I Comuni Lucani non aderiscano alla proposta di zona franca filo-petrolifera

 

Immagine.I progetti che bruciano la Basilicata.

I progetti che bruciano la Basilicata

Alcuni si ricorderanno della nostra segnalazione, nell’agosto scorso, in merito alla proposta dell’Assessore regionale Aldo Berlinguer di aderire al Progetto volto all’istituzione di una Zona Franca a fiscalità differenziata sui prodotti energetici in Basilicata [vedi http://www.vasonlus.it/?p=17776].

Venne segnalato che stavano giungendo raffiche di e.mail ai Sindaci dei Comuni lucani, da parte di collaboratori dell’Assessore regionale all’Ambiente, per aderire al progetto.

Già nel mese scorso si evidenziò che, secondo il parere delle scriventi Associazioni, l’adesione alla proposta di una Zona Franca a fiscalità differenziata filo-petrolifera avrebbe comportato un indebolimento dell’azione delle Istituzioni comunali che si oppongono alle estrazioni di idrocarburi e, per tale motivo, si pensò di predisporre una proposta di deliberazione per i Consigli Comunali al fine di agevolarne, in caso di condivisone, la loro manifestazione alla non adesione. (cfr. http://www.olambientalista.it/?p=39631)

Ad oggi i Comuni che hanno aderito al progetto filo-petorlifero sono 29: Guardia Perticara, Gorgoglione, Policoro, Valsinni, Pignola, Satriano di Lucania, Episcopia, Spinoso, Armento, Castelsaraceno, Tito, Marsico Nuovo, Gallicchio, Noepoli, Tramutola, Vietri, Roccanoca, Pietrapertosa, Cirigliano, Missanello, Moliterno, Sarconi, Bernalda, Brienza, Aliano, Stigliano, Atella, S. Fele, Ruvo del Monte.

Rinnoviamo l’invito alle amministrazioni comunali lucane di non aderire alla proposta di zona franca filo-petrolifera per i motivi esplicitati dal Comune di Palazzo San Gervasio nella sua Deliberazione di Consiglio Comunale n. 18 che venne votata all’unanimità il 12 agosto scorso (v. allegato) e invitiamo tutti i Cittadini a farsi promotori dell’iniziativa chiedendo una discussione in Consiglio Comunale con il coinvolgimento delle Comunità.

Con particolare riferimento all’Area del Vulture – Alto Bradano, riteniamo del tutto incompatibile ed incoerente parlare di sviluppo rurale, di progetti legati al turismo rurale, di salvaguardia del paesaggio rurale ed ammiccare, anche con il semplice silenzio, a quei progetti che pensano di “valorizzare” il petrolio e tentano di far apparire come una risorsa ciò che invece creerebbe, così come nella Val d’Agri ha già creato da tempo, danni al nostro territorio.

Un’area divenuta ormai Valle del Petrolio, ma che deve necessariamente rimanere un fallimentare progetto energetico, irriproducibile ed improponibile nel resto della nostra Regione.

(Articolo della Associazione Intercomunale Lucania e della Associazione VAS Onlus per il Vulture – Alto Bradano pubblicato con questo titolo il 29 settembre 2015 sul sito della “Organizzazione Lucana Ambientalista”)

 

 

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