Se nascesse Ugo… fiocco azzurro sull’Italia

 

Articolo di Domenico Finiguerra pubblicato con questo titolo il 2 marzo 2015 su “Il Fatto Quotidiano”.

Se vi capita di partecipare ad un’assemblea di uno qualsiasi delle migliaia di comitati in difesa del territorio che esistono ad ogni latitudine del nostro paese, ad un certo punto dell’incontro sentirete sicuramente qualcuno degli attivisti pronunciare la frase: “Dobbiamo fare come in Val di Susa!”. 

Chi si oppone alla cementificazione, chi resiste a una grande opera, chi protesta per difendere il paesaggio, negli ultimi anni ha quasi sempre fatto riferimento, in piccola o in grande parte, al movimento che in Val di Susa ha lottato e lotta contro il TAV. 

Dall’altra parte della barricata, il partito dei politici, degli immobiliaristi e dei lobbisti delle grandi opere, hanno sempre accusato i movimenti ambientalisti di essere soltanto “quelli del no”, di non avanzare proposte, di saper fare solo proteste. 

Sabato 21 febbraio 2015, si è svolta a Torino l’ennesima manifestazione Notav.

Immagine.No TAV del 21.2.2015.01

Questa volta però non è stata la solita manifestazione. 

Il serpentone non ha solo manifestato solidarietà ai 48 militanti Notav che sono stati condannati ad oltre 140 anni di carcere (130 anni in più degli autori della strage del Vajont) e al risarcimento di 131.140 euro. 

Immagine.No TAV del 21.2.2015

Non c’erano solo i cartelli “Je suis Erri!”. 

Accanto all’indignazione per l’aggressione al territorio della Valle lunga e stretta già abbondantemente sventrata c’era un pezzo in più. 

C’era la risposta a chi dice che chi si oppone non è propositivo.

 Immagine.No TAV del 21.2.2015.A 

C’erano tante belle delibere di Consiglio Comunale. 

Delibere piene zeppe di proposte concrete per uscire dalla crisi.

Proposte per curare il paese e creare veri e duraturi posti di lavoro. 

Delibere che invitano il Governo ad azioni responsabili.  

Non è la prima volta che gli amministratori della Val di Susa invitano gli altri comuni d’Italia a sfilare al loro fianco. 

Ma oggi la valle che resiste chiede agli extravalligiani di andare oltre la semplice condivisione di uno striscione in un corteo. 

Chiede atti veri, chiede UGO! 

Chi è UGO? 

Non è il nome del figlio immaginario del caro Massimo Troisi. 

UGO è l’Unica Grande Opera di cui il paese ha una necessaria e improcrastinabile esigenza: la messa in sicurezza del suo fragile territorio. 

La delibera che chiede UGO è semplice. 

Prende le mosse dalla situazione di difficoltà e di precarietà finanziaria che tutti i comuni vivono quotidianamente da almeno vent’anni. 

Ma la proposta va anche oltre UGO. 

Perché con i soldi risparmiati se si rinunciasse definitivamente al TAV si potrebbero anche mettere in sicurezza tutte le scuole, si troverebbero le risorse per la sanità, per le bonifiche delle terre dei fuochi, per la giustizia, per i tanto reclamizzati processi rapidi e sicuri che dovrebbero incentivare maggiori investimenti dall’estero, per l’Università, per la ricerca e per la formazione, per la lotta all’evasione fiscale, per la manutenzione e il potenziamento dei 5.000 km di ferrovie per i pendolari che rappresentano il 90% degli utilizzatori dei treni.

Se lo chiedesse la maggioranza dei comuni d’Italia? 

Se UGO nascesse davvero? 

Sarebbe un’altra Italia.

 

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