Convertito in legge il decreto sul “Piano Casa” con l’emendamento che consente di realizzare senza alcun permesso “case mobili” in strutture ricettive all’aperto

Immagine.casette mobiliL’attuale testo unico in materia edilizia, emanato con il D.P.R. n. 380/2001, alla lettera e.5) del 1° comma dell’art. 3 definiva come “nuove costruzioni” (e quindi soggette a permesso di costruire) <<l’installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee>>.

Con la conversione nella legge n. 98 del 6 agosto 2013 del cosiddetto “Decreto del Fare” (D.L. n. 69/3023) il comma 4° dell’art. 41 alla suddetta norma ha aggiunto il seguente periodo: «ancorché siano  posizionati, con temporaneo ancoraggio al suolo, all’interno di strutture ricettive all’aperto, in conformità alla normativa regionale di  settore, per la sosta ed il soggiorno di turisti.»

Se è pur vero che il 4° comma dell’art. 41 della legge n. 98/2013 ha modificato il concetto di “nuova costruzione”, anche i posizionamenti di “case mobili” continuano ad essere considerati interventi di “nuova costruzione”, qualora “non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee”, soprattutto se allacciati alle reti di urbanizzazione (fognature, elettricità, gas, ecc.) e sono soggetti in via generale al preventivo rilascio del permesso di costruire, nonché dell’autorizzazione paesaggistica secondo giurisprudenza costante (vds. Cass. pen., sez. III, 27 maggio 2009, n. 22054, ma anche Corte cost., 27 giugno 2008, n. 232).

Secondo la giurisprudenza costante (vds. Cass. pen., sez. III, 5 marzo 2013, n. 10235, Cons. Stato, sez. III, 12 settembre 2012, n. 4850), la natura precaria di un’opera deve essere connessa – per essere legittima – a un uso effettivamente limitato nel tempo – non superiore a 90 giorni – e per fini legati a un utilizzo contingente, dovendosi provvedere in caso contrario ad una effettiva sollecita rimozione.

Non è sufficiente quindi la presenza dei requisiti dell’amovibilità e della temporaneità: è necessario valutare l’aspetto della permanenza nel tempo, anche in assenza del requisito dell’immobilizzazione al suolo e della presenza di collegamenti a eventuali sottoservizi (fognature, energia elettrica, gas, ecc.).

Ci sono però Regioni che nel corso degli anni hanno adottato una disciplina delle “case mobili” non proprio in linea con il quadro normativo nazionale di tutela del paesaggio e governo del territorio, come per esempio la Regione Veneto e la Regione Toscana.

Ora il Senatore PD Stefano Collina (con cofirmatari Mario Morgoni, Andrea Marcucci e Manuela Granaiola, tutti PD) ha proposto un emendamento in sede di conversione in legge del Decreto 47 del 28 marzo 2014 (“Misure urgenti per l’emergenza abitativa, per il mercato delle costruzioni e per Expo 2015”) che propone di sostituire quell’”ancorché” con un “salvo che”.

L’emendamento è il n. 10.0.10 e recita testualmente: «Art. 10-bis. (Semplificazione in materia edilizia)- 1. All’articolo 3, comma 1, lettera e.5) del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, la parola: “ancorché” è sostituita dalle seguenti: “salvo che”».

Stefano Collina, primo firmatario, è stato eletto in Emilia Romagna.

Immagine.Stefano Collina

Stefano Collina

Mario Morgoni è stato eletto invece nelle Marche.

Immagine.Mario Morgoni

Mario Morgoni

Andrea Marcucci e Manuela Granaiola sono stati entrambi eletti in Toscana ed entrambi sono stati i firmatari nel novembre 2013 di un emendamento che aveva l’obiettivo di vendere ai proprietari degli stabilimenti balneari le spiagge demaniali che hanno in concessione per “contribuire al risanamento dei conti pubblici”: si tratta di un provvedimento che hanno poi dovuto ritirare, sommersi dall’onda di sdegno suscitata da un’idea di svendita dei beni comuni tanto intimamente berlusconiana.

Immagine.Andrea Marcucci

Andrea Marcucci

Immagine.Manuela Granaiola

Manuela Granaiola

È da notare che Marcucci (già Pli, già Lista Dini, già Margherita, ora renziano di ferro) è stato sottosegretario ai Beni Culturali (e dunque anche al paesaggio) ed è ora nientemeno che presidente della Commissione Cultura del Senato.

Per molti ambientalisti è difficile liquidare questa uscita come l’iniziativa estemporanea del primo che passa: è invece un segno del fatto che la “Svolta buona” di Renzi rischia di avere un inconfondibile color cemento.

E c’è da chiedersi se non sia proprio a causa di questo orientamento “maniliberista” del senatore Marcucci se la commissione del Ministero per i Beni Culturali (presieduta da Salvatore Settis, che certo ha un altro orientamento) che dovrebbe revisionare il Codice dei Beni culturali e del paesaggio non sia ancora riuscita, dopo nove mesi dalla nomina, ad avere la delega dal Parlamento.

Racconta Emanuele Montini, avvocato e urbanista, consigliere di Italia Nostra di Roma: «La solita manina si è infilata di nuovo dentro un decreto legge in conversione per risolvere un problema alle associazioni di campeggiatori che, nel Decreto del Fare, erano riuscite a fare il colpo gobbo: far passare per opere precarie le case mobili. Ma non tutte le ciambelle riescono con il buco, e i lobbisti che avevano scritto l’emendamento avevano bisticciato con le parole, e anziché scrivere che le case mobili non erano più soggette a permesso di costruire, con un “ancorché” avevano introdotto esattamente il contrario.>>

 Immagine.Emanuele montini

Emanuele Montini

L’emendamento è stato approvato prima dalle Commissioni riunite e poi in Assemblea.

A questo emendamento si è opposto il solo gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle (a parte qualche “dissidente” degli altri partiti come Carlo Giovanardi di NCD e Paolo Corsini del Partito Democratico).

La gran parte degli ex M5S si è astenuta senza una apparente ragione: Battista, Orellana, Casaletto, Romani, Campanella, Bocchino, Bignami, De Pin, eccetto Marino Mastrangeli che ha votato contro.

L’unico ex M5S a votare a favore di questo emendamento è stato il senatore campano Bartolomeo Pepe, da cui l’assemblea del Meetup Napoli aveva preso le distanze nello scorso mese di marzo.

Grazie alla scelta del Governo di includerlo nel pacchetto sottoposto a duplice voto di fiducia, il 14 maggio 2014 la conversione in legge del D.L. n. 47/2014 è stata approvata dal Senato ed il successivo 20 maggio anche dalla Camera dei Deputati.

Immagine.approvazione case mobili

In sede i approvazione definitiva alla Camera, è stato contestualmente approvato il seguente ordine del giorno sottoscritto da molti deputati del PD (Realacci, Arlotti, Mariastella Bianchi, Borghi, Braga, Bratti, Carrescia, Cominelli, Dallai, Decaro, Gadda, Ginoble, Tino Iannuzzi, Malesani, Manfredi, Mariani, Marroni, Mazzoli, Morassut, Giovanna Sanna, Ventricelli, Zardini): <<nonostante alcune sentenze del TAR, del Consiglio di Stato e della Cassazione abbiano stabilito che, se l’insediamento è stabile e ha concreta incidenza sul territorio, non si possa prescindere dal rilascio di autorizzazioni urbanistico-edilizie e paesaggistiche, con il citato articolo 10-ter del provvedimento in esame, si allargano ulteriormente le maglie del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, con il rischio che sia favorita in tal modo l’installazione di case mobili anche in aree vincolate senza l’obbligo del permesso di costruire,  impegna il Governo , a valutare gli effetti concreti della norma così come modificata e di conseguenza a valutare l’opportunità di apportare modifiche a tutela dell’ambiente e del territorio>>

È stato approvato anche un altro ordine del giorno proposto da deputati di Sinistra Ecologia e Libertà (Pilozzi, Zan, Nardi, Pellegrino, Zaratti, Piazzoni) che impegna il Governo <<a chiarire la portata della modifica introdotta con il suddetto articolo 10- ter, e ad intervenire legislativamente al fine di garantire che detta modifica non si traduca in nuovi interventi urbanisticamente rilevanti e comunque in contrasto con la necessità di una maggiore salvaguardia e tutela del nostro territorio; ad evitare scelte normative fatte di continue piccole modifiche e singoli interventi di semplificazione e «deregulation» in ambiti sensibili e importanti quali quello urbanistico e ambientale, e che finiscono per produrre normative di settore disorganiche, non coordinate, e dannose per una politica sostenibile di governo del territorio>>.

In ogni caso sembra che  il Governo si sia  impegnato a escludere dal “piano casette” le coste e le zone a rischio idrogeologico e sismico, come richiesto da alcuni O.d.G. presentati dal Movimento 5 Stelle, anche se è stato bocciato quello che voleva <<impedire che l’installazione dei manufatti … possa essere realizzata in area vincolata senza i necessari permessi ex decreto legislativo 22 gennaio 2004>>.

<<Con l’approvazione dell’emendamento presentato dai senatori del Pd Collina, Marcucci, Granaiola, Morgoni potranno essere realizzate case in legno, bungalow, depositi, magazzini senza alcun permesso in strutture ricettive all’aperto, quali campeggi e stabilimenti>>, evidenzia Legambiente.

<<Questa norma apre la strada a una deregulation completa con un ampissima gamma di interventi turistici, abitativi, per servizi, che potranno essere realizzati in aree di pregio ambientale e determinare anche un grande impatto sull’offerta turistica, senza regole e controlli>>, denuncia l’Associazione ambientalista.

Secondo Legambiente, la norma è <<profondamente sbagliata perché non affronta un problema di semplificazione reale che riguarderebbe camper o caravan, ma apre le porte a interventi di portata ben più ampia per ricettività permanente e per strutture abitative, magazzini, depositi che possono diventare abusi edilizi laddove non vi siano norme regionali che esplicitamente negano questi interventi>>.

<<Chiediamo al Governo – conclude la nota di Legambiente – di intervenire subito per stralciare questa modifica alla normativa e di presentare una proposta organica che riguardi i campeggi e le strutture all’aperto>>.

Antonio Cederna non si stancava di ripetere che bisogna stare attenti “perché sennò ci strappano il territorio da sotto i piedi, perché l’Italia è il Paese più provvisorio che ci sia”.

Sembra essere ancora così.

Il Paese è terribilmente provvisorio, ma le case provvisorie di cui Marcucci & c. vorrebbero coprirlo rischiano, invece, di essere eterne.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Vas