Il nostro regalo a sei quartieri di Milano

 

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Articolo di Elisabetta Andreis pubblicato sulla cronaca di Milano del Corriere della Sera del 20 aprile 2014

Elisabetta Andreis è laureata in Economia Politica all’Università Bocconi di Milano, scrive sulla pagine milanesi del Corriere della Sera e sui blog La 27esima Ora e Buone Notizie.

 

Immagine.Elisabetta Andreis

Elisabetta Andreis

Nella Grande Milano non trova posto la distinzione tra centro e periferia e ogni zona ha «opportunità pari alle altre» ha dichiarato l’assessore alla Cultura, Filippo del Corno.

 Immagine.Filippo del Corno

Filippo del Corno

Tuttavia, l’impressione è diversa: man mano che ci si allontana dal Duomo sono sempre di più le aree dove regnano disagio, miseria, marginalità.

Eppure è proprio qui — tra muri imbrattati, sporcizia nei parchi e nelle strade, scarso rispetto per le regole e apatia da parte di molti — che le periferie stanno trovando una loro identità allegra e forte.

Perché più che altrove si è fatto largo qualcosa di nuovo: una «magia» collettiva che rigenera il territorio e dà vita ad una Milano diversa.

«Davanti al degrado — spiega l’esperto di politiche urbane Paolo Cottinola riqualificazione degli edifici da sola non basta a migliorare la vivibilità: gli abitanti devono fortemente volere le trasformazioni, attivarle e poi partecipare al rinnovamento, altrimenti non accade nulla».

 Immagine.Paolo Cottino

 Paolo Cottino

In diverse aree, come Giambellino e Ponte Lambro, l’impulso iniziale è arrivato dai Laboratori di quartiere.

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Case del quartiere Giambellino

 Immagine.Ponte Lambro

Ponte Lambro

Altre volte sono stati comitati, scuole, associazioni a muoversi per primi.

Gente che ha imparato a riunirsi in rete.

Per fare e per chiedere.

Ed è così che cambia la cultura: a colpi di solidarietà e voglia di agire.

Quasi un miracolo, per esempio, la rinascita del parco all’ex-sieroterapico, grande area dismessa tra i due Navigli: «Sta diventando un’enorme oasi naturalistica in città — spiega Stefano Guadagni del Comitato Segantini — con orti condivisi, nuove piante, animali da proteggere».

 Immagine.Stefano Guadagni

Stefano Guadagni

 Immagine.Comitato Segantini

 Immagine.parco ex sieroterapico

Area ex sieroterapico

 Un entusiasmo che ha contagiato Italia Nostra, Lipu, VerDiSegni e Naba.

 Immagine.VerDiSegni

 Immagine.Naba

 

E ora il progetto è portato avanti con il Comune di Milano.

Allievi del Politecnico insieme con Tempo Riuso e Baia del Re onlus hanno riprogettato il mercato coperto al quartiere Stadera rilanciandolo come auspicabile luogo d’integrazione tra culture, in un contesto difficile.

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Logo della associazione Tempo Riuso

 Immagine.logo Baia del re

 Gli allievi della media Rinascita sono arrivati in centro armati di vernici e rulli e con l’Associazione antigraffiti hanno ripulito i muri alle Officine Ansaldo.

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Immagine.ex Ansaldo

E gli inquilini della via Rilke, pieno degrado, hanno inaugurato nella portineria del civico 6 uno sportello d’ascolto che sta già dando frutti.

Perché le idee di chi inventa nuovi usi per spazi abbandonati sono importanti.

Ancora: al Giambellino, piazza Odazio è risorta insieme con la sua Casetta verde con iniziative culturali legate alla tradizione e decine di associazioni capitanate da Dynamoscopio.

 Immagine.piazza Odazio

La Casetta verde in piazza Odazio

 Immagine.Dynamoscopio

 Lo stesso è accaduto alla piazzetta del Murunasc, a Baggio, dove Share radio, che registra in uno scantinato, dà voce alle periferie e il microfono a giovani volontari che si rimboccano le maniche impegnati in palinsesti, interviste e dirette anche video.

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piazzetta del Murunasc

 «La conoscenza del territorio alimenta il senso civico che insegna a dare valore alla città, dunque a rispettarla» spiega Filippo Gavazzeni ideatore di Milanofuoriclasse.it che ha radunato 30 studenti, l’Amsa e le Gev – Guardie ecologiche volontarie e in una mattina Milanofuoriclasse.it di passione ha tirato a lucido largo dei Gelsomini, al Lorenteggio.

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Filippo Gavazzeni

 Immagine.Mialno Fuoriclasse

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Largo Gelsomini e via Lorenteggio

Gente, questa, che forse senza rendersene conto neppure, o comunque senza chiedere nulla in cambio, abbatte nel bilancio di Milano il costo enorme di chi, apatico, si rassegna o, peggio, distrugge, offrendo la ricchezza di chi invece ripara e progetta intorno alle potenzialità del territorio che vive.

 

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