Come l’Italia dissipa le proprie ricchezze

 

Giorgio Nebbia ci ha trasmesso il seguente appello per la salvezza di testimonianze del lavoro e dell’ecologia, che rischiano la dispersione: oltre che da lui, è sottoscritto da Alberto Berton, Fabio Caporali, Matteo Panini, Pier Paolo Poggio.

Immagine.Giorgio Nebbia

Giorgio Nebbia

Il 21 aprile 2015 un gruppo di studiosi ha indirizzato una lettera al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali per segnalare le condizioni di abbandono della ex Stazione Sperimentale di Agraria di Modena. 

Immagine.Ex stazione sperimentale di Agraria di Modena

Tale Stazione è stata prestigiosa sede operativa del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura, il più importante istituto di sperimentazione agraria in Italia. 

Essa nacque come istituto del ministero dell’Agricoltura nel 1870 e alla sua direzione si succedettero alcuni tra i più importanti scienziati italiani noti a livello internazionale per le avanzate analisi di laboratorio applicate all’agricoltura, per la selezione delle sementi e per le ricerche sulla coltivazione dei cereali. 

La Stazione è stata chiusa nel 2006, in seguito ad una riorganizzazione voluta dall’allora Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, i locali sono stati destinati all’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari, dipendente dal ministero dell’Agricoltura, che ha poi deciso di dismettere l’immobile. 

Primo direttore “agronomo” della Stazione fu Alfonso Draghetti, che vi operò dal 1927, trasferendola nell’attuale edificio ottocentesco in Viale dei Caduti di Guerra. 

Draghetti, autore di oltre cinquecento lavori, membro di accademie e società scientifiche, delegato italiano alla FAO, si occupò di temi oggi attualissimi come quello della sicurezza agro-alimentare, della fertilità del suolo e della concimazione, della gestione e del governo delle acque, delle analisi bioeconomiche applicate alle aziende agricole. 

Alfonso Draghetti è oggi considerato a livello internazionale come uno dei padri dell’Agricoltura Biologica e dell’Agro-ecologia. 

La ex-Stazione contiene una preziosa biblioteca con oltre 12.000 volumi dal ‘700 ad oggi e rare collezioni (anche quarantennali) di riviste e pubblicazioni, gli strumenti di laboratorio, gli archivi pedologici e di ricerca, un patrimonio culturale, storico e scientifico di enorme valore per il paese che in questo momento non è chiaro come verrà conservato nella sua unitarietà. 

I tempi chiaramente sono cambiati, ma alla luce di questo nostro patrimonio storico e del fatto che l’agricoltura biologica è cresciuta fino al 10% della superficie agricola utilizzata (SAU), divenendo  una priorità strategica per lo sviluppo del sistema agroalimentare italiano, gli studiosi firmatari dell’appello chiedono che l’ex Stazione Sperimentale di Agraria di Modena, l’edificio ottocentesco, la sua preziosa biblioteca e i suoi laboratori e il terreno annesso, beni pubblici, siano utilizzati per istituire un centro nazionale per l’Agricoltura Biologica e l’Agro-ecologia. 

I firmatari ricordano la numerose istanze presentate dal Comune e dalla società civile di Modena per la salvaguardia del patrimonio della Stazione Agraria e anche che la città di Modena si è già distinta nel panorama internazionale dell’agricoltura biologica per aver ospitato, nell’anno 2008, il XVI Congresso Mondiale dell’ “International Federation of Organic Agriculture Movements” (IFOAM) dal titolo “Cultivating the future based on Science”. 

 

Giorgio Nebbia, Alberto Berton, Fabio Caporali, Matteo Panini, Pier Paolo Poggio

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Vas