La casa abusiva sfugge alle ruspe

Articolo di Valeria Uva pubblicato con questo titolo il 23 febbraio 2015 su “Il Sole 24 Ore”.

È un’emergenza silenziosa, trascurata, ma imponente, che prima deturpa il territorio, poi intasa le aule dei tribunali: Tar, magistratura ordinaria e persino la scrivania del Capo dello Stato. 

A distanza di oltre 12 anni dall’ultimo condono edilizio, si continua a costruire abusivamente (26mila nuovi immobili l’anno, stima 2013 del centro studi Cresme), mentre poco o nulla si abbatte (500 demolizioni in media all’anno nei capoluoghi di provincia, stima Legambiente). 

L’associazione ambientalista ha calcolato che solo una su dieci delle ordinanze di demolizione di immobili abusivi va effettivamente a buon fine: delle 46.760 ordinanze emesse dal 2000 al 2011 (ultimo censimento disponibile) nei capoluoghi di provincia solo 4.956 sono state portate a termine. 

E non per un problema di mezzi: i soldi non mancano. 

Alla Cassa depositi e prestiti risulta utilizzato solo per il 55% il Fondo per la demolizione delle opere abusive. 

Dal 2004 a disposizione dei sindaci ci sono 50 milioni, su un Fondo rotativo che anticipa tutte le spese con commissioni minime da restituire al recupero dei costi o comunque entro cinque anni. 

«Dopo un primo rodaggio, ora lo strumento è conosciuto – sottolineano da Cdp – e utilizzato soprattutto dai piccoli Comuni del Sud, per un importo medio di 509mila euro». Ma in proporzione rispetto al fenomeno i numeri sono infinitesimali: solo 120 domande nel 2014, la metà l’anno precedente. 

A mancare non sono neanche gli uomini: risale al lontano 2009 la convenzione tra ministero dei Beni culturali e della Difesa per usare l’esercito nella lotta all’abusivismo. Ebbene, a distanza di sei anni dall’intesa – fanno sapere dai Beni culturali – «non si è ancora data concreta attuazione, sebbene sia formalmente in essere». 

Come dire: neanche un mattone è stato portato via dai nostri militari. 

Ma sempre il Mibact si difende: «A bloccare non è l’inerzia del ministero, bensì i tempi dei procedimenti giudiziari». Spiega Francesco Scoppola, a capo della direzione Belle arti e paesaggio: «Le demolizioni sono molto rare, non tanto perché mancano i fondi o i mezzi, quanto perché non è facile giungere fino all’esito giudiziario definitivo». 

E aggiunge: «La materia, infatti, è giuridicamente molto complessa, con tante strade processuali a disposizione di chi ha commesso gli abusi e vuole resistere all’applicazione delle norme di tutela». 

I ricorsi  

In effetti a portata di mano dell’abusivo ci sono più percorsi, fuori e dentro i tribunali.

Oltre ai Tar (si veda l’articolo a fianco) e alla magistratura ordinaria, c’è anche l’insolita strada del ricorso straordinario al Capo dello Stato che, visti i numeri, di straordinario non ha più nulla. 

Basta infatti un’istanza in carta semplice al presidente della Repubblica per mettere in moto una complessa macchina amministrativa e giudiziaria e tenere in scacco le ruspe per anni. 

Lo hanno capito in molti: a oggi sono più di 13mila i ricorsi straordinari censiti nel Conto annuale delle infrastrutture, relativi al condono edilizio. 

Tremila solo negli ultimi tre anni. 

Una valanga che ha travolto gli uffici del ministero delle Infrastrutture: basti pensare che per vagliare la legittimità di ogni domanda occorre svolgere un’istruttoria in contraddittorio con il Comune, preparare una relazione firmata da un sottosegretario e inviarla al Consiglio di Stato. 

Quest’ultimo, a sua volta, emette un parere che il presidente della Repubblica recepisce formalmente con un decreto. 

«Per definire una pratica servono anni», spiegano dalle Infrastrutture. 

Tempo prezioso per ogni abusivo, che nel frattempo vede sospesa la demolizione. 

Del resto, per bloccare gli abbattimenti basta la semplice domanda di condono, che rende anche il peggiore degli abusi potenzialmente sanabili fino al “no” (di fatto non basta il silenzio assenso).

«In attesa di esame formale c’è ancora il 60% dei 2 milioni di istanze di condono presentate – spiega Laura Biffi, responsabile dell’Osservatorio legalità per Legambiente. Che propone: «Bisogna dare ai Comuni un tempo limite».

Scadenze certe e sanzioni che possono arrivare fino allo scioglimento del Comune che non rispetta il piano di demolizioni annuali sono il perno del disegno di legge sulla demolizione presentato nel 2013 dal presidente della Commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci.

Ma il Ddl non è mai stato esaminato.

I NUMERI

46.760 

Le ordinanze di demolizione 

Sono più di 46mila gli ordini di abbattimento emessi tra il 2000 e il 2011 a fronte di altrettanti immobili abusivi solo nei capoluoghi di provincia 

 

10,6% 

Gli abbattimenti 

Percentuale di ordinanze di demolizione effettivamente eseguite nel periodo 2000-2011 nei Comuni capoluoghi di provincia 

 

13mila

I ricorsi 

Istanze straordinarie al Capo dello Stato presentate dal 2003 al 2013 in materia di condono edilizio, di cui 3mila solo negli ultimi tre anni

 

55% 

I fondi 

Percentuale di utilizzo dei 50 milioni a disposizione nel Fondo demolizione opere abusive gestito dalla Cassa depositi e prestiti

 

120 

Domande di anticipazione 

Nel 2014 sono stati solo 120 i Comuni che si sono rivolti alla Cassa depositi e prestiti per accedere al Fondo demolizione opere abusive

 

LE RISORSE  

Anticipazioni del Fondo demolizione opere abusive della Cdp concesse per anno. Importi in milioni di euro 

Fonte: Cassa depositi e prestiti

 

 

 

 

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