Minacce a Bettin per l’impegno a favore del Parco della Laguna

Ripubblichiamo interessante articolo apparso  Sabato 17 Maggio su “Il Manifesto”

Qual­che set­ti­mana fa, accom­pa­gnate da atti van­da­lici, sono ricom­parse sul muro pro­spi­ciente il canale tra Murano e Burano, sull’isola di San Gia­como in Paludo a Vene­zia, scritte di insulti con­tro Gian­franco Bet­tin, asses­sore comu­nale a Vene­zia, lea­der ambien­ta­li­sta e col­la­bo­ra­tore da sem­pre de il mani­fe­sto. Non è la prima volta che Bet­tin –schie­rato con­tro gli inte­ressi ille­gali e cri­mi­nali della città– subi­sce aggres­sioni ed inti­mi­da­zioni, alcune anche molto gravi.

Que­sta volta l’attacco a Bet­tin ha a che vedere con il nascente –ed evi­den­te­mente non gra­dito– Parco della Laguna Nord. Si tratta di un’oasi voluta dal Comune di Vene­zia, la cui nascita è oggetto di discus­sioni e di attese da circa venti anni e la cui defi­ni­tiva appro­va­zione è pre­vi­sta per fine aprile-primi di mag­gio, con il voto con­clu­sivo del con­si­glio comu­nale. Evi­den­te­mente que­sta scelta col­pi­sce le spe­ranze di chi voleva spe­cu­lare in quell’area o aveva altre mire incom­pa­ti­bili con la sua desti­na­zione pub­blica. Le scritte con­tro Bet­tin già erano com­parse –poi can­cel­late– qual­che set­ti­mana fa. Tra l’altro è signi­fi­ca­tivo il fatto che, oltre al dan­neg­gia­mento mate­riale del muro sul quale sono com­parse le scritte, i van­dali abbiano divelto la targa dei Vas-Verdi Ambiente Società, asso­cia­zione ambien­ta­li­sta che si occupa della tutela dell’isola, e distrutto un capanno.

Nei giorni scorsi Bet­tin aveva rice­vuto, diret­ta­mente a casa, inti­ma­zioni a non pro­ce­dere con l’istituzione del Parco insieme a pesanti minacce di morte, anche con­tro sua madre alla quale i per­se­cu­tori hanno dichia­rato “aperta la cac­cia”. L’episodio gra­vis­simo, denun­ciato alla poli­zia, è oggetto di un’interrogazione par­la­men­tare (il governo non ha ancora rispo­sto) di alcuni depu­tati di Sel. E’ pre­oc­cu­pante che le forze dell’ordine non siano in grado di pre­ve­nire e col­pire gli autori di que­sti atti.

Gian­franco Bet­tin si è sem­pre bat­tuto con corag­gio con­tro gruppi ille­gali e delin­quen­ziali legati ad inte­ressi molto pesanti –lo spac­cio di droga, la cri­mi­na­lità ambien­tale, la spe­cu­la­zione edi­li­zia– e per que­sto ha subito sem­pre con­se­guenze gravi: è stato seque­strato e minac­ciato di morte, ha vis­suto per anni con la scorta, ha avuto agguati sotto casa. Gian­franco è uno di noi: scrive su que­sto gior­nale, è sem­pre stato pro­ta­go­ni­ste delle mobi­li­ta­zioni paci­fi­ste e ambien­ta­li­ste, è sem­pre stato attivo nel lavoro cul­tu­rale e sociale, è impe­gnato a risol­vere il pro­blema della navi­ga­zione delle grandi navi a Vene­zia. Tenere acceso sem­pre il riflet­tore su que­sti epi­sodi e –soprat­tutto– sull’importante lavoro che si sta facendo a Vene­zia per l’ambiente e i beni comuni è il modo migliore non solo di espri­mere la neces­sa­ria soli­da­rietà a chi –un com­pa­gno, un amico– si espone ed è sem­pre in prima fila, ma a difen­dere la pro­spet­tiva di cam­bia­mento per que­sto paese e per tutti noi.

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