I giudizi politici sulla approvazione del PIT della Regione Toscana

 

Riportiamo di seguito due articoli che danno un giudizio politico sulla approvazione del Piano di Indirizzo Territoriale (PIT) con valenza di Piano Paesaggistico della Regione Toscana.

Il primo è di Paolo Baldeschi, opinionista di “Eddyburg”, di cui VAS condivide totalmente le valutazioni: il secondo è di Ardelio Pellegrinotti, consigliere regionale del PD, a cui dedichiamo una postilla. 

L’intelligenza politica del PD Toscano

Articolo di Paolo Baldeschi pubblicato con questo titolo il 31 marzo 2015 su “Eddyburg”.

L’approvazione del Piano paesaggistico della Toscana è stata subita dal Pd, stretto tra l’intervento del Ministro Franceschini e dal Mibact e l’impossibilità di sfiduciare Rossi senza bruciarne la candidatura alle prossime elezioni regionali. 

Che sia stata subita ‘obtorto collo’, lo dimostra la valanga di recriminazioni, quando non di veri e propri insulti, che hanno seguito la dichiarazione in aula di Anna Marson, (pubblicata da eddyburg). (vedi http://www.vasonlus.it/?p=12893#more-12893)

Frasi come «lei sarà solo un brutto ricordo» , o «lei vincerebbe il nobel della stupidità politica» di tal Gianluca Parrini (da non confondersi con l’omonimo Dario) la dicono lunga sull’insofferenza e il rancore che covano nelle file della maggioranza. 

Immagine.Gianluca parrini.00

Sulla stessa linea (anche se con meno volgarità) Dario Parrini, segretario regionale del Pd, che ha imputato all’assessore Marson «accuse infondate e scomposte». (vedi http://www.vasonlus.it/?p=11434)

Immagine.Dario Parrini

Dario Parrini

In realtà l’intervento finale dell’assessore all’Urbanistica era stato intelligente, preciso e circostanziato quando aveva accusato una parte del Pd di avere continuamente tramato tranelli e imboscate e di avere più spesso tutelato gli interessi privati (aggiungo: i più retrivi) a scapito di quelli collettivi.

Ciò che colpisce nelle – queste sì scomposte – reazioni degli esponenti Pd è il fatto che invece di opporre a quelli dell’assessore argomenti nel merito, si sia scelta la strada delle urla e delle offese. 

Ma vi è una ragione in tutto ciò. 

Il Pd, nella sesta commissione regionale aveva sistematicamente, pervicacemente e in perfetto accordo con Forza Italia, demolito il Piano. 

Basta ricordare solo una delle tante modifiche proposte dalla commissione: «le criticità segnalate nel Piano sono valutazioni scientifiche di cui i Comuni possono non tenere conto». 

Vale a dire che se il Piano segnalava un’area come esondabile e con alto rischio per gli abitanti, di tale criticità i Comuni potevano infischiarsene, si intende per continuare a urbanizzare e piangere i morti.

In effetti è difficile ribattere nel merito e difendere simili enormità, molto più facile la strada delle polemiche e delle invettive, tra cui spicca per originalità l’accusa rivolta agli intellettuali di tutta Italia intervenuti a favore di Marson di essere “ambientalisti in cachemire” e “a difesa del paesaggio cartolina”. 

Vi è tuttavia un disegno evidente nelle infondate reazioni dei maggiorenti o delle pedine dell’ex partito dei lavoratori, ex almeno in questo caso, come dimostra la ‘battaglia’ delle Apuane, dove la Cgil si dichiarava a favore del Piano e Ardelio Pellegrinotti (consigliere del Pd) si schierava, senza se e senza ma, con le ditte di escavazione – non un cenno critico sul clima di illegalità in cui queste hanno continuamente operato.

 Immagine.Ardelio Pellegrinotti

Ardelio Pellegrinotti

Le intenzioni per il futuro sono, come si evince dalle interviste rilasciate dal segretario Parrini, di nominare una giunta ‘renziana’, perché «il Pd non è quello di 5 anni fa». 

Rimane l’incognita di cosa significhi una giunta e un governo ‘renziano’, al di là della propensione irresistibile degli aspiranti consiglieri di saltare, salvo qualche lodevole eccezione, sul carro del vincitore. 

L’impressione è che Renzi stia trasformando il Pd in un “catch all party” (come era la vecchia DC), dove le realtà regionali agiranno e si comporteranno non in base a valori, bensì secondo le convenienze e le opportunità del momento e del luogo. 

Ma, comunque, attente a favorire uno ‘sviluppo arretrato’, fatto di grandi opere (non importa se inutili o dannose) e di sfruttamento delle ‘risorse’ qualunque esse siano o siano ritenute tali, dovunque esse siano – anche nei parchi e nelle riserve naturali, vedi appunto le Apuane. 

In Toscana significa, oltre a un Rossi messo sotto tutela, ancora un consumo irreversibile di territorio, ma soprattutto, porti e piattaforma turistiche, Tav e sottoattraversamenti, inceneritori e centrali a biomasse che si approvvigionano chissà dove, tanto per citare solo alcuni capisaldi dello ‘sviluppo arretrato’ ; mentre l’alternativa è un’economia innovativa, in cui paesaggio, ambiente e territorio siano fattori intrinseci e propulsivi di un’occupazione qualificata: molti più investimenti nella scuola, nell’università e nella ricerca pubblica e privata e meno cemento. 

Ma tant’è, il Pd va avanti guardando indietro; con una prospettiva, quella annunciata dagli esponenti del Pd nel consiglio regionale e fuori, che pone la parola fine all’esperienza toscana come modello di governo del territorio diverso da quello che ha imperversato e imperversa nel paese. 

In questo ha perfettamente ragione Dario Parrini «il Pd toscano non è quello di 5 anni fa»: è molto peggiore.

 “Gli errori dell’Assessore Marson. Non è stata capace

di dialogare e trovare sintesi con il Consiglio Regionale”

Articolo di Ardelio Pellegrinotti, segretario della 6ª Commissione Ambiente della Regione Toscana, pubblicato con questo titolo il 31 marzo 2015 su “Il Tirreno”.

La Marson non è stata un buon Assessore. 

È stata artefice in 5 anni di due atti importanti come la modifica della Legge 1/2005 sull’urbanistica, (ora Legge 65 del 2014) e del Piano Paesaggistico. 

La prima è stata in gran parte modificata e il secondo è proprio lei a riconoscerlo parzialmente. 

La proposta di legge sull’urbanistica, ex 1/2005 era infarcita di principi ideologici e di complicazioni tali da far impazzire tecnici comunali, professionisti e tutta la gente normale, rendendo quasi impossibili le programmazioni urbanistiche locali e la realizzazione delle cose più semplici. 

Solo grazie agli emendamenti presentati dal Pd e dalle minoranze in commissione, è stato possibile approvare quel testo, rendendo gestibile nella pratica quella legge, che continua ad avere difetti proprio per l’impostazione con cui era partita. 

Sulle attività temporanee siamo dovuti ri-intervenire con una proposta di legge di cui io sono stato il primo firmatario, per raddoppiare i tempi delle concessioni e consentire di ampliare le stagione turistica per i balneari, e per le attività turistiche in genere. 

La Marson parla di imboscate sul Piano. 

Il sottoscritto, in rappresentanza del gruppo regionale Pd, è sempre stato sempre disponibile a discutere e trovare soluzioni ai problemi. 

Sono andato a Firenze di sabato e anche di domenica a cercare intese sulle modifiche con lei e il suo staff. 

Purtroppo però, più volte abbiamo finito le riunioni, con testi o articoli condivisi che la mattina erano stati cambiati. 

A domanda sul perché venivano cambiate le cose concordate, rispondevano che loro dovevano rispondere all’assessore, come non esistesse un Consiglio Regionale. 

Vogliamo entrare nel merito del Piano proposto? 

Questo piano redatto Centro Interuniversitario di Scienze del Territorio è costato alla Regione € 1.140.000. 

Ha visto coinvolti giovani ricercatori universitari, ma anche esperti di alto livello che ci sono costati € 260.000. 

Il territorio toscano è stato suddiviso in 20 ambiti e per ognuno è stata scritta una scheda. 

Gran parte di queste contenevano errori (e se c’è bisogno posso fare degli esempi) che abbiamo cercato di correggere con i nostri emendamenti nati dalle osservazioni presentate.  

Sono emersi divieti e incongruenze, come il divieto di costruire i depuratori negli alvei dei fiumi, l’impossibilità di costruire attività artigianali lungo le autostrade, ostacoli per i viticoltori, i vivaisti o le coltivazioni olivicole, blocco di tutte le attività temporanee dei balneari, blocco degli adeguamenti degli alberghi già esistenti vicino al mare ed infine un percorso di chiusura delle cave sulle alpi Apuane. 

Il nostro lavoro di Commissione è stato di togliere questi impedimenti, trasformando il Piano in un atto condivisibile, votabile e votato.  

Certo, i nostri emendamenti sono andati incontro anche agli interessi di chi investe, si mette in gioco e crea lavoro

Per l’Assessore il profitto è il diavolo, l’economia è uno spiacevole disturbo, la gente che lavora crea danni a prescindere. 

Per noi, no. 

Lei vede in tutte le attività degli uomini solo criticità. 

L’unica attività che si salva è quella agrosilvopastorale nella valli montane, non sapendo, o facendo finta di non sapere, che ci sono leggi europee che rendono impossibile economicamente, in quelle aree, macellare una bestia, fare il formaggio o aprire un laboratorio di trasformazione alimentare. 

Non è stata capace di dialogare e trovare sintesi con il Consiglio Regionale, che ha cambiato le sue proposte ed ha dimostrato anche disprezzo della democrazia, non avendo avuto il coraggio di esporre il proprio pensiero durante il dibattito consiliare alla pari con gli altri, come educazione e regolamenti comandano, ma solo dopo, a bocce ferme.

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Postilla di VAS

Il segretario della 6ª Commissione Ambiente della Regione Toscana ammette che gli emendamenti voluti da una parte del suo partito “sono andati incontro anche agli interessi di chi investe, si mette in gioco e crea lavoro” e si permette di accusare di “disprezzo della democrazia” l’assessore Anna Marson perché non avrebbe preso nella benché minima considerazione gli emendamenti presentati.

Benché la legge non ammette ignoranza da parte di nessuno e peggio che mai da chi, come anche un consigliere regionale, deve farla rispettare, il sig. Ardelio Pellegrinotti sembra dimostrare nel caso in questione una “ignoranza” che va intesa nel senso non offensivo di “chi non sa”, ma che non è dato di sapere quanto in perfetta buona fede, comprensibile ma non certo giustificabile per un amministratore pubblico.

Nello scontro che c’è costantemente tra interessi pubblici ed interessi privati, quando si verifica in materia di tutela del paesaggio, la normativa vigente in materia è sancita anzitutto dall’art. 9 della nostra Costituzione ed è dettata dall’art. 145 del D.Lgs. n. 42/2004, con cui è stato emanato il dal “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, emanato con D. Ls. n. 42/2004: l’art. 145 che è dedicato al “Coordinamento della pianificazione paesaggistica con altri strumenti di pianificazione” dispone al 3° comma che “le previsioni dei piani paesaggistici … non sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico, sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei comuni, delle città metropolitane e delle province, sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente contenute negli strumenti urbanistici, stabiliscono norme di salvaguardia applicabili in attesa dell’adeguamento degli strumenti urbanistici e sono altresì vincolanti per gli interventi settoriali”.

Non ci dovrebbero mai essere dei presunti “ambientalisti in cachemire“, accusati per giunta di mobilitarsi “a difesa del paesaggio cartolina”, per far capire che gli emendamenti formulati proprio per andare incontro “agli interessi di chi investe, si mette in gioco e crea lavoro” non avrebbero mai dovuto essere nemmeno proposti, perché presentavano un oggettivo quanto grave vizio di legittimità per essere palesemente in violazione del suddetto dettato normativo.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

 

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