Gli ogm europei alla prova del Ttip

 

Su questo stesso sito il 4 dicembre 2014 è stato pubblicato un articolo dal titolo “Che cos’è il TTIP, spiegato bene” che ha dato le dovute informazioni sul TTIP acronimo del nome in inglese “Transatlantic Trade and Investment Partnership”. (http://www.vasonlus.it/?p=9440)

Il seguente articolo di Luca Fazio pubblicato con questo titolo il 26 marzo 2015 su “Il Manifesto” espone i rischi del TTIP che potrebbero vanificare le regole che il vec­chio con­ti­nente si è dato sugli OGM.

La nuova diret­tiva euro­pea sugli Orga­ni­smi gene­ti­ca­mente modi­fi­cati (2015/412) è appena stata pub­bli­cata sulla Gaz­zetta uffi­ciale euro­pea. 

A una prima let­tura sem­bre­rebbe una norma in difesa della bio­di­ver­sità e dell’agricoltura soste­ni­bile poi­ché pre­vede la pos­si­bi­lità per gli stati dell’Unione euro­pea di vie­tare la col­ti­va­zione di Ogm. 

Anche i dati rela­tivi al 2014 pub­bli­cati dall’International Ser­vice for the Acqui­si­tion of Agri-biotech Appli­ca­tions (Isaaa) non sono inco­rag­gianti per le mul­ti­na­zio­nali bio­tech: con un ulte­riore calo del tre per cento la super­fi­cie col­ti­vata a Ogm in Europa si è ridotta a 143.016 ettari di mais Bt col­ti­vati in 5 paesi su 28 (si col­tiva in Spa­gna il 90% delle super­fi­cie totale). 

l resto sono bri­ciole sparse tra Por­to­gallo, Roma­nia, Slo­vac­chia e Repub­blica Ceca. 

In Ita­lia, nell’immediato, non dovreb­bero aprirsi sce­nari allar­manti: è in vigore un divieto tem­po­ra­neo che impe­di­sce la col­ti­va­zione dell’unico Ogm auto­riz­zato per la col­ti­va­zione in Europa, il mais Mon810 di Monsanto.

Bat­ta­glia vinta? 

Tutt’altro. 

La nuova legge euro­pea pre­senta alcune cri­ti­cità. 

Una in par­ti­co­lare. 

Il governo che volesse ban­dire gli Ogm dal suo ter­ri­to­rio non potrà addurre moti­va­zioni che con­tra­stano con la valu­ta­zione di impatto ambien­tale con­dotta dall’Efsa (Auto­rità euro­pea per la sicu­rezza ali­men­tare). 

«Signi­fica che i governi – spiega Fede­rica Fer­ra­rio di Green­peace – non pos­sono basare i bandi su spe­ci­fici impatti ambien­tali o evi­denze di pos­si­bili danni da parte delle col­ti­va­zioni Ogm a livello nazio­nale nel caso in cui que­sti rischi non siano stati presi in con­si­de­ra­zione da parte della valu­ta­zione dell’Efsa». 

Quindi i paesi non potranno uti­liz­zare argo­men­ta­zioni di carat­tere ambien­tale per giu­sti­fi­care il divieto di col­ti­va­zione. 

Inol­tre, la nuova diret­tiva rimette in moto l’attività della Com­mis­sione euro­pea sem­pre molto dispo­ni­bile ad auto­riz­zare nuovi Ogm (il primo in esame è il mais 1507, inven­tato per resi­stere all’erbicida glu­fo­si­nato che nel 2017 sarà vie­tato in Europa per la sua tos­si­cità). 

Ma anche di fronte a un Ogm buono auto­riz­zato dalla Ue e cer­ti­fi­cato dall’Efsa non sarebbe scon­giu­rato il fat­tore di rischio più peri­co­loso per col­ti­va­tori e con­su­ma­tori: la con­ta­mi­na­zione. 

Secondo uno stu­dio di Green­peace, con­dotto con il gruppo di ricerca inglese GeneWatch e pub­bli­cato dalla rivi­sta Inter­na­tio­nal jour­nal of food con­ta­mi­na­tion, dal 1997 al 2013 si sono veri­fi­cati circa 400 casi di contaminazione.

Ma la vera trap­pola che potrebbe vani­fi­care un decen­nio di lotte con­dotte dagli ambien­ta­li­sti euro­pei e stra­vol­gere le regole della pro­du­zione del sistema agroa­li­men­tare del vec­chio con­ti­nente – non solo per l’insidia Ogm – si chiama Tran­sa­tlan­tic Trade and Invest­ment Part­ner­ship, meglio (s)conosciuto ai più con la sigla Ttip. 

Si tratta di un accordo semi segreto per «faci­li­tare» gli scambi eco­no­mici tra Europa e Stati Uniti. 

L’obiettivo dichia­rato è age­vo­lare la cir­co­la­zione delle merci armo­niz­zando le diverse nor­ma­tive che esi­stono in Europa e negli Stati Uniti. 

Cosa suc­ce­derà per quanto riguarda agri­col­tura e cibo? 

Il mistero è fitto. 

Le trat­ta­tive feb­brili.  

I cata­stro­fi­sti riten­gono che le nuove regole del trat­tato favo­ri­ranno le aziende a stelle e stri­sce. 

Le con­se­guenze? 

Cibi Ogm dif­fi­cil­mente rin­trac­cia­bili, mag­gior uti­lizzo di pesti­cidi, pre­do­mi­nio dei grandi car­telli agroin­du­striali, scarsa tutela dei pro­dotti tipici, eti­chet­ta­ture e trac­cia­bi­lità meno appro­fon­dite e delo­ca­liz­za­zione della pro­du­zione ali­men­tare dove costa meno. 

Non è la “pistola fumante” ma poco ci manca: su quasi 600 incon­tri di con­sul­ta­zione rea­liz­zati dalla Com­mis­sione euro­pea – di cui ci sono pochi docu­menti in cir­co­la­zione – circa 500 si sono svolti alla pre­senza di potenti aziende del set­tore (sementi, alle­va­mento e man­gimi, bio­tech, pro­dut­tori di bevande e cibi).

Le trat­ta­tive per il Ttip sono com­pli­cate. 

Si stanno con­fron­tando due mondi diversi. 

Da una parte ci sono gli Usa che tute­lano il mer­cato e i loro pro­dotti e dall’altra c’è l’Europa che, sulla carta, dovrebbe pre­di­li­gere la tutela dei con­su­ma­tori e la qua­lità dei pro­dotti. 

Lo scon­tro è tra un paese con un sistema agri­colo che punta sulla quan­tità e uno che sta sul mer­cato gra­zie alla qua­lità della sua pro­du­zione. Un sistema a maglie lar­ghe con­tro uno con nor­ma­tive più rigide. 

Per le asso­cia­zioni ambien­ta­li­ste e dei con­su­ma­tori l’esito è scon­tato: «l’armonizzazione» delle leggi per l’Europa si tra­durrà in una ces­sione di sovra­nità in ter­mini di sicu­rezza.  

Marco Zullo, par­la­men­tare euro­peo del M5S (com­mis­sione agri­col­tura) non ha dubbi. 

«La qua­lità dei cibi che arri­ve­ranno sulle nostre tavole è a rischio – ha spie­gato – per­ché per­de­remo la tutela deri­vante dalle infor­ma­zioni pre­senti sulle nostre eti­chette.

Gli Usa non hanno un sistema di eti­chet­ta­tura fer­reo come quello euro­peo e non hanno certo inten­zione di intro­durlo con il Ttip.

In Europa le pro­ce­dure di con­trollo per otte­nere un’autorizzazione sulla sicu­rezza ali­men­tare sono più com­plesse.

Negli Usa sono per­messe sostanze vie­tate in Europa, come cereali Ogm, anti­bio­tici, carne deri­vata da ani­mali clo­nati e sostanze chi­mi­che.

In nome del libero mer­cato tutte que­ste infor­ma­zioni non saranno a nostra dispo­si­zione nelle eti­chette post-Ttip». 

Que­sto è vero in par­ti­co­lare quando si parla di Ogm. 

Men­tre in Europa, nono­stante i ten­ta­tivi delle lobby, esi­ste un qua­dro giu­ri­dico che si basa sul prin­ci­pio di pre­cau­zione (pro­ce­dure rigide per l’autorizzazione ampia valu­ta­zione del rischio, con­sul­ta­zione pub­blica obbli­ga­to­ria), negli Stati Uniti gli Ogm non devono essere sot­to­po­sti ad auto­riz­za­zione. 

Non esi­ste nem­meno un regi­stro pub­blico degli Ogm auto­riz­zati. 

Per non par­lare della tra­spa­renza. 

In Europa, dove non esi­ste un solo pro­dotto Ogm desti­nato all’alimentazione umana, è obbli­ga­to­rio segna­lare sull’etichetta una quan­tità gene­ti­ca­mente modi­fi­cata supe­riore allo 0,9 per cento. 

Negli Stati Uniti, invece, l’etichettatura è volon­ta­ria. 

Ma anche nella patria di Monsanto&Co. i con­su­ma­tori comin­ciano a chie­dere più tra­spa­renza: lo stato del Ver­mont ha deciso che dal luglio 2016 sarà obbli­ga­to­rio segna­lare una quan­tità di Ogm supe­riore allo 0,9%, una legge che è stata impu­gnata da una potente asso­cia­zione che rag­gruppa pro­dut­tori e distri­bu­tori alimentari.

La con­sa­pe­vo­lezza del rischio per il set­tore agro ali­men­tare dell’Europa è docu­menta anche da uno stu­dio spe­ci­fico rea­liz­zato per il Par­la­mento euro­peo dalla Dire­zione gene­rale delle poli­ti­che interne. 

Secondo il dos­sier, «se il com­mer­cio fosse libe­ra­liz­zato senza una con­ver­genza nor­ma­tiva, i pro­dut­tori euro­pei potreb­bero subire gli effetti nega­tivi della con­cor­renza in alcuni set­tori… Que­sto è par­ti­co­lar­mente rile­vante per quanto riguarda i vin­coli dell’Ue in merito all’uso degli Ogm, dei pesti­cidi e alle misure di sicu­rezza ali­men­tare nel set­tore della carne». 

Il gioco d’azzardo degli ame­ri­cani non è un mistero per nes­suno. 

«Nei nego­ziati rela­tivi al Ttip – si legge nel dos­sier – una faci­li­ta­zione nell’approvazione e nel com­mer­cio degli Ogm è un’importante richie­sta dei col­ti­va­tori e delle imprese sta­tu­ni­tensi.

Essi sono soste­nuti dalle auto­rità Usa, che lamen­tano la len­tezza e le poche auto­riz­za­zioni alla ven­dita e al com­mer­cio di orga­ni­smi gene­ti­ca­mente modi­fi­cati.

Il governo ame­ri­cano, inol­tre, ritiene che l’etichettatura obbli­ga­to­ria degli Ogm discri­mini ingiu­sta­mente que­sti pro­dotti». 

Come se ne esce? 

Secondo Dan Mul­la­ney, uno dei nego­zia­tori sta­tu­ni­tensi per il Ttip, dovrebbe essere la scienza a fare da arbi­tro: «Se l’Unione euro­pea ha un pro­cesso scien­ti­fico per le bio­tec­no­lo­gie, que­sto deve essere seguito», ecco il sug­ge­ri­mento. 

Quindi, «le deci­sioni in mate­ria di sicu­rezza ali­men­tare dovreb­bero essere basate sulla scienza e sulla valu­ta­zione d’impatto». 

Tra­du­zione: che decida l’Autorità euro­pea per la sicu­rezza ali­men­tare (l’Efsa) e che gli stati euro­pei fac­ciano un passo indie­tro davanti a un parere scien­ti­fico favo­re­vole all’introduzione di un Ogm sul mer­cato. 

Che si siano già accorti delle cri­ti­cità (o trap­pole) della nuova diret­tiva europea?

 

 

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