Sblocca Italia: via libera della Camera, ora passa al Senato

Articolo pubblicato il 30 ottobre 2014 sull’allegato al Sole 24 Ore “Edilizia e Territorio”

 Immagine.Edilizia e Territorio

Dopo il voto di fiducia della scorsa settimana e un percorso travagliatissimo, la legge di conversione del decreto Sblocca Italia ha chiuso la sua strada a Montecitorio. 

La Camera ha licenziato oggi il provvedimento, rendendolo di fatto definitivo. 

Il testo è stato approvato con 278 sì, 161 no, 7 astensioni. 

Ora passa al Senato. 

Il Dl, infatti, va convertito entro il prossimo 11 novembre, pena la decadenza. 

Al Senato, allora, restano una decina di giorni per esaminare il Ddl. Troppo poco per modificarlo e mandarlo indietro per una terza lettura.

L’approvazione arriva dopo un iter molto complesso davanti alla commissione Ambiente. 

La prima seduta è datata 18 settembre, ma il lavoro di votazione vero e proprio è cominciato lo scorso 9 ottobre. 

La battaglia, durissima, è durata circa tre settimane.

E ha visto un’opposizione molto netta del Movimento 5 Stelle, che ha provato in tutti i modi a rallentare il via libera definitivo.

 Immagine.Croci per Sblocca Italia.1

A complicare ulteriormente la situazione c’è stata la mannaia prima della Ragioneria generale dello Stato e poi della commissione Bilancio, che hanno bocciato molte delle novità con impatto sui conti pubblici. 

Comunque, alla fine sono stati presentati 2.200 emendamenti e ne sono stati votati 1.200: in approvazione sono andate oltre 200 modifiche, che rivedono il testo licenziato dal Governo a fine agosto in diverse parti.

I capisaldi principali sono confermati. I 3,9 miliardi di opere infrastrutturali cantierabili restano intatti: il ministero, intanto, ha già approvato il primo decreto con finanziamenti per 1,7 miliardi e quindici opere, fissando anche i criteri (piuttosto leggeri) per giudicare la cantierabilità delle infrastrutture.

Allo stesso modo, resta saldo il pacchetto di interventi sulla Napoli-Bari e sulla Palermo-Messina. 

Esce solo ritoccato l’articolo 17, che contiene le misure in materia di edilizia privata, come la manutenzione straordinaria tramite comunicazione di inizio lavori. 

E subiscono qualche correzione marginale le norme sulle bonifiche degli articoli 33 e 34.

Tra le novità della fase di conversione, spiccano il ritorno del regolamento edilizio unico, la riscrittura totale dell’articolo 5 in materia di concessionarie autostradali, la pesante revisione dell’articolo 7 sulla governance in materia di risorse idriche, le nuove regole per blindare gli interventi di difesa del suolo nell’articolo 9, dopo i fatti di Genova. 

All’ultimo minuto, poi, sono saltate diverse norme importanti, come l’estensione della defiscalizzazione alle autostrade in esercizio e l’aumento del plafond del fondo emergenze da 50 a 100 milioni di euro.

E, soprattutto, la contestatissima riduzione dell’Iva dal 10 al 4% per gli interventi che beneficiano dei bonus fiscali per ristrutturazioni e risparmio energetico.

La strada, dopo l’approvazione di Montecitorio, sembra già segnata. 

Non c’è tempo perché il Senato approvi altre modifiche. 

Il testo, infatti, andrà convertito entro l’undici novembre e, se Palazzo Madama votasse qualche emendamento, non ci sarebbe tempo per una terza lettura. 

Con un ritorno alla Camera, il rischio di decadenza sarebbe altissimo, soprattutto alla luce dell’opposizione del M5S in prima lettura. 

A questo punto, insomma, ci si avvia a grandi passi verso la «Gazzetta ufficiale».

 

 

 

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