Decreto Sblocca Italia: illegittimo, gravissimo nei contenuti, e privo di approvazione del Consiglio dei Ministri

Immagine.Rete Campana.2 Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’articolo di Antonio D’Acunto, Presidente della Rete Campana della Civiltà del Sole e della Biodiversità e Consigliere Nazionale VAS – Verdi, Ambiente e Società.

Immagine.Antonio d'Acunto

Probabilmente il nostro Presidente del Consiglio, Renzi, è solo un ingenuo, innocente, credulone e quando le grandi lobbies delle fonti fossili si sono offerte – naturalmente nell’interesse dell’Italia, delle popolazioni locali, della economia e della produzione, del clima e dell’ambiente – di   “coltivare” i giacimenti italiani ha pensato: se nel nostro Paese si coltivano uva e ulivo, grano e patate, frutta e verdura, e clandestinamente canapa e marijuana, perché noi non dobbiamo coltivare anche piante di petrolio e gas naturale sicché ogni anno accresciamo la loro produzione? 

Come si fa ad “ andare a parlare di energia e ambiente in Europa se nel frattempo non coltivi l’energia e l’ambiente che hai in Sicilia e in Basilicata. Io mi vergogno di andare a parlare delle interconnessioni tra Francia e Spagna, dell’accordo Gazprom o di South Stream, quando potrei raddoppiare la percentuale del petrolio e del gas in Italia e dare lavoro a 40 mila (si proprio così ha detto) persone e non lo si fa per paura delle reazioni di tre, quattro comitatini“. 

Poiché evidentemente nessuno ha spiegato al credulone Renzi che i giacimenti di fonti fossili non si coltivano e si riproducono, ma si raschiano di risorse che sono state accumulate anche per milioni di anni fa e certo non per Lui, e poiché Renzi non vive poi tanto lontano da Collodi, questa spiegazione – di Pinocchio che crede al gatto e alla volpe sulla coltivazione dell’albero della moneta – è la sola plausibile della scelta di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi del cosiddetto decreto Sblocca Italia.

Altrimenti quale spiegazione o logica potrebbe giustificare il percorso programmato di uno dei più violenti saccheggi del territorio italiano e del suo mare, oltre naturalmente alle catastrofiche conseguenze su ambiente e clima, per produrre energia in assoluto sufficiente per soddisfare i bisogni del Paese, secondo i più ottimistici calcoli, della durata massima di due – tre anni? 

Chiaramente nessuna altra risposta vi è, se non la totale soggiacenza agli immani interessi e ai famelici appetiti delle potenti multinazionali del petrolio e gas naturale a mangiarsi, in quattro e quattr’otto, tali risorse. 

Naturalmente Renzi non è un credulone e sa queste cose molto meglio di tutti noi, e sa che bisogna camuffare tali rapine come un passo della strada per uscire dalla crisi e perciò come un bene per il Paese; ma soprattutto egli sa che esse possono essere fatte solo….violentando la volontà dei cittadini, le regole della democrazia, la Costituzione.

Lo sa per il saccheggio dei giacimenti delle fonti fossili, come lo sa per la realizzazione degli sconvolgenti gasdotti provenienti dal lontanissimo Caspio, Caucaso e Azerbaigian e per i cancerogeni inceneritori contrapposti al recupero ed al riciclaggio ed al riuso della materia. 

Lo sa per le “bonifiche” dei siti contaminati, a partire da Bagnoli come per le rocce da scavo da oggi divenute miracolosamente non più rifiuti.

Lo sa per come dovrebbe attuarsi una corretta politica della mobilità e dei trasporti, della tutela geofisica del territorio e della protezione da alluvioni e frane (lo sa e si commuove e si sorprende dopo ogni catastrofe come il Gargano), degli interventi e della delicatezza della natura e del percorso autorizzativo dei centri storici e più in generale del costruito. 

Sa bene che ognuna di tali questioni avrebbe necessità di specifici autonomi percorsi parlamentari e legislativi; ma sa bene che se si seguisse questa strada tante brutture e vergogne avrebbero molta più difficoltà a passare; doppi e tripli giochi verrebbero scoperti e parlamentari delle forze di governo ma non solo, che fanno o simulano opposizione nel loro territorio non potrebbero esplicitamente sostenere scelte del Governo opposte agli interessi dei loro elettori. 

Ecco allora che esce fuori la via della violenza costituzionale; il decreto legge, un caotico, confuso, guazzabuglio di norme, che ha la sua forza formale nell’appellarsi al “voto di fiducia” e sostanziale nel dare risposta alla sommatoria indistinta dell’aspettativa di interessi, appetiti ed affari, richiesti dalle forze politiche e dai singoli parlamentari.

Basta riscontrare gli atti governativi e parlamentari per constatare come negli ultimi anni si sia andato molto, ma molto al di là del fascismo (almeno fino all’entrata in guerra dell’Italia che comunque chiedeva un legiferare particolare) nell’impiego del “decreto legge” come strumento per imporre (o cercare di imporre) fondamentali scelte del Paese. 

Berlusconi con due commi (d e d-bis ) di 6 e 7 parole dell’articolo7 dell’incredibile per caos e confusione decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante “disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” reintrodusse il nucleare in Italia in spregio al referendum plebiscitario del NO del 1987, poi di nuovo annientato dal nuovo referendum del 2011. 

Monti utilizzò – per fare passare le sue pesantissime scelte, radicalmente opposte agli interessi collettivi, del “Pubblico” e dell’Ambiente – , chiamò “ Salva Italia” il suo decreto 6 dicembre 2011, n. 201) recante ”Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici” a cui poi, non pago, aggiunse il decreto del 22 giugno 2012 n. 83, contenente” misure urgenti per la crescita” e che chiamò Decreto Sviluppo.

Letta, di fronte al fatto che l’Italia non si era né salvata, né sviluppata né cresciuta, ma anzi era andata ancora più giù, per imporre la stessa filosofia e gli stessi interessi di Berlusconi e Monti portò la novità della efficienza e così chiamo il suo principale decreto di riferimento, il n. 69 del 21 giugno 2013, Decreto del fare, con cui propinava al Paese 80 mosse (questo il numero degli articoli) che avrebbero dovuto essere vincenti per dare risposte alle urgenze e alle priorità di intervento economico (e non solo). 

Il fare di Letta è durato pochissimo e così ci è stato catapultato Renzi. 

Il mandato avuto è chiaro: vanno benissimo, filosofia, obbiettivi e i contenuti dei decreti Berlusconi, di Monti e di Letta, confermati e fortemente accentuati, ma ciò non basta. 

Occorre dare la risposta conclusiva alla richiesta di fondo del sistema di potere che sta dietro all’attuale epocale crisi: cancellare i quasi 70 anni, dalla nascita della Repubblica Italiana ad oggi, di conquiste in ogni campo dei Popolo come tale, dei cittadini e dei lavoratori per riportarlo alla condizione istituzionale, sociale, culturale, di diritti, ed economia dello stato fascista: occorre   sbloccare l’Italia dalle norme e vincoli legislativi progressivamente acquisiti, effetto della grande e diffusa crescita della coscienza sia degli insostituibili e non più monetizzabili valori della natura, della storia e della cultura del proprio territorio e degli immani rischi per la biodiversità, l’ambiente e la salute conseguenti a determinate scelte. 

Occorre svilire e dequalificare come fonte di degrado e di spreco tutto quanto (escluso naturalmente ciò che è funzionale alla difesa del sistema) che è pubblico e collettivo per ridurlo drasticamente e per consegnare il Paese ai grandi, ma non solo, poteri ed interessi economici privati e al libero mercato, qualunque esso sia nei contenuti e nelle regole.

Se guardiamo a ciò che è stato fatto e soprattutto a ciò che è oggi in atto con Renzi, non vi è nulla, proprio nulla che non vada in tale direzione: dalla cosiddetta legge di stabilità alla riforma Fornero oggi sempre più insignificante cosa rispetto all’attacco allo Statuto dei Lavoratori, dalla democricidia legge elettorale alla revisione del titolo V della Costituzione, dalla spending review appunto ai decreti legge approvati fino all’ultimo Sblocca Italia, violentatori della Costituzione, cui, è un paradosso, tutti, proponenti e sostenitori, hanno giurato di essere fedeli quando nominati o eletti, ministri, o parlamentari. 

Difatti secondo l’art 77 della Costituzione, – è una ossessione per Renzi ma è tuttora vigente – affinché il Governo sia legittimato ad emanare un decreto legge è indispensabile che sussistano le condizioni di necessità ed urgenza; e cioè la Costituzione prevede il decreto legge per eventi assolutamente imprevedibili, eccezionali e perciò necessari ed urgenti, che non possono attendere l’ordinario iter parlamentare.

Ora qualcuno sa spiegare quali erano le condizioni di necessità ed urgenza per le migliaia e migliaia di articoli dei decreti legge approvati in questi anni

Quali necessità ed urgenza aveva il rilancio del nucleare del decreto Berlusconi? 

Quali necessità ed urgenza hanno oggi le concessioni, le perforazioni e le coltivazioni dei giacimenti di idrocarburi come la scelta degli inceneritori per farli inserire nel decreto legge dello Sblocca Italia? 

Naturalmente assolutamente nessuna, ma nell’arroganza del potere, sapendo di poter fare impunemente tutto quello che si vuole, al di fuori di “ogni regola” si è calpestata e si continua a calpestare la Costituzione. 

E come abbia potuto il Presidente della Repubblica promulgare tali decreti, per tantissimi cittadini resta incomprensibile.

L’agire fuori ogni legittimità e correttezza e rispetto verso il Parlamento ed il Paese nell’approvazione dei decreti legge è stata in questi anni …. di una chiarezza e trasparenza cristallina e oggi per il Decreto Renzi Sblocca Italia supera ogni limite. 

Alla conclusione di in una ordinaria riunione di condominio vengono verbalizzati gli atti approvati ed inviati agli aventi diritto; anche le riunioni dei Consigli dei Ministri sono naturalmente normate (DPCM 15 novembre 1993 n 268 e successive modifiche) e prevede (Capo II, Art. 9) alla conclusione il processo verbale (secretato) e la raccolta delle deliberazioni da inviare al Presidente della Repubblica per le osservazioni o la promulgazione sulla Gazzetta Ufficiale. 

Il cosiddetto Decreto Sblocca Italia è stato all’OdG del Consiglio del Ministri del 29 agosto; come si può giustificare un così enorme ritardo nell’invio al Presidente della Repubblica se non nel solo fatto che il 29 agosto è stato approvato un semplice pomposo comunicato Stampa e nessun reale testo del decreto che è tuttora (11 settembre) in scrittura probabilmente per la “quadratura del cerchio” con la legge di stabilità ?  

Se è così, e non ci sembra proprio che possa essere diversamente, siamo proprio davanti al gioco (non più napoletano) delle tre carte: un ulteriore grande imbroglio. 

Auspichiamo, e non possiamo fare o chiedere altro, che il Presidente della Repubblica rinvii al mittente il decreto oltre che per la illegittimità costituzionale non avendo né carattere di necessità ed urgenza, e per gli assurdi contenuti , anche perché in realtà NON APPROVATO DA NESSUN CONSIGLIO DEI MINISTRI.

 

Antonio D’Acunto

 

Presidente della Rete campana della Civiltà del Sole e della Biodiversità

Consigliere Nazionale VAS – Verdi, Ambiente e Società

 

Napoli, 11 settembre 2014

 

 

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