Leggi anti-tutela e fastidio per le regole

Articolo di Sergio Roggio pubblicato il 9 dicembre 2014 su “La Nuova Sardegna”.

Immagine.La Nuova Sardegn

Si dice da tempo, con cicliche conferme, del divorzio dei cittadini dalla politica. 

Colpisce però che siano spesso i sindaci – non estranei alla politica – a manifestare sfiducia verso le decisioni prese nei palazzi lontani. 

Questo giornale ha dato conto della rivolta di amministratori sardi contro “Sblocca-Italia”. 

Sorpresi che dietro il programma di semplificare i processi per ammodernare il Paese ci sia l’idea di favorire lo sfruttamento intenso del territorio, e quindi l’impoverimento di luoghi, pure dove si vive dalla conservazione della natura. 

La prima insidia dall’arrembaggio di trivelle per ricavare inezie di gas o petrolio, nulla a che vedere con le pratiche di efficienza energetica a tutela della salute, come vorrebbe il buonsenso prima che la l’Europa.

Il profilo aggressivo di “Sblocca-Italia” è spiegato nel libro online scaricabile da «Altraeconomia» : Rottama Italia, sedici opinioni autorevoli (Settis, Montanari, De Lucia, Salzano, Petrini, ecc.) contro il “doppio salto mortale all’indietro”, la retorica del “fare” oltre le leggi.

Da più parti si pensa di ricorrere alla Consulta contro vari articoli del provvedimento, un insopportabile disegno di spoliazione di beni comuni, di «accumulazione capitalistica per espropriazione», direbbe il geografo-politologo David Harvey. 

Ma attenzione: all’orizzonte c’è anche una bozza di legge in materia urbanistica presentata dal ministro Maurizio Lupi: del tutto indifferente ai caratteri del territorio italiano che affonda nel fango e nell’incuria (compromessi, nell’ultimo mezzo secolo, 5 milioni di ettari di suolo agricolo). 

La legge garantisce la distribuzione di crediti edilizi per favorire la speculazione dei suoli (la consustanzialità tra proprietà privata e diritto a costruire – è stato scritto), la dissolvenza della pianificazione comunale con l’istituzione di indennizzi alle trasformazioni negate, la disapplicazione delle disposizioni sugli standard urbanistici; tutta roba sconsigliabile mentre le bolle immobiliari minano l’economia. 

Così l’ accanimento della crisi disorienta e spiana la strada ad iniziative che violano misure di tutela ambientale e paesaggistica convenute in Europa.

Peccato, a proposito di disorientamento, che le manifestazioni siano normalmente contro le manomissioni più immediate e sotto casa, e raramente per difendere le ragioni che presiedono alla conservazione di habitat preziosi. 

Penso all’insofferenza verso la norme per custodire le biodiversità. 

In Francia e Germania si festeggia per il riconoscimento di un sito d’interesse comunitario che accresce il prestigio di una regione.

Dalle nostre parti la presenza di un Sic [Sito di Importanza Comunitaria, Ndr.] incupisce, come la diagnosi di una malattia, un’area ben protetta come il colesterolo alto.  

Colpiscono i toni astiosi per le cautele chieste nella realizzazione della Sassari-Olbia nei pressi di un Sic. 

Non so se le prescrizioni siano eccessive (peraltro a cura di uffici molto competenti). 

So che sono spropositate le invettive, il sarcasmo a uffa sulla fauna selvatica ai bordi del percorso, che saprebbe dove migrare – ci spiegano i soliti nemici delle regole per lo sviluppo buono.

Ripenso, per dire del disorientamento, allo slogan antipatico “l’uomo prima del muflone” che non ha aiutato le comunità del Gennargentu. 

Accompagnato dagli auspici estivi per improbabili apparizioni della foca monaca.

Il governo regionale ha coerentemente protestato contro “Sblocca-Italia”, segno di ostilità all’idea di affrancare gli investimenti dalle valutazioni da vicino, pur di realizzare briciole di Pil. 

E su questa traccia, nello sfondo il principio di sussidiarietà, ha aperto il confronto sul disegno di legge già deliberato dalla giunta, quel piano-casa forever che non persuade. 

Appunto perché attribuisce direttamente ai proprietari di immobili la facoltà di trasformarli in contrasto con i piani comunali e con impatto casuale su una miriade di situazioni delle quali il legislatore non può ovviamente sapere granché; come lo Stato non sa nulla dell’effetto delle trivellazioni ad Arborea o chissà dove nell’isola.

 

 

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