I turisti favoriscono la diffusione di specie invasive

 

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Le specie invasive – piante ma anche semplicemente batteri – hanno mille risorse, compreso quella di essere quasi degli autostoppisti: viaggiano anche a carico di ignari turisti nascondendosi – ad esempio – nelle suole delle scarpe da trekking o in altre attrezzature sportive non lavate prima di essere rimesse nei bagagli.

Con esiti ugualmente devastanti sugli ecosistemi che invadono.

È la conclusione cui sono giunti dei ricercatori dell’Università britannica di Leeds in uno studio pubblicato su Plos One che per la prima volta ha esplorato il legame globale fra turismo e proliferazione di specie invasive.

Spedizioni e attività industriali, spiegano gli scienziati, sono il principale veicolo di diffusione delle specie invasive.

Il turismo veniva considerato un fattore quasi accessorio o comunque accertato solo in casi specifici, mentre mancava uno studio di più ampio respiro.

L’analisi dei ricercatori inglesi ha invece mostrato che le specie non native sono significativamente più comuni in aree del globo ad alta densità turistica.

Le attività che aiutano piante e animali a invadere nuovi territori sono molteplici e spaziano dalle escursioni in mountain bike o a cavallo al kayak, ma anche la pesca.

Il turismo certo non sarà il maggior veicolo di “invasioni” di nuove specie nel globo, ma ad esempio – notano gli scienziati – è l’unico mezzo per l’arrivo di specie non autoctone negli angoli più remoti del mondo, come i poli o le isole nel mezzo degli oceani.

 

(ANSA del 24 novembre 2015, ore 19:34)

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