www.olambientalista.it è stato pubblicato un articolo che parla dello scontro politico in atto dopo il diniego della Soprintendenza: “In merito interviene il sindaco di Palazzo San Gervasio, Michele Mastro, il quale risponde ad una mozione di sfiducia annunciata dai tre consiglieri di minoranza del Comune di Palazzo San Gervasio”, Giovanni Barbuzzi, Savino Di Paolo e Michele Forlino. 

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 Michele Mastro (PD)

Il sindaco precisa: “Le accuse che mi vengono addebitate e relative al mega progetto del solare termodinamico, sono inaccettabili, perché dopo aver valutato attraverso un’analisi iniziale i riflessi che lo stesso avrebbe potuto avere sull’intero contesto socio-economico della nostra comunità”.

Il sindaco Mastro fa anche sapere di aver sempre dichiarato il suo “inequivocabile e assoluto diniego al programma per la realizzazione di un impianto solare termodinamico proposto dalla società Teknosolar Italia 2 S.r.l.”: fa sapere che chiederà “anche attraverso la collaborazione di tutti gli altri colleghi Sindaci dell’Area Vulture – Alto Bradano, al Presidente della Giunta e al nuovo Governo regionale, l’apertura di un tavolo urgente di discussione, ove poter dibattere e affrontare le delicate questioni e le dirette conseguenze connesse con la realizzazione dell’impianto solare termodinamico”.

Mastro sostiene infine che “questa mozione di sfiducia avanzata dai tre consiglieri di minoranza, per quanto espressamente previsto dall’art.52, del D.Lgs n° 267/2000, non è accoglibile”.

Sul sito www.palazzosangervasio.net l’8 gennaio 2014 è stato pubblicato un articolo che parla dell’appello che il Vice presidente del Consiglio regionale Franco Mattia (Forza Italia) ha rivolto al Presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella e a tutte le forze politiche del Consiglio regionale perché “rispondano al doppio attacco mosso alle comunità dell’Alto Bradano, da una parte, attraverso lo scippo dei fondi destinati all’‘Attrezzamento Settore G Marascione’ e, dall’altra, con il progetto tra i comuni di Banzi e Palazzo San Gervasio dell’impianto per la produzione di energia elettrica da fonte solare termodinamico della Teknosorar Italia 2”.

Nel sottolineare che “in gioco c’è il destino di migliaia di aziende agricole, con ripercussioni dirette sull’economia del comprensorio, e che in entrambi i casi non c’è tempo da perdere per far valere le legittime esigenze delle popolazioni dell’Alto Bradano” Mattia ha affermato che “il nuovo Consiglio regionale, senza alcuna distinzione, deve dimostrare unità di intenti quando, come in questo caso, ci sono interessi generali da difendere”: “Quanto al progetto Teknosolar Italia 2 che dovrebbe occupare solo in agro di Palazzo-Banzi terreni per oltre 200 ettari, le forti proteste degli agricoltori e dei cittadini – ha affermato Mattia – sono rivolte ad impedire la costruzione di un ecomostro, proprio in una delle località più floride per l’agricoltura, a poche centinaia di metri dal centro abitato di Palazzo. Un consumo di suolo insostenibile specie dal punto vista dell’economia agricola che non dobbiamo permettere tanto più che da più parti si sollecitano azioni a favore del rilancio dell’agricoltura specie con la nuova programmazione PSR 2014-2020.

Sono convinto – ha concluso – che i parlamentari e i consiglieri regionali di Forza Italia, dando prosecuzione alle azioni degli ultimi anni, si batteranno per l’Alto Bradano”.

Sul sito www.cosimoforina.blogspsot.it il 10 gennaio 2014 è stato pubblicato un articolo che fa sapere che “Ora l’impianto solare termodinamico “sperimentale” da 50 Mw .. è ‘caso’ nazionale”, perché “Ad accendere il cerino e passarlo tra le dite di altri si è scomodato il TG di Rai1 nella edizione delle 20, la più seguita, del 7 gennaio. Qualche milione di telespettatori ai quali tramite il servizio equilibrato della collega Roberta Badaloni, è stata spiegata la contesa tra una società di Matera, la Teknosolar 2 srl amministratore Giovanni Fracasso, (capitale sociale di 10mila euro-investimenti previsti 300milioni di euro) ed i comitati cittadini sorti spontanei contrari al mega impianto. Servizio condiviso nella rete su migliaia di profili sparsi nello stivale. Nel servizio, agricoltori, come Domenico Cancellara hanno spiegato agli italiani che ‘l’area sarà sbancata e quando la Tecnosolar andrà via lascerà novemila pali di cemento piantati nel terreno’.

Un disastro. Mentre Nicola Savia del comitato ‘NO Termodinamico’, presidente Maurizio Tritto, sorto a Palazzo San Gervasio, si è soffermato sulla irrisorietà della ricaduta occupazionale: ‘35 posti di lavoro che non meritano l’annientamento dell’area’.

Di tutt’altro avviso l’amministratore della Teknosolar 2, Giovanni Fracasso per il quale: ‘l’impianto rappresenta una occasione unica e rilevantissima di sviluppo socio economico per il territorio. Consente la riduzione del consumo di gas nella misura di circa 40milioni di metri cubi ogni anno.’

E per far questo, sempre Fracasso, ha assicurato: ‘gli agricoltori saranno risarciti, l’impianto non inquinerà e saranno utilizzati alberi per non violare il panorama’.

Da sottolineare una delle tante contraddizione dell’affare, oltre ad utilizzare il sole è proprio del metano di cui avrà bisogno l’impianto quando gli specchi parabolici non irradiati, non permetteranno l’accumulo del calore”.

L’11 gennaio 2014 sul sito www.basilicatanet.it è stato pubblicato un articolo che fa sapere che “Vito Petrocelli, portavoce del M5S al Senato della Repubblica e Mirella Liuzzi [deputa del M5S, ndr.] intervengono sulla centrale termodinamica che la Teknosolar Italia vuol realizzare a Banzi.

Per Petrocelli “la centrale non va fatta. È una centrale a gas di 15 mw di potenza (sarebbe la quarta nuova centrale a metano ipotizzata in Basilicata, per un totale di 1235 mw), con l’aggiunta di 8640 specchi parabolici che integreranno la produzione fossile con l’energia rinnovabile da termodinamico solare, per altre 50 mw di potenza.

Occuperà circa 225 ettari di terreno agricolo e consumerà 16 litri al secondo di acqua pubblica, per un totale di circa 500 mila metri cubi all’anno.

La centrale della Teknosolar, multinazionale ispano/lucana produrrà energia in Basilicata e la trasporterà altrove con i tralicci, per una classica gestione verticistica, utilitaristica e lucrosa dell’energia elettrica.

È il solito affare per pochi e inquinamento per molti, attorno al quale è già partita la propaganda dell’inganno dell’occupazione. Miraggio che va subito sfatato in quanto queste megastrutture, che si nutrono di investimenti megagalattici e di complicità politiche nazionali e locali, partoriscono livelli occupazionali da piccola azienda, in genere non superiore alle poche decine di unità.

Con la certezza, come accade per il Cova di Viggiano e per le concessioni minerarie, che ai locali vanno solo ruoli da netturbini e guardiani della struttura, sottopagati nonostante l’esposizione ai rischi di maggior contatto inquinante, mentre i posti più ambiti, più sicuri e più remunerati, vanno a tecnici specializzati.

Gli specchi parabolici hanno la funzione di dare uno status di eco-sostenibiltà all’impianto, mentre nella realtà è speculazione energetica e affaristica e non certo green economy.
Al solito, registriamo i ritardi dei politici del partito unico lucano e registriamo dubbi per connivenze strane, vista la tempestiva e sospetta revoca dei 69 milioni di euro del CIPE proprio per lo schema idrico dell’area dell’Alto Bradano, la zona della centrale ispano/materana”.

Dopo essere stata personalmente sollecitata ad interessarsi del caso, anche VAS è intervenuta come associazione che è portatrice di interessi diffusi e che ritiene che possa derivare un grave pregiudizio dalla eventuale realizzazione di un simile impianto: ha quindi esercitato la facoltà di intervenire   nel procedimento e con Nota VAS prot. P35 del 10 gennaio 2014 ha chiesto all’Unione Comuni “Alto” Bradano di confermare il rigetto del rilascio della “autorizzazione paesaggistica” ed ai competenti Uffici della Regione Basilicata di non rilasciare l’Autorizzazione Unica al progetto o di dichiarare nulla quella eventualmente già rilasciata.

 Dott. Arch. Rodolfo Bosi

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