L’Assemblea Capitolina ha approvato la deliberazione “Roma verso Rifiuti Zero”

All’ordine del giorno dei lavori dell’Assemblea Capitolina dell’11 dicembre 2014 c’era anche la Proposta n. 147/2014 concernente «Indirizzi per l’avvio del percorso “verso rifiuti zero” attraverso l’introduzione di un programma di gestione dei rifiuti urbani e dei servizi di decoro ed igiene urbana, tra cui la raccolta differenziata “porta a porta spinta” dei rifiuti urbani». 

La discussione su di essa si è conclusa nella successiva seduta del 16 dicembre 2014, con l’approvazione della proposta con 21 voti favorevoli e 7 astenuti. 

Le linee di indirizzo contenute nell’atto approvato prevedono:

1) di realizzare gli obiettivi di legge che prevedono il 65% di raccolta differenziata nel 2016 e il 75% nel 2020;

2) che le azioni di igiene pubblica siano conformi agli esiti del Referendum del 12/13 Giugno 2011 in tema di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica;

3) continuare con l’estensione della raccolta porta a porta;

4) che l’Amministrazione capitolina renda pubblico il flusso dei rifiuti urbani e descrivere in modo intellegibile e trasparente le risorse economiche in ogni settore impiegate e da ogni settore generate;

5) l’adozione di un Piano di Azione per ridurre il flusso di produzione di rifiuto per centrare l’obiettivo del -20% nel 2020;

6) calibrare la tariffa dei rifiuti solo sulla quantità di indifferenziato prodotto, con sistemi di rilevamento tecnologici per superare la raccolta multimateriale stradale;

7) controlli e sanzioni sugli errati conferimenti, per evitare che i rifiuti speciali finiscano ad “inquinare” il flusso dei rifiuti urbani;

8) di avviare la realizzazione di Centri di riuso e riparazione, nei pressi delle isole ecologiche, per intercettare il materiale prima che venga conferito al Centro di raccolta e trasformato in rifiuto sensibilizzando al contempo la cittadinanza alle pratiche del riutilizzo;

9) l’autosufficienza impiantistica a livello territoriale per chiusura del ciclo dei rifiuti urbani;

10) la creazione di Centri di Raccolta municipali per il trattamento della frazione organica differenziata e per il recupero della raccolta multimateriale leggera e degli imballaggi;

11) la riconversione degli impianti di TMB di AMA per la selezione dei rifiuti indifferenziati con tecnologie che favoriscano il recupero di materia eliminando la creazione di combustibile da rifiuto e il ricorso all’incenerimento;

12) l’istituzione di “Osservatori Municipali/Comunale verso Rifiuti Zero” con compiti di monitoraggio e controllo di quanto previsto costituiti da Municipi, AMA, e associazioni di comitati e cittadini.

«Finalmente l’Aula ha approvato la delibera che traccia il percorso verso rifiuti zero. Abbiamo lavorato insieme alle stesse associazioni che avevano presentato a giugno 2012 la delibera di iniziativa popolare, che però non era mai stata discussa. Abbiamo richiamato quei soggetti e condiviso un percorso di alcuni mesi con un gruppo di lavoro apposito per riscriverla e aggiornarla alla data odierna, visto che alcuni termini di legge erano cambiati e alcuni risultati superati e il provvedimento popolare per sua natura non è emendabile».

Così l’assessore all’Ambiente di Roma Capitale Estella Marino commentando l’approvazione della delibera ‘verso rifiuti zerò da parte dell’assemblea capitolina.

 Immagine.Estella Marino

Estella Marino

«Da qui prendiamo le mosse per il nostro percorso – aggiunge -, con il porta a porta, le percentuali della differenziata contenute nel patto per Roma e confermiamo la necessità di adeguare l’impiantistica e spingere verso il riciclo e il riuso, il tutto monitorato dagli osservatori comunale e municipali istituiti con la delibera di oggi. Voglio ringraziare tutte le associazioni per l’impegno e il prezioso lavoro fatto insieme».

«Abbiamo dato mandato ad Ama di affrontare tutta l’organizzazione in modo che i ponti delle feste non influiscano sul servizio. Quindi turnazione corretta e controllo sui permessi per malattia. Così credo non avremo bisogno di nessun piano straordinario».

Così l’assessore all’Ambiente di Roma Capitale Estella Marino a chi gli chiedeva se per le feste di Natale ci sarà un piano straordinario rifiuti.

«Era il 6 Marzo del 2012 quando con gli amici del Comitato #Diamocidafare presentammo 12.000 firme raccolte a sostegno della delibera comunale di iniziativa popolare “Roma verso Rifiuti Zero”: oggi, grazie al nuovo corso dato dal Sindaco Marino, la delibera è finalmente approvata dall’Assemblea capitolina fornendo così a Roma Capitale e ad AMA importanti linee di indirizzo sulla gestione dei rifiuti urbani e sui servizi di decoro e di igiene urbana».. – Lo dichiara Emanuela Mino, Presidente del Consiglio del Municipio XI e promotrice della delibera di iniziativa popolare “Roma verso Rifiuti Zero”.

Immagine.Emanuela Mino

Emanuela Mino

Come portare Roma al livello delle altre metropoli europee in termini di gestione del ciclo dei rifiuti è stato un impegno assunto, sin dalla sua elezioni, dal Sindaco Marino e della sua Giunta.

Da qui è nata la scelta di chiudere subito, Settembre 2013, la discarica di Malagrotta, di avviare una rivoluzione amministrativa e industriale per AMA, che passa dal cambio del management sino all’avvio della raccolta porta a porta su sempre un numero più grande di aree della città.

A questi interventi si aggiunge il tavolo di confronto aperto nel Novembre 2013 dall’Assessore all’Ambiente Estella Marino con il Comitato promotore #Diamocidafare e l’Associazione Zero Waste Lazio: un percorso che nel Marzo 2014 si è concluso ed ha portato alla redazione della delibera approvata oggi.

L’associazione Zero Waste ha emanato il seguente comunicato.

Immagine.Zero Waste

Comunichiamo che il 16 dicembre alle 12 l’Assemblea Capitolina ha approvato a maggioranza la delibera “Roma verso Rifiuti Zero”, una delibera che ha visto attuato in anteprima un percorso di condivisione in un tavolo tecnico tra la delegazione di RomaCapitale e la delegazione guidata da Zero Waste Lazio partendo dalla proposta di iniziativa popolare di cui avevamo predisposto il testo e l’allegato tecnico di linee guida poi supportato nella raccolta firme dal comitato promotore Diamocidafare. 

Il testo uscito dal tavolo tecnico ha salvaguardato l’intero percorso e lo spirito della proposta di iniziativa popolare originaria, pur adeguandola nelle prescrizioni normative e certificandone l’ammissibilità e la fattibilità di un programma-quadro che definisce gli obiettivi, le azioni da avviare, le tecnologie ammissibili e le correlate infrastrutture necessarie a raggiungere l’obiettivo finale entro il 2020 per ridare a Roma Capitale il ruolo europeo che le compete. 

Un obiettivo che ha visto il primo successo di una attività condotta da Zero Waste Lazio e da tutte le associazioni aderenti e che hanno condiviso con noi il lavoro di tre anni di pressing istituzionale, di divulgazione cittadina, di formazione tecnologica in tutti i Municipi di Roma e nel resto del territorio laziale. 

Sottolineiamo che sin dal 2011 avevamo identificato l’obiettivo di riconvertire ROMA per azzerare il criminale ciclo dei rifiuti di tutto il Lazio, gestito da trenta anni da una lobby affaristica che ora è stata marginalizzata, e di puntare all’eliminazione di inceneritori, mega- discariche ed in genere alla combustione dei rifiuti attraverso l’implementazione di una vera alternativa di sistema che puntasse alla Riduzione-Riuso-Riciclo-Recupero a freddo di materia. 

Il nostro slogan è sempre stato: SE CAMBIA ROMA….. CAMBIA IL LAZIO. 

OGGI È INIZIATO FINALMENTE IL CAMBIAMENTO “verso RIFIUTI ZERO”

 

AGGIORNAMENTO

Secondo i dati forniti dall’AMA la media italiana di produzione di rifiuti è di 504 chili all’anno a persona, mentre a Roma è di 660 chili: sulla maggiore media dei romani pesano i rifiuti dei turisti, dei pendolari che vengono da fuori o anche delle decine di migliaia di persone che partecipano a manifestazioni e cortei.

Ogni giorno a Roma vengono raccolti 3800-3600 tonnellate di rifiuti, 3.000-3.300 dei quali indifferenziati.

Di queste 1500 vengono lavorate nei due impianti AMA di Villa Spada e di Rocca Cencia, in ciascuno dei quali è in funzione un impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB): ci sono inoltre altri due impianti di TMB della Colari di Cerroni, di cui uno a Rocca Cencia.

Da quello dell’AMA di Rocca Cencia passano ogni giorno 750 tonnellate di rifiuti: immondizia che viene stoccata, separata, lavorata ed essiccata nelle diverse parti dell’impianto.

All’ingresso dello stabilimento stazionano enormi balle di rifiuti pressati.

Immagine.Ingresso impianto di Rocca Cencia

Dentro l’impianto lavorano i macchinari per il trattamento, soprattutto nella sezione dove la parte organica viene essiccata ad alte temperature.

Come ha spiegato il responsabile dell’impianto nel corso del sopralluogo effettuato dalla Commissione Ambiente il 26 febbraio 2014 “In primo luogo i rifiuti passano per un cilindro che divide la organica da quella secca. Quest’ultima, tramite un getto di aria, viene ulteriormente divisa: da una parte la componente più leggera, dall’altra quella più pesante.

La prima, dopo aver tolto materiale ferroso attraverso grossi magneti, costituirà il combustibile da rifiuto da avviare all’incenerimento, prevalentemente negli impianti di Colleferro o di San Vittore.

L’altra, sempre ripulita dal metallo, sarà invece lo scarto da smaltire in discarica”.

Infine c’è la parte organica “che non può essere trattata alla stregua dell’umido della differenziata perché è possibile che in mezzo rimanga qualche residuo degli altri rifiuti.

Questa materia viene lasciata in grosse vasche ad alte temperature per circa 28 giorni.

Si tratta della Frazione organica stabilizzata, utilizzata anche per coprire le discariche.

I gas prodotti dalla stabilizzazione vengono raccolti, ‘lavati’ dell’eventuale presenza di acidi e ammoniaca ed espulsi dopo essere passati da un biofiltro.

Aria che spesso ha temperature elevate. Da qui il fumo bianco che si vede all’esterno”.

L’impianto di trattamento meccanico biologico dell’AMA, come già detto, non è l’unico impianto che lavora rifiuti a Rocca Cencia.

Proprio qui a fianco ci sono altri due centri privati. Uno è l’impianto di tritovagliatura (diverso da un TMB, separa solo la parte grossa da quella fine, ndr) del Colari, aperto nell’aprile dello scorso anno, cui AMA porta i rifiuti” fa sapere l’ingegnere dello stabilimento di Rocca Cencia.

In linea di massima c’è la possibilità – in caso di necessità – di portare fuori Roma (ad esempio nel TMB della Rida in provincia di Latina) altre 200 tonnellate di rifiuti.

In sintesi: funzionano al momento i quattro TMB romani (due di Ama e due di Colari), i due tritovagliatori e, se servirà, 200 tonnellate di rifiuti potranno essere trattati fuori da Roma: questo dovrebbe evitare il rischio di lasciare i rifiuti nei cassonetti o per strada.

Ma in passato l’intoppo che ha causato l’effetto a catena e l’emergenza si è verificato in un altro punto del ciclo dei rifiuti: gli inceneritori.

Una parte consistente dei rifiuti, una volta trattata, diventa CDR (Combustibile da Rifiuti) (o un materiale meno pregiato ma comunque simile) destinato ad alimentare i termovalorizzatori.

Ma in passato – ad esempio a fine 2013 – il sistema è andato in tilt perché uno dei termovalorizzatori di San Vittore e Colleferro (i due funzionanti nel Lazio) avevano dei problemi e quindi non si sapeva dove portare il materiale.

In parte il nodo era stato sciolto siglando contratti con aziende di altre regioni, in primis Emilia-Romagna e Lombardia, ma anche in questo caso ci sono sempre delle insidie: dal maltempo che blocca i camion agli impianti in manutenzione.

Attualmente sono 163 gli autoarticolati che partono ogni giorno da Roma con il CDR.

Ora l’Ama sta completando un altro bando, europeo, per ampliare la lista delle aziende pronte ad accogliere negli inceneritori il combustibile da rifiuti romano.

A Rocca Cencia dove già ci sono il TMB e i tritovagliatori il Comune vuole realizzare uno dei quattro eco distretti previsti dal Campidoglio e dall’Ama, con un investimento complessivo di 200 milioni.

Cosa significa eco distretto?

Significa realizzare un complesso industriale con alcuni macchinari che lavorano i materiali della differenziata.

«Ad esempio quello che divide alluminio, plastica e vetro che finiscono, in alcune aree di Roma, in un unico contenitore – spiega Estella Marino – Oggi è un compito che affidiamo ai privati, in futuro potrà farlo l’Ama».

Ma l’impianto di cui Roma ha più necessità è quello di compostaggio anaerobico con la produzione di biogas.

In sintesi: la parte umida della differenziata oggi, per quattro quinti, viene portata (con costi elevati) in Veneto, perché in provincia di Roma c’è solo un impianto, a Maccarese.

Bene, negli eco distretti potranno essere realizzati questi impianti, per rendere Roma vicina all’autosufficienza. 

Roma spende 120 milioni di euro l’anno per mandare ai gassificatori i rifiuti che escono dai TMB, mentre i costi del trattamento negli impianti e nel tritovagliatore sono di 45 milioni, per un totale di 165 milioni l’anno, coperti dalla Tari che pagano i romani.

Nel 2014 alla fine avremo speso fra i 160 e i 170 milioni, visto che avremo mandato fuori 1,1 milioni di tonnellate di rifiuti, fra indifferenziato e organico».

la parte umida della differenziata oggi, per quattro quinti, viene portata (con costi elevati) in Veneto, perché in provincia di Roma c’è solo un impianto, a Maccarese.

Per ora siamo costretti a mandare ogni giorno 163 camion in giro per impianti in tutta Italia: alla luce delle manifestazioni di interesse già arrivate, si potrebbero siglare contratti con impianti in Spagna, Danimarca, Svezia, Svizzera, Ungheria e Olanda.

In quel caso, invece dei camion, potranno essere usate anche le navi o i treni.

Su 100 tonnellate di rifiuti, oggi 40 passano dai canali della differenziata; le altre 60 vanno negli impianti di trattamento, ma di questi circa 20 tonnellate diventano CDR, con destinazione termovalorizzatori.

Quel che resta, diminuito in volumetria dopo la lavorazione, va in discarica, all’incirca 20-30 delle 100 tonnellate iniziali.

Non solo: visto che la differenziata sta aumentando a Roma, se nel 2015 si aarrivasse al 50 per cento e nel 2016 al 65, la fetta di scarti che va in discarica si assottiglia.

Il piano industriale dell’AMA per Rocca Cencia sembra avere un costo stimato in cento milioni di euro: tratterà fino a 400mila tonnellate di rifiuti differenziati al giorno, multimateriale leggero (plastica, e alluminio) e vetro.

Secondo l’Amministratore Delegato di AMA Daniele Fortini la cosa che “potrebbe far calmare gli animi” è proprio il fatto che nel ciclo di trattamento previsto, non ci sarà l’organico, ovvero quello che rende i rifiuti pericolosi, e inquinanti.

Un quarto dei rifiuti di Roma è composta dagli scarti alimentari – ha detto Fortini in Commissione Ambiente -, quindi se la differenziata viene fatta bene, con la corretta separazione della frazione secca, si ridurrà l’utilizzo della tritovagliatura, e di conseguenza dello scarto residuo”.

Ovvero, quella parte di rifiuto che non si può recuperare e che finirebbe nella discarica di servizio.

Se anche la raccolta differenziata aumentasse al 70% (quindi circa 2600 tonnellate, lasciandone fuori poco più di mille, ndr) ci sarebbe comunque bisogno di almeno di un impianto. Comunque si possono sempre riconvertire”.

Per il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Enrico Stefàno, “anche se funzionano bene, sono frutto di un sistema basato su discariche e inceneritori al quale ci opponiamo: le prime per la parte da scartare, i secondi per il Combustibile da rifiuto. La raccolta differenziata spinta è l’unica strada”.

 

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