Livorno: e se il porto si mangia il litorale?

Articolo di Claudio Greppi pubblicato con questo titolo il 5 febbraio 2015 sul sito http://www.territorialmente.it/.

Del progetto di “Piattaforma Europa” si è occupato finora soltanto il Movimento 5 stelle di Livorno e di Pisa.

Immagine.Piattaforma Europa.00

La presenza del sindaco di Livorno Nogarin, lunedì 2 febbraio, a una conferenza stampa del Movimento a Pisa, nella quale si richiamavano i rischi per il litorale di Tirrenia, è stata presentata sulla stampa con furbeschi ammiccamenti alla nota rivalità fra le due città. 

Mentre il problema è serio quanto il sottoattraversamento Tav a Firenze e la nuova pista aeroportuale di Peretola.

Si tratta di un megaprogetto da 1200 milioni di euro e almeno 5 anni di lavoro per realizzare una nuova piattaforma di 300 metri di larghezza per oltre un chilometro di lunghezza, a nord dell’attuale porto di Livorno fino alla foce del Calambrone, al confine con il comune di Pisa e con il Parco di Migliarino San Rossore. 

Immagine.Piattaforma Europa

Che il progetto (che risale ai tempi della giunta Cosimi, nel 2008) avesse bisogno di verifiche ambientali, lo ammetteva anche il rapporto dell’Autorità portuale. 

Così leggiamo nell’ampia relazione Il nuovo Piano Regolatore del Porto di Livorno

La riorganizzazione delle funzioni, del 13 luglio (immagino del 2014, ma non c’è scritto):

«Lo studio ha mostrato, attraverso l’utilizzazione dei più moderni modelli matematici disponibili, la validità della convinzione, già maturata attraverso precedenti studi, dell’ininfluenza dell’ampliamento del porto sul regime della spiaggia adiacente (…).

Un ulteriore studio sarà comunque necessario anche ai fini di modellare il progetto di diga foranea e per definire il progetto di ripascimento della costa di Calambrone e Tirrenia».

Tuttavia questo ulteriore studio non è stato fatto, mentre si dà per scontato che il progetto deve comunque andare avanti, e si passa subito alla ricerca dei finanziamenti: 270 milioni dall’Europa, altrettanti dall’Autorità portuale (e il resto?… project financing, naturalmente). 

Sembra che il futuro del porto di Livorno sia legato esclusivamente alla nuova mega-piattaforma, mentre passano in secondo piano le opere che potrebbero davvero contribuire all’organizzazione del territorio, come il raccordo ferroviario con l’entroterra o le vie navigabili fino all’interporto di Guasticce e il recupero del canale dei Navicelli. Di rischi ambientali non si vuole sentir parlare.

Sentiamo invece che cosa ha da dire in proposito il geomorfologo Enzo Pranzini (Università di Firenze), intervistato sul Tirreno giovedì 5 febbraio. 

Immagine.Enzo Pranzini 

Enzo Pranzini

Pranzini in tre passi arriva alla conclusione. 

Punto primo: «Molti anni fa, in tempi non sospetti, scrissi che l’espansione a nord del porto di Livorno con strutture oblique aveva fatto scivolare verso il Calambrone il punto di convergenza della corrente litoranea che viene da nord, quella che porta le sabbie dell’Arno, con una opposta che le bloccava al Calambrone, dove il litorale formava una prominenza». 

In pratica, se le sporgenze artificiali nel mare fossero perpendicolari, entrambe le correnti opposte sarebbero ostacolate allo stesso modo; ma se i moli sono obliqui (e la forma dipende dalla funzionalità), una corrente prosegue la sua azione senza più essere compensata dalla forza dell’altra, ormai attenuata.

La prova? Ecco il secondo passo: «Quando fu realizzata la cassa colmata a Livorno, si ebbe un ulteriore spostamento verso nord di questa prominenza, con la conseguente erosione della spiaggia del Calambrone». 

A questo punto è facile: «Con una ulteriore espansione delle strutture portuali verso nord, e questa volta assai aggettanti e sempre oblique, è possibile che il fenomeno si ripresenti. Ma non si può averne certezza senza che siano svolti studi accurati e indipendenti».

Com’e noto, la darsena Europa è la parte più grande del progetto sul nuovo porto e tocca una lunghezza di circa un chilometro: i suoi moli manterrebbero l’attuale inclinazione geografica. 

Il ragionamento dice che è possibile un’erosione, ma non può prevedere dove e quanto forte.

Allora passiamo all’analisi quantitativa. 

Pranzini spiega che «il modello numerico che è stato utilizzato per la progettazione della darsena Europa può certamente aiutare a dare questa risposta, ma non so se la domanda è stata fatta in modo esplicito». 

Gli studi sono sempre accurati, ma finalizzati: quello svolto dall’Autorità Portuale spiega bene le condizioni previste vicino al porto, ma non si capisce bene fino a quale distanza sia stato studiato l’impatto. 

Per questo il professore conclude:

«La situazione è estremamente complessa ed è impossibile fare una valutazione ”ad occhio”, ma se il problema è sentito, sarebbe opportuno condurre uno studio specifico che ponga le domande in modo chiaro. Ovviamente avvalendosi di tutti gli studi che l’Autorità Portuale ha fatto eseguire».

Ce n’è abbastanza per chiedersi se non si stiano facendo per il porto di Livorno gli stessi errori di progettazione che sono in atto a Firenze per il tunnel ferroviario e la pista dell’aeroporto: anche la Piattaforma Europa è una di quelle grandi opere che andrebbero prese tutte intere, senza alternative, senza gradualità, e soprattutto senza considerare i rischi per il territorio.

Come andrà a Finire? 

Per adesso è in corso un vero e proprio braccio di ferro fra gli amministratori livornesi, che dovrebbero approvare la variante urbanistica necessaria per avviare l’operazione, e tutto il PD regionale compatto.

 

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