Grandi navi a Venezia: progetto “Marghera” proposto dall’Avv. Alessio Vianello

Immagine.logo Comune Venezia

 

 

 

 

 

 

Dedichiamo questo secondo articolo sulla serie delle alternative proposte per non far passare le grandi navi davanti a San Marco all’idea di trasferire l’attività crocieristica veneziana a Porto Marghera

Riportiamo di seguito l’articolo di Elisio Trevisan pubblicato il 27 settembre 2013 sul quotidiano “Il Gazzettino” del 15 settembre 2013, che ben descrive il progetto.

 

L’altro ieri [25 settembre 2013, ndr.] Alessio Vianello, ex assessore comunale alle Attività produttive, ex presidente del Consorzio della logistica e avvocato dello studio Mda che si occupa di aziende, ha protocollato in Comune il progetto realizzato «assieme ad alcuni studi di ingegneria e architettura che lavorano sulla progettazione e realizzazione di porti a livello internazionale e che per il momento restano anonimi».

Immagine.Alessio Vianello

Alessio Vianello

Immagine.MDA

Vianello & Co. hanno così messo a disposizione del Comune l’idea che ormai ha preso forma sia dal punto di vista tecnico sia da quello ambientale «contando che il sindaco Orsoni e la sua Giunta vogliano fare una scelta di lungo periodo e di carattere strategico».

Per i proponenti, infatti, l’allontanamento delle grandi navi dal bacino di San Marco è solo l’occasione per un’operazione molto più ampia che può riqualificare l’attuale stazione Marittima, dedicandola alle navi fino a 40 mila tonnellate e ai maxi yacht ma anche a funzioni di residenza urbana di alto livello; «allo stesso tempo può riqualificare il waterfront di Marghera (recuperando aree oggi abbandonate o quasi e al contempo bonificandole); ripensando e rafforzando, infine, il disegno urbano generale imperniato sulla centralità metropolitana intorno al grande asse che comprende da un lato la prima zona industriale e le aree di via Torino e dall’altro la testa di ponte di Venezia con le aree della Marittima, di piazzale Roma e della stazione ferroviaria».

Immagine.pianta della sola stazione marittima

Un progetto, insomma, che ridisegna un pezzo di città, unendo Venezia e Mestre proprio sulla cerniera che nel secolo scorso aveva finito per dividerle, l’area industriale e la gronda lagunare.

Da dove vengono fuori i soldi?

I proponenti pensano ad un project financing che coinvolga in minima parte il pubblico (ad esempio per le bonifiche del canale Brentella), poi i privati proprietari delle aree di Porto Marghera che stanno tra il Vega e Fincantieri, le compagnie delle navi da crociera, e Vtp, la Venezia terminal passeggeri che gestisce la Marittima di Venezia e che dovrebbe fare da regia all’intera operazione.

Dal porto crociere attuale, solo valorizzando i 130 mila metri quadrati che potrebbero essere liberati per nuova residenza e altre funzioni urbane, si ricaverebbero circa 400 milioni di euro.

«Ho visto il progetto e sembra davvero molto interessante» commenta il sindaco Giorgio Orsoni, «anche per il fatto che i proprietari delle aree sembrano disponibili e questo gli dà maggiore concretezza. Chiederò sicuramente che a Roma venga preso in considerazione assieme alle altre ipotesi che sono state fatte, anche perché va esattamente nella linea che da tempo ho indicato, di Marghera come una soluzione che nell’immediato può ridurre il passaggio delle navi in Bacino, e mi sembra che anche qualche apertura da parte dell’Autorità portuale finalmente ci sia».

Elisio Trevisan

LA SCHEDA – La Marittima diventerebbe un nuovo quartiere di lusso

La nuova Marittima dovrebbe nascere, in quattro fasi, lungo il canale industriale Nord (quello, per intenderci, dove c’è Fincantieri) e il canale Brentella (dove ormeggiano i rimorchiatori Panfido), a fianco del Vega parco scientifico, collegata con ferrovia, tram, autostrada, aeroporto.

Immagine.canale industriale nord

La fase zero non costerebbe nulla ma permetterebbe, nel giro di pochissimo, di togliere dal bacino di San Marco il 20% del traffico crocieristico attuale: basterebbe piantare delle bricole più o meno davanti al canale Brentella, ormeggiarvi una nave e portare i crocieristi a Venezia con barche attraverso il canale Vittorio Emanuele.

Immagine.Ipotesi Marghera

La prima fase, poi, costerebbe un centinaio di milioni, occuperebbe le aree e le banchine di Italiana Coke e di Fintitanic, e nel giro di tre anni eliminerebbe il 50% del traffico delle grandi navi da Venezia; la seconda comporterebbe due anni di lavori e toglierebbe altre due navi da Venezia, con la terza, in un anno, anche la quinta nave passerebbe a Marghera.

Mediamente oggi Marittima di Venezia ospita dalle 250 alle 280 navi l’anno, con concentrazioni di 5 o 6 navi al massimo.

Per realizzare l’intero progetto, dunque, ci vogliono 6 anni ma già dalla prima fase si può cominciare a lavorare alla Marittima di Venezia per trasformarla in un grande hub per le navi sotto le 40 mila tonnellate, per i maxi yacht e per residenza urbana.

La Marittima diventerebbe, insomma, un quartiere di lusso di Venezia con case che hanno il posto barca sotto e il garage per l’auto dietro.

Un po’ com’è avvenuto a Rotterdam o a Boston.

Il progetto, premettono i proponenti, «non interferisce con le attuali produzioni di Porto Marghera e con i servizi portuali».

Hanno verificato che non crea problemi alla raffineria, e i nuovi vincoli di sicurezza approvati l’anno scorso non impediscono alle navi da crociera di passare di lì; l’area occupata dalla fabbrica di vetri Pilkington verrebbe interessata dal progetto solo nel caso in cui l’Azienda in crisi chiudesse i battenti, altrimenti basterebbe l’uso della banchina; tutto il progetto si svilupperebbe al di fuori dell’isola portuale. (e.t.)

 

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