Fabius, c’è bozza accordo ma restano ancora opzioni aperte

 

Laurent Fabius.1.

Alla Conferenza Onu sul Clima è stata stilata “una nuova versione del progetto di accordo che abbiamo convenuto di approvare venerdì“.

Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri francese e presidente della Cop 21, Laurent Fabius, davanti alla plenaria, parlando di “opzioni che restano aperte nel testo“, di “29 pagine” (versione più corta rispetto alle 48 pagine della bozza di sabato scorso), che “non è la versione finale dell’accordo“.

Nella versione odierna della bozza ci sono almeno un centinaio di punti ancora in attesa di decisione. “Ora dobbiamo continuare la discussione su questa base, per raggiungere un compromesso che ci permetta di arrivare all’accordo“, ha detto Fabius, sottolineando che le parti tra parentesi, ovvero non consensuali, sono “molto diminuite” ma restano “troppe“.

I tre punti più critici, ha aggiunto, sono “la differenziazione, il finanziamento, e il tema dell’ambizione“, ovvero degli obiettivi a lungo termine su limitazione del riscaldamento e azzeramento delle emissioni, cosa che “non sorprenderà nessuno“.

Su questi temi vi chiedo di intensificare gli sforzi“, ha detto Fabius, auspicando che le consultazioni riprendano “immediatamente dopo” la chiusura della sessione della plenaria.

La proposta è un passo in avanti: ora finalmente abbiamo un testo su cui discutere. Ci sono temi aperti, ma mi sembra che ci sia una forte volontà da parte di tutti i Paesi di arrivare all’accordo che tutto il mondo si aspetta” commenta il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti.

Fra le questioni ancora non definite c’è quella economica.

La bozza non affronta la questione di eventuali responsabilità dei paesi ricchi, che sono grandi inquinatori, nei confronti dei paesi poveri per danni futuri causati dai cambiamenti climatici.

Tant’è che il paragrafo dedicato a ‘perdite e danni’ è lo stesso contenuto nella versione di sabato.

Il documento non risolve la questione dell’obiettivo a lungo termine, cioè  se eliminare del tutto dall’economia le emissioni di gas a effetto serra o semplicemente ridurle.

Non è neanche indicato se l’obiettivo dei governi deve essere bloccare l’aumento medio della temperatura entro 1,5 gradi rispetto all’era preindustriale o piuttosto vicino a 2 gradi.

Il nuovo testo, secondo il capo dell’agenzia Onu sul clima Christiana Figueres, “sicuramente mostra progressi sia in termini di concisione del testo, sia in termini di cristallizzazione dei punti politici, che tuttavia hanno ancora bisogno di molto lavoro“.

Fra i punti da approfondire ce ne sono tre più importanti, ha indicato Figueres defininendoli “le tre più grandi questioni politiche che sappiamo“, cioè come pagare per l’adattamento ai cambiamenti climatici, quanto ambizioso deve essere l’accordo e come definire gli obblighi dei paesi nelle diverse fasi di sviluppo nella lotta al cambiamento climatico.

Purtroppo, per ora si prevede che nella migliore delle ipotesi sia il 2023” l’anno per la revisione degli impegni, “cosa che rischia di cristallizzare la traiettoria di riscaldamento verso i 3 gradi“, commenta il direttore dell’ufficio europeo di Legambiente, Mauro Albrizio, auspicando che “la questione sia rimessa sul tavolo, perché non possiamo aspettare altri 8 anni. Serve una revisione prima dell’entrata in vigore del trattato, in modo che quando questo sarà operativo gli impegni siano già stati incrementati“.

Dopo aver letto la bozza di accordo sul clima presentata oggi, “si capisce come le decisioni più rilevanti non siano ancora state prese. Quello che preoccupa il Wwf sono proprio i dettagli, soprattutto negli scambi tra un’opzione e l’altra, tra una parentesi e l’altra” afferma Mariagrazia Midulla, responsabile Clima&Energia del Wwf Italia, che sta seguendo in negoziati insieme al team del Wwf Internazionale.

Restano solo due giorni – rileva Midulla – e per questo il Wwf chiede con forza che il testo finale preveda che prima del 2020 si faccia una revisione degli impegni assunti in modo volontario dai Paesi, con un adeguamento alla necessità di stare sotto 1,5-2 gradi centigradi. Più si allungano i tempi dell’adeguamento degli impegni e più incombe il pericolo di un riscaldamento globale dai danni incalcolabili“.

Secondo il Wwf “è bene mettere nel testo come orizzonte il limite più sicuro, quello di 1,5 gradi centigradi, ma poi vanno dettate le tappe necessarie per perseguirlo. Senza revisione, si rischia di superare i 3 gradi di aumento medio della temperatura globale. Gli ingredienti per un buon risultato della COP21 di Parigi ci sono ancora tutti ma occorrerà lavorare giorno e notte per scongiurare il rischio di un accordo di facciata“.

 

(ANSA del 9 dicembre 2015, ore 20:03)

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