Zanda: «I nuovi canali sono dannosi»

 

Luigi Zanda.

Luigi Zanda

«Bisogna fare in fretta. Ma prima di tutto bisogna fare bene. Valutare le conseguenze di interventi e scavi che potrebbero compromettere in futuro l’equilibrio della laguna. Venezia è vissuta mille anni, dobbiamo fare in modo che resista almeno per altrettanti». 

Sala San Leonardo strapiena, ieri pomeriggio, per l’intervento del capogruppo del Pd al Senato Luigi Zanda.

Invitato dal circolo di Cannaregio del Pd veneziano e dalla sua segretaria Marina Rodinò per dire una parola chiara sulle grandi navi e le proposte alternative sul tappeto. 

In mattinata Zanda ha incontrato parlamentari e dirigenti del partito.

Al termine dell’incontro, un comunicato rassicurante improntato all’unità. 

Nel pomeriggio, davanti a una platea numerosa e attenta, Zanda è stato più esplicito.

Rispetto per i livelli decisionali, un «augurio di buon lavoro al sindaco».

E una premessa: «Non sono qui per dare pagelle ai vari progetti, e nemmeno per riaprire vecchie divisioni ideologiche che fanno solo male».

Poi la svolta, da politico di lungo corso: «Lo scavo di un nuovo canale, anche di limitate dimensioni», scandisce, «può produrre erosione e degenerazione della laguna».

A molti è sembrato un secco «no» all’ipotesi sostenuta adesso dal presidente del Porto Paolo Costa e dal sindaco Brugnaro sullo scavo delle Tresse, per far giungere le grandi navi in Marittima da Malamocco.

«Non bisogna affrontare la questione in termini ideologici», ha precisato Zanda, «è assurdo mettere di fronte la tutela del lavoro e la difesa della laguna. Ma abbiamo il dovere di calcolare le conseguenze a medio e a lungo termine degli interventi che facciamo».

Presidente del Consorzio Venezia Nuova dal 1985 al 1995 («Allora ho garantito la legalità», sorride), ed eterno candidato a dirigere la mai nata Agenzia per Venezia, Zanda parla per la prima volta dopo vent’anni di Venezia e della laguna.

Cita Luigi D’Alpaos, ingegnere che ha messo in guardia sullo scavo di nuovi canali profondi in laguna.

«Dobbiamo valutare bene», dice, «gli impatti e le conseguenze sull’ecosistema. Non possiamo più permetterci azioni come quelle degli anni Sessanta, l’acqua estratta dai pozzi artesiani, lo scavo del canale dei Petroli. E dobbiamo chiederci: qual è il limite per non mettere a rischio l’ecosistema? I canali sono stati pensati per far passare le navi a remi, non possiamo ingrandirli all’infinito».

La proposta operativa, secondo Zanda, è quella già tracciata dal Senato due anni e mezzo fa: valutare tutti i progetti, seguire le indicazioni del Tar che ha bocciato il Contorta.

«Le soluzioni vanno studiate bene, progettate e valutate».

Applausi in sala.

(Articolo di Alberto Vitucci, pubblicato con questo titolo il 10 novembre 2015 su “La Nuova di Venezia e Mestre”)

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