Perché lascio l’Osservatorio di De Magistris sui beni comuni

Immagine.Osservatorio dei Beni Comuni

 

 

 

Su questo stesso sito il 13 febbraio 2014 è stato pubblicato un articolo dal titolo “La ricostruzione di Città della Scienza sulla spiaggia: un delitto molto più grave del suo criminale incendio del marzo scorso” che dava notizia del Comunicato Stampa diffuso quello stesso giorno da VAS (http://vasonlus.it/?p=3695#more-3695).

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 Ad esso è seguito un articolo pubblicato il 19 febbraio 2014 dal titolo “LA BAGNOLI CHE NON CI STA: giù le mani da mare, spiaggia ed aree dismesse” che dava notizia delle iniziative contro il progetto di ricostruire Città della Scienza sulle aree destinate a spiaggia pubblica (http://vasonlus.it/?p=3745#more-3745).

Sempre su questo stesso sitol’8 aprile 2014è stato pubblicato un articolo dal titolo Città della Scienza? Un passo indietroche riportava integralmente il testo della lettera aperta al Sindaco di Napoli firmata da Alberto Lucarelli e Tomaso Montanari dell’ Osservatorio sui Beni Comuni del Comune di Napoli per la salvaguardia di Bagnoli (http://vasonlus.it/?p=4194).

 Immagine.Alberto Lucarelli

Alberto Lucarelli

In questo frattempo un cartellone pubblicitario di notevoli dimensioni campeggiava, a copertura dei lavori di restauro, sulla facciata di Palazzo Reale con tanto di faccione di Gerry Scotti e Linus: a pochi metri da lì c’è l’ufficio del Sovrintendente Giorgio Cozzolino, che l’estate scorsa ha firmato un perentorio decreto per vietare in Piazza del Plebiscito “eventi a carattere commerciale”.

 Immagine.Giorgio Cozzolino

Giorgio Cozzolino

Proprio lì c’era appena stato il concerto di Bruce Springsteen, attorno al quale si erano scatenate mille e una polemica.

Ed ora la Ferrero ha deciso di festeggiare i cinquant’anni della Nutella nella più assolata Napoli con un concerto gratuito, previsto per il 18 maggio, della popstar Mika.

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In cambio l’azienda piemontese, oltre a pagare 50mila euro per l’occupazione del suolo pubblico, s’impegna a restaurare le due statue equestri della piazza e ha offerto “disponibilità per altri eventuali aiuti”.

Anche per causa della mancata risposta del Sindaco di Napoli alla suddetta lettera firmata assieme ad Alberto Lucarelli, oltre che per la concessione della piazza del Plebiscito, Tomaso Montanari ha deciso di rassegnare le dimissioni dell’ Osservatorio sui Beni Comuni del Comune di Napoli, spiegandone le ragioni nel seguente articolo che è stato pubblicato sul “Corriere del Mezzogiorno” del 27 aprile 2014.

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Tomaso Montanari

Quasi un anno fa (il 28 giugno 2013) descrissi su questo giornale le ragioni che mi avevano indotto ad accettare di far parte dell’Osservatorio cittadino permanente sui Beni Comuni istituito dal sindaco Luigi De Magistris.

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Luigi De Magistris

Oggi mi trovo ad esporre quelle che mi inducono a rassegnare le dimissioni.

In questo mesi l’Osservatorio ha lavorato alacremente, sotto la direzione di Alberto Lucarelli e con il contributo di tutti i suoi membri.

Da tutta Italia si guarda con speranza a questa esperienza, che cerca di tradurre in concreti atti di governo, sia pur locale, alcuni dei principi e delle istanze emerse in anni di riflessione giuridica e culturale sui beni comuni.

E l’Osservatorio napoletano è arrivato a preparare alcune delibere che, ove fossero davvero adottate dalla giunta, segnerebbero un indiscutibile punto di svolta nella restituzione alla collettività di alcuni grandi spazi pubblici e privati ormai socialmente improduttivi, e anzi abbandonati da anni.

Ciò che, al contrario, non ha funzionato è stato il rapporto con il sindaco stesso, che non ha mai dato alcun segno concreto di interesse per il nostro lavoro.

Al punto che è lecito chiedersi se mai quelle delibere saranno varate.

Concludevo quell’articolo del giugno scorso assicurando che «se gli orecchi del sindaco non saranno aperti, sarò io a chiamarmi fuori: perché certo l’ultima cosa di cui ha bisogno il governo di Napoli sarebbe un’inutile foglia di fico accademica».

Ecco, quel momento è arrivato.

Perché questo visibile disinteresse si è accompagnato a segnali sempre più negativi, specialmente nelle politiche per la cultura.

Il licenziamento degli assessori Antonella Di Nocera e Luigi De Falco era già stato un pessimo segnale.

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Antonella Di Nocera ex assessore alla cultura ed al turismo

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Luigi De Falco ex assessore all’urbanistica

A cui vanno aggiunti l’abbandono del patrimonio monumentale comunale, il cronico disinteresse per la martoriata Villa Comunale e per le sorti della biblioteca di Marotta e soprattutto l’ambiguo silenzio sulle sorti di Bagnoli.

 Immagine.Villa comunale di Napoli

Villa Comunale

 Immagine.Rivogliamo la villa comunale

 Immagine.arenile città della scienza

Arenile di Bagnoli

De Magistris non ha mai ritenuto di rispondere alla lettera aperta indirizzatagli da Lucarelli e da chi scrive su queste pagine a proposito della ricostruzione della Città della Scienza: che a nostro giudizio non può rinascere dov’era e com’era, ma solo nel rispetto del vincolo paesaggistico e della legge. A tutto questo si aggiunge ora un segnale politico gravissimo.

De Magistris ha deciso di concedere Piazza Plebiscito alla Nutella, trasformando uno spazio pubblico simbolicamente cruciale in una specie di grande centro commerciale.

 Immagine.Piazza del Plebisicito

Piazza Plebiscito

Una scelta a mio giudizio sbagliata, ma ovviamente legittima.

Quella che non è legittima, e che con le mie dimissioni intendo denunciare di fronte alla città, è invece la dichiarazione con la quale il sindaco ha attaccato la Soprintendenza architettonica, rea di star valutando attentamente se l’evento arrecherà danni alla cortina monumentale della piazza.

Dopo aver cercato una sponda politica nel ministro per i Beni culturali Dario Franceschini, De Magistris ha testualmente dichiarato che «Le piazze sono del popolo e dobbiamo renderle fruibili liberandole da orpelli ed imposizioni burocratiche».

Lasciamo perdere l’impostura di identificare il popolo con un marchio commerciale e i cittadini con dei consumatori: in questo De Magistris si adegua al vento neoliberista interpretato al massimo livello istituzionale da Matteo Renzi.

Anche se dovrebbe ricordare che gli italiani, purtroppo, perdonano, e anzi approvano con entusiasmo, simili impuntature narcisistiche e demagogiche solo quando si manifestano in politici ‘vincenti’. Ma soprattutto una simile dichiarazione rivela un grado di analfabetismo istituzionale francamente impressionante in un ex magistrato.

Le soprintendenze sono una delle poche garanzie che il popolo italiano veda rispettati i propri diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione.

Chiunque le irrida e le attacchi come burocrazia sorda e grigia svela un tratto autoritario preoccupante: specie se le oppone al presunto interesse del popolo.

Nessun serio discorso politico sui beni comuni può essere fatto contro le soprintendenze: delle quali si possono e si debbono criticare singoli atti, ma che non si possono violentemente delegittimare in nome di un presunto bene del popolo.

Da parte mia, infine, non intendo legittimare in alcun modo questa deriva, ed è per questo che mi dimetto irrevocabilmente dall’Osservatorio sui beni comuni.

E invito le associazioni, i comitati e i cittadini napoletani che hanno a cuore il bene comune ad aprire bene gli occhi, e a giudicare chi ora, a Napoli, sta difendendo davvero i principi costituzionali.

 

 

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