L’ARSENALE DIVENTERÀ UN CENTRO COMMERCIALE?

Comunicato Stampa Italia Nostra Venezia

5 dicembre 2014

di Paolo Lanapoppi Vicepresidente, Italia Nostra, Sezione di Venezia

Il subcommissario Michele Scognamiglio, che agisce per incarico del commissario Zappalorto, sembra avere molta fretta di formulare un piano per il destino dell’Arsenale prima che scadano i termini del suo mandato.

Il piano dovrà poi essere confermato da sindaco e giunta che usciranno dalle elezioni di primavera; ma per qualche ragione, forse puro di puro zelo burocratico, i due commissari intendono chiuderlo e approvarlo prima della metà di aprile.

Così hanno autorizzato, e anzi incoraggiato, l’Ufficio Arsenale istituito dall’ex sindaco Orsoni a proporre un Piano direttore, che indica molto chiaramente la direzione nella quale intendono muoversi.

Essa consiste principalmente nella ricerca di aziende private disposte ad accollarsi i costi di restauro e manutenzione  dei moltissimi edifici disponibili.

Il complesso è stato diviso in lotti, ognuno dei quali è oggetto di una scheda illustrativa che ne descrive la destinazione d’uso e i costi di ristrutturazione (il totale è di circa 240 milioni di euro).

Per tutte le tese, nelle quali i veneziani costruivano le loro navi, è prevista l’introduzione di solai che aggiungeranno un piano di calpestio: forse un modo per rendere più appetibili degli edifici così maledettamente scomodi per chi volesse installarvi dei centri commerciali.

Tra qualche tempo, a quanto è stato comunicato, verranno lanciati dei bandi per le concessioni dei singoli lotti.

È presumibile che essi verranno ceduti ai migliori offerenti, anche se il subcommissario Scognamiglio ha dichiarato in una riunione con alcune associazioni che dovrà contare molto anche la qualità dei prodotti aziendali trattati.

In un incontro con la cittadinanza il subcommissario ha illustrato il suo piano e poi ha ceduto la parola all’azienda che il Comune ha assunto (per ora non si sa a quali costi) per reperire gli “investitori”.

Il rappresentante di quell’azienda (specializzata nel settore immobiliare e nella ricerca di investitori professionali) si è anche sbilanciato ad accennare al tipo di attività che vorrebbe vedere installate nel nostro Arsenale: “fashion (si cerca sempre l’inglese per essere più moderni), arti visive, musica, etc.”

Alla stampa ha dichiarato che ci sarebbero già 50 brand (vuol dire marchi) internazionali disposti a insediarsi nell’Arsenale.

Ciò che interessa non è dunque una testimonianza della storia navale, civile e artistica del nostro Paese e dell’Europa intera, ma una serie di contenitori per brand e fashion.

Sarà praticamente impossibile leggere negli edifici rimaneggiati, rivestiti, trasformati la solennità e bellezza dell’antichissima fabbrica navale.

Contro queste proposte la comunità veneziana si è già levata con molta forza: non solo le associazioni, ma anche individui singoli stanno protestando sia nelle sedi ufficiali sia nei social network.

Sta nascendo così un’idea unitaria dell’uso da fare del compendio, tale da esaltarne insieme la bellezza, la storia e il messaggio di vita: farne un polo della civiltà del mare, che comprenda la testimonianza dell’antico e una visione del presente e futuro, forse anche un centro per gli studi sulla laguna e per la produzione e il restauro di barche antiche e moderne. Invece che agenzie immobiliari, il Comune dovrebbe affidarsi all’esperienza e sapienza dei nostri grandi storici dell’arte e dei direttori dei grandi musei marittimi del mondo.

Il meraviglioso Arsenale di Venezia è una grande opportunità e una forte responsabilità, di fronte non solo ai residenti ma a tutto il mondo civile: chi verrà a visitarlo dovrà uscirne più ricco, più completo come uomo e come cittadino del mondo.

A questo serve la bellezza, non a incassare profitti.

 

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