Ambiente, rete natura 2000 e la tutela dell’Unione Europea

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Su questo stesso sito il 12 aprile 2014 è stato pubblicato un articolo dal titolo “I siti della Rete Natura 2000 (SIC e ZPS) sono aree naturali protette” che dava notizia della Sentenza n. 11875 del 12 marzo 2014 con cui la Terza Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione ha confermato un recente importante orientamento giurisprudenziale (http://vasonlus.it/?p=4210#more-4210).

Ad esso ha fatto seguito un articolo dal titolo “Le ‘aree naturali protette’ secondo la Giurisprudenza” che è stato pubblicato ieri 4 maggio 2014 (http://vasonlus.it/?p=4599&preview=true&preview_id=4599&preview_nonce=e2fa649a26).

Abbiamo ricevuto nel frattempo e volentieri pubblichiamo il seguente articolo di Ruggiero Maria Dellisanti, Geologo, Nicola Barbera, Magistrato Ex Procuratore Capo Trani, e Basilio Schiavone, ex Coordinatore VAS Puglia.

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Ruggiero Maria Dellisanti

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Nicola Barbera

La tutela ambientale nel nostro Paese è apertamente, a parole, condivisa da tutte le forze politiche.

Tutti, indistintamente dalla casacca politica, cavalcano i temi dell’ambiente considerandoli proprio come un elemento imprescindibile del programma elettorale, purché, non s’intacchino le lobby: cacciatori, industrie estrattive ecc., quando si tratta di prendere decisioni rilevanti, ogni buona intenzione viene calpestata e disattesa, anche in violazione delle leggi italiane e comunitarie.

È il caso dei siti S.I.C. (Siti d’Importanza Comunitaria) e delle Z.p.S. (Zone di protezione Speciali).

Aree naturali che sono state ufficialmente recepite dalla nostra legislazione nel 2005 anche se la direttiva europea risale al 1992 per i S.I.C. e al 1979 per le Z.p.S.

Per queste aree, individuate dagli Stati membri e notificate alla Commissione Europea, come are degne di essere tutelate e valorizzate allo scopo di preservarle dal degrado e conservarle per le future generazioni, gli Stati membri dell’UE hanno ricevuto e continuano a ricevere finanziamenti europei per il loro mantenimento come rete natura 2000.

In Italia, in Puglia nel periodo 2002/2004, con l’inchiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani, con a capo il Procuratore Capo dr. Nicola Barbera della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani si applicava alle aree SIC e ZPS la famosa delibera del 2.12.1996 del Comitato per le Aree Naturali Protette del Ministro dell’Ambiente, che annoverava i SIC e le ZPS nell’elenco delle aree naturali protette e dunque sottoposte ai vincoli della legge 394/91(legge quadro sulle aree naturali protette).

Con una serie di sequestri operati dalla Magistratura italiana, confermate dalla Suprema Corte di Cassazione.

Tale giurisprudenza urtò molte lobby tanto che convinsero l’ex Ministro dell’Ambiente Altero Matteoli, che la Delibera del 2.12.1996 andava abrogata e dunque nel 2005 venne emanato il D.M. che abrogava la Deliberazione del Comitato per le Aree Naturali Protette.

Immagine.Altero Matteoli Altero Matteoli

L’Associazione Verdi Ambiente e Società impugnò il Decreto M. innanzi al TAR Lazio e il Consiglio di Stato ne annullarono la sua efficacia [sospensiva disposta dal TAR del Lazio con ordinanza n. 6856 del 24 novembre 2005, ribadita poi dal Consiglio di Stato che con tre Ordinanze del 14 febbraio 2006 ha respinto i ricorsi presentati dal Ministero dell’Ambiente, dal Comune di Altamura e da un gruppo di ditte di marmo della Puglia, ndr.], mentre nel merito nel 2009 il TAR Lazio e poi nel 2013 il Consiglio di Stato hanno dato conforto alla tesi del ministero dell’ambiente per il quale per le aree SIC e ZPS pur restando nel novero delle Aree naturali protette come da delibera 2.12.1996 si applicano le norme del D.P.R.357/97 e non la 394/91.

Il nostro Paese, con il passare degli anni, ha incassato i finanziamenti del Fondo Sociale Europeo e dimenticando nella stragrande maggioranza dei casi di emettere tutte le norme di valorizzazione e tutela richieste e imposte dalle Direttive CE e dall’Unione Europea, tipo i piani di gestioni.

Il risultato di questa dissennata politica ambientale, complice l’assenza dei piani di gestione, è stato quello di consentire ogni forma di abuso del territorio dalle politiche di urbanizzazione, alla caccia, al disboscamento, alla cementificazione del suolo, il tutto passato con l’inerzia e l’indifferenza del legislatore il quale riteneva che queste aree naturali, equiparate alle aree parco non rappresentassero alcun elemento di pregio del territorio.

Per contrastare una tale nefandezza della politica italiana , nessuno escluso, due cittadini europei Nicola Barbera e Basilio Schiavone, il primo ex Magistrato che ha retto l’Ufficio della Procura della Repubblica di Trani il secondo era un attivista della VAS in Puglia hanno presentato nel 2013 una denuncia alla Commissione Europea contro la Repubblica italiana e Regione Puglia, per la mancata tutela e valorizzazione di queste aree di particolare pregio ambientale e naturalistico e per aver disapplicato la direttiva sulla tutela penale dell’ambiente, e relegando i SIC e le ZPS a delle vere aree di saccheggio e di eterna impunità.

Con la Denuncia alla Commissione Europea i denuncianti hanno ottenuto che la stessa Commissione avviasse una procedura di pre-infrazione contro la Repubblica italiana e Regione Puglia e che i denuncianti abbiano inviato una petizione al Parlamento Europeo, che è stata accolta, per analizzare se le tutele dell’Unione Europea sui SIC e ZPS da parte dello Stato membro Italia siano rispettose dell’applicazione del diritto comunitario o meno, tanto che la Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo ha accolto l’stanza di petizione ed ha ordinato alla Commissione Europea di rispondere ai vari quesiti.

Dunque due vittorie di due cittadini europei che hanno dato il via a due attenzioni, una della Commissione Europea e l’altra del Parlamento Europeo.

La Commissione Europea, è stata investita del problema ed ha chiesto spiegazioni per il tramite della Presidenza del Consiglio dei Ministri dello Stato Italiano e alla Regione Puglia, per la mancanza di misure in grado di tutelare i siti di particolare pregio ambientale di ambito prioritario, dove sono a rischio specie vegetali in estinzione e lo stesso paesaggio.

In genere a seguito di una denuncia per violazione di una direttiva europea, Stato, Regioni e Enti pubblici, hanno poco da tergiversare, poiché se non forniscono le dovute spiegazioni, rischiano procedura d’infrazione che in termini pratici significa sanzioni in termini di mancati finanziamenti provenienti da Bruxelles: e in questi tempi di vacche magre gli aiuti europei valgono il doppio.

Inviare una denuncia alla Commissione Europea e al Parlamento Europeo Commissione per le Petizioni è facile, sicuramente molto di più e trasparente.

Tutto può essere effettuato nella nostra lingua e per via telematica, o per posta raccomandata; non serve la p.e.c., e non bisogna neanche spendere nulla in diritti, bolli, essendo sufficiente la carta semplice.

I cittadini europei, con il ricorso alla Commissione Europea e al Parlamento Europeo vedono rappresentati un loro diritto al quale potersi appellare per le presunte violazioni del diritto comunitario o di regolamenti.

Sul sito della Commissione Europea al link:

http://ec.europa.eu/eu_law/your_rights/your_rights_forms_it.htm è possibile trovare tutte le indicazioni su come effettuare la denuncia e sicuramente il semestre italiano di Presidenza europeo, ormai prossimo, è un’ottima opportunità per noi cittadini europei di vedere riconosciuti i nostri diritti, soprattutto in campo ambientale.

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Con 3 distinti decreti del 31 gennaio 2013 l’allora Ministro dell’Ambiente Corrado Clini aveva emanato il Sesto elenco dei Siti di Importanza Comunitaria per la regione biogeografia alpina, mediterranea e continentale in Italia.

Nel frattempo è stato approvato l’ulteriore settimo aggiornamento della lista dei Siti di importanza comunitaria (SIC), adottato con decisioni di esecuzione della Commissione 2013/738/EU del 7 novembre 2013 per i siti della regione biogeografica alpina, 2013/741/EU del 7 novembre 2013 per i siti della regione biogeografica continentale e 2013/739/EU del 7 novembre 2013 per i siti della regione biogeografica mediterranea.

Conseguentemente con Decreto Ministeriale del 2 aprile 2014 l’attuale Ministero dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha abrogato i suddetti 3 decreti del 31 gennaio del 2013, avvertendo che <<le decisioni di esecuzione della Commissione europea che adottano la lista aggiornata dei siti di importanza comunitaria per le regioni biogeografiche alpina, continentale e mediterranea sono direttamente applicabili e sono pubblicate nel sito Internet del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare www.minambiente.it, nell’apposita sezione relativa alle liste dei Siti di importanza comunitaria (SIC).>>

 

 

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