Piazza Pulita

Articolo di Paolo Somma pubblicato l’11 dicembre 2014 su “Eddyburg”.

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In un’intervista apparsa sulla stampa locale il 7 dicembre, Renata Codello, Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia, ha ribadito il suo convincimento che i cartelloni pubblicitari, che per alcuni anni hanno mascherato piazza San Marco, siano «l’unico sistema per riqualificarla» e ha rivendicato la bontà di quello che le appare essersi dimostrato un progetto “anticipatore”.

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Renata Codello

Più che il contenuto di tali dichiarazioni, che poco aggiunge ad altre sue precedenti, sorprende il silenzio della Soprintendente a proposito della decisione – resa nota due giorni prima, il 5 dicembre – assunta dal commissario prefettizio Vittorio Zappalorto di «cedere» le Procuratie Vecchie, che pure fanno parte della piazza, alle Assicurazioni Generali. [vedi http://vasonlus.it/?p=9762#more-9762]

Tale decisione è l’ultimo tassello di una lunga contrattazione avviata dalle precedenti amministrazioni comunali con i proprietari del complesso architettonico, su una parte del quale “grava” il vincolo di uso pubblico.

L’idea dell’ex sindaco Orsoni era di togliere il vincolo di destinazione d’uso al compendio, fatta eccezione per circa 3000 metri quadri con affaccio sulla piazza, che sarebbero dovuti rimanere per trent’anni nella disponibilità del comune, se le Generali avessero versato qualche milione di euro. 

A suo tempo, l’offerta venne giudicata non abbastanza vantaggiosa dalle Generali che, ben coscienti che «questa proprietà è una cosa unica al mondo …. ha un valore inestimabile», hanno saggiamente aspettato le svendite al ribasso del commissario.

Ora, infatti, il comune rinuncerà ad ogni contenzioso e siglerà un accordo bonario che riduce da 3000 a 800 metri quadrati la parte da destinare ad usi pubblici. 

«In cambio, ha detto il commissario, la compagnia verserà alcuni (?) milioni per la valorizzazione immobiliare nel frattempo avvenuta dell’area delle Procuratie». 

Più che soddisfatti sono anche gli amministratori delle Generali, che hanno dichiarato: «al momento non è stata ancora individuata la destinazione, ma sarà compatibile e in perfetta sintonia con la città di Venezia e con la monumentalità del posto … detto questo, gli spazi sono nostri». 

Bontà loro, che non hanno (non ancora) accatastato la piazza a proprio nome.

Se la contemporaneità delle dichiarazioni del commissario e quelle della soprintendente è ovviamente casuale, induce però a porsi almeno due domande. 

La prima è se il processo di valorizzazione immobiliare di cui parla Zappalorto non coincida con la riqualificazione esaltata dalla sopraintendente, ed in vista di quali utilizzatori finali siano state restaurate le pietre della piazza. 

È una domanda retorica, dal momento che è dimostrato che il degrado viene tollerato, se non promosso (almeno a partire dal concerto dei Pink Floyds) dalle pubbliche amministrazioni finche lo spazio è pubblico, ma diventa intollerabile quando riduce le amenità ambientali incorporate dai privati investitori.

La seconda questione è se la ripulitura della piazza, in senso fisico e umano – è di oggi la notizia di un “presidio fisso interforze per blindare San Marco” – sia un elemento non secondario del processo in corso di feudalizzazione della società, e quindi degli spazi urbani ai quali i cittadini hanno diritto di accedere o tramite un pagamento o grazie alla concessione di un signore.

Se è così, aspettiamoci, magari con il prossimo patto di stabilità, la recinzione dello square e la consegna delle chiavi ai proprietari che vi si affacciano e che vi possono atterrare con le loro mongolfiere.

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