I restauratori bocciano il Colosseo

Articolo di Dario Martini pubblicato con questo titolo il 18 gennaio 2015 su “Il Tempo.it”.

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«Il lavoro effettuato è disomogeneo e peggiora l’aspetto complessivo del Colosseo». 

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I restauratori e le imprese specialistiche che si occupano della conservazione dei monumenti bocciano senza appello il rifacimento delle prime dieci campate dell’Anfiteatro Flavio. 

Lo fanno inviando una lettera molto dura al ministero dei Beni culturali e alla presidenza del Consiglio con cui chiedono di «riconsiderare una scelta così gravemente lesiva del futuro del nostro patrimonio culturale». 

I restauratori, in passato, avevano contestato il fatto che la “pulitura” del Colosseo fosse stata affidata ad imprese di edilizia generale non specializzate. 

Oggi, presentano il conto. 

Il messaggio è semplice: ve lo avevamo detto che non avevano le competenze necessarie per portare a termine un buon lavoro. 

La lettera è sottoscritta da 64 architetti e restauratori che sostengono la protesta delle imprese specialistiche di restauro. 

L’Ari, l’associazione restauratori italiani, già nel 2011 aveva cercato di impedire che i lavori finanziati dalla Tod’s di Della Valle fossero affidati ad imprese edili comuni. 

Ma fu tutto inutile. 

Il restauro, infatti, fu affidato all’impresa Gherardi/Aspera. 

Bisogna ricordare che i ponteggi sui primi 5 fornici sono stati montati nel settembre 2013. 

I lavori, infatti, hanno preso il via con un po’ di ritardo a causa dei ricorsi alla giustizia amministrativa presentati dal Codacons e dall’azienda che si era classificata seconda nella gara d’appalto (entrambi persi). 

Proprio due giorni fa, tra l’altro, il Codacons ha perso anche la battaglia al Tribunale di Roma che ha archiviato l’ultimo esposto. 

A questo punto, le aziende specialistiche, visto che non sono riuscite a far fare marcia indietro a Ministero e Soprintendenza, hanno deciso di contestare nel merito il restauro portato a termine finora. 

Per farlo hanno messo a confronto il lavoro sulle prime dieci campate con quello precedentemente eseguito sulle prime tre arcate da un’impresa specialistica di restauro. 

Quest’ultima aveva aperto un cantiere pilota dove erano state messe a punto delicate metodologie d’intervento a cui poi non è stato dato seguito. 

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La pulitura condotta da Gherardi/Aspera, secondo i restauratori, «in alcuni punti è troppo approfondita e scopre gli strati profondi della pietra, mentre in altri sono ancora presenti le croste nere e ciò conferisce all’insieme un aspetto disordinato e sciatto. Tutti possono verificare – concludono gli esperti del settore – se il lavoro delle imprese generali non specialistiche è paragonabile a quello eseguito da imprese specializzate nel restauro e soprattutto valutare se era opportuno affidare alle une e non alle altre il lavoro, considerando che un lavoro non perfetto su un monumento come il Colosseo, al di là delle conseguenze conservative che potrebbero emergere col tempo, macchi l’immagine del nostro Paese, riconosciuto un tempo come la patria del restauro».

 

 

 

 

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