VAS fa ricorso al TAR contro l’autorizzazione alla apertura della cava di calcare in località “Colle Medico” nel territorio del Comune di Rocca Massima( LT)

 

Stemma Comune Rocca Massima In generale l’apertura di nuove cave dovrebbe essere data dal Comune: ma l’art. 30 della legge regionale n.17/2004 attribuisce alla Regione una potestà derogatoria quando ritiene che nell’apertura della cava ci sia un preminente interesse socioeconomico sovra comunale.

Peraltro la Regione Lazio, con una modifica normativa introdotta nel 2014 ha modificato la L.R. 17/2004, che attribuiva il potere previsto dall’art. 30 alla Giunta regionale, previo parere consultivo delle Commissioni Ambiente e Attività produttive: a seguito della approvazione della legge regionale n. 7 del 14 luglio 2014: quindi attualmente la competenza al rilascio delle autorizzazioni è attribuita al dirigente di settore con determinazione dirigenziale, ai sensi del 1° comma dell’art. 31, con una procedura semplificata che la dice lunga riguardo alla sensibilità che ha la Regione Lazio sulla materia ambientale.

Questa potestà derogatoria è stata esercitata dalla Regione in occasione della apertura di una nuova cava in Comune di Cori, autorizzata ad ottobre del 2012 in località Monte Maiurro che è situata per giunta nelle immediate vicinanze di un’altra cava gestita dalla S.r.l. “Eples”, esistente fin dal 1967.

Cava già esistente e Cori.

Cava già esistente in Comune di Cori dal 1967

Ubicazione futura cava.

Ubicazione della nuova cava in località Monte Maiurro

Il 25 novembre 2013 il Consiglio Comunale di Cori il Consiglio comunale ha detto no all’apertura di una nuova attività estrattiva di materiale calcareo in località Monte Maiurro da parte della S.p.A. “Cave Lepini”, approvando la mozione presentata in assemblea dalla coalizione di centro sinistra guidata dal Sindaco Tommaso Conti, che già nei mesi precedenti aveva più volte manifestato, pubblicamente e a mezzo note indirizzate alla Pisana, tutta la sua contrarietà a questa ipotesi.

Stemma Comune Cori

Stemma del Comune di Cori

In questo frattempo la S.p.A. “Fornaci Calce Grigolin” ha deciso di aprire una cava di calcare in un’area di circa 90 ettari in località Monte Pastore (Colle Medico) che si affaccia su Giulianello ma ricade nel Comune di Rocca Massima (LT): dopo essere riuscita a sottoscrivere con i proprietari dell’area un contratto preliminare di compravendita e diritto di opzione condizionato, il 25 ottobre 2006 ha chiesto l’autorizzazione per l’apertura della cava.

Logo Grigolin

I 90 ettari dell’area sono tutti gravati da uso civico e vincolo idrogeologico, come attesta il certificato di destinazione urbanistica.

Prima del contratto preliminare di compravendita era stata acquisita la nota prot. 1050 del 30 gennaio 2006 con cui il Corpo Forestale dello Stato Coordinamento Provinciale di Latina ha segnalato l’esistenza anche di un vincolo idrogeologico ed ha inoltre certificato che l’area non ricade in un’area naturale protetta, né in un Sito di Importanza Comunitaria (SIC) o Zona di Protezione Speciale (ZPS), e non risulta soggetta a vincolo paesaggistico.

Dagli atti risulta che l’area in cui si vuole aprire la cava è raggiungibile solo tramite vie locali che risultano strette e sterrate: limitando oggettivamente l’accessibilità all’area si rende necessaria la costruzione di una strada extraurbana di collegamento.

Per questo motivo è stato redatto il progetto di una strada definita “indispensabile” al funzionamento ed a servizio della cava che collegherebbe la stessa alla strada provinciale Giulianello di Cori – Artena immettendosi alla strada comunale di PRG.

Ubicazione cava di Colle Medico.

Ubicazione della nuova cava in località Colle Medico del Comune di Rocca massima: da notare in basso la cava già esistente in Comune di Cori a meno di 2 km.

Si fa presente che l’area interessata è al confine con il Comune di Cori e che le attuali strade di accesso al sito, sia extraurbane provinciali, sia comunali e/o vicinali ricadono nel territorio del Comune di Cori.

Si precisa altresì che tutto il traffico pesante graverebbe in modo notevole e rilevante sul centro abitato di Giulianello (circa 4.000 abitanti), posto sempre nel territorio del Comune di Cori, che avrebbe così un interesse ragguardevole alla partecipazione al procedimento amministrativo: pertanto, come è facile immaginare, l’infrastruttura verrebbe ad impattare sul territorio del Comuni di Cori ed anche su quello di Artena che però a tutt’oggi non sono stati mai interpellati affinché esprimessero un parere in merito, benché la stessa relazione tecnica economica dell’attività estrattiva redatta dalla stessa S.p.A. “Fornaci Calce Grigolin” lasci chiaramente intendere l’interesse economico sovracomunale dell’opera in questione.

Inoltre, nonostante l’importanza che la realizzazione della nuova strada riveste nell’intera programmazione della cava, il progetto ad essa relativo è stato inspiegabilmente escluso dal procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.).

La nota dell’area V.I.A. della Regione Lazio prot. n° 173535 del 13 ottobre 2006, con cui è stata decisa l’esclusione, appare in manifesta violazione delle disposizioni normative in materia, in quanto vi è stato omesso un esame imprescindibile che ha così agevolato l’approvazione solo del progetto di apertura della nuova cava, ma non anche della strada che vi dovrebbe consentire l’accesso ed il transito.

Le nuova attività estrattive verrebbero ad impattare su un territorio di alta valenza dal punto di vista paesistico, in quanto posto ad appena 12 Km di distanza dal giardino di Ninfa, a 2 Km di distanza dal monumento naturale del lago di Giulianello, a 7 Km di distanza dal monumento naturale di Torrecchia ed a 3 Km di distanza dal centro storico di Cori.

Con Determinazione regionale n. B5138 del 27 ottobre 2009 è stato concesso il nulla osta ai soli fini del Regio Decreto-Legge n. 3267/1923 (vincolo idrogeologico).

Con nota MBAC-DR-LAZ-2018 del 17 febbraio 2011 la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio ha rilasciato parere favorevole all’impianto della cava, non avendovi ravvisato alcuna presenza archeologica.

Con nota regionale del 16 gennaio 2012 è stata indetta per il giorno 18.12.2012 la prima conferenza di servizi ai sensi dell’art. 30 comma 5 bis l. 17/2004, di cui poi con nota regionale n. 14716 del 24.1.2013 è stato notificato il verbale della seduta.

Il 28 giugno 2012 la Commissione Regionale Consultiva ha espresso parere favorevole sull’opera, ma solo “sotto il profilo strettamente minerario”.

Con Determinazione regionale n. GO9625 del 3 luglio 2014 è stato liquidato il diritto di uso civico al pascolo gravante in favore delle popolazione del Comune di Rocca massima su terreni privati.

Con nota prot. n. 31988 del 14 novembre 2014 della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo è stato espresso parere favorevole agli interventi, con prescrizioni.

Con Comunicato 95460 del 20 febbraio 2015 è stata indetta la seconda conferenza di servizi per il successivo 26 febbraio 2015 in cui sono state convocate tutte le amministrazioni coinvolte nel progetto, ad eccezione dei Comuni di Cori e di Artena.

Con Determinazione n. GO8852 del 16 luglio 2015 è stato concluso il procedimento con provvedimento finale positivo per la definizione dell’istanza di apertura della cava.

Conseguentemente, con Determinazione n.GO9042 del 20 luglio 2015 è stata rilasciata l’autorizzazione per 10 anni alla apertura della nuova cava di calcare in località “ Colle Medico” nel comune di Rocca Massima (LT): il provvedimento è stato poi pubblicato sul supplemento n. 1 del Bollettino Ufficiale della Regione Lazio (BURL) n. 78 del 29 settembre 2014.

Come si è diffusa la notizia della suddetta autorizzazione, c’è stata una immediata mobilitazione di istituzioni, movimenti, partiti, associazioni e privati cittadini di Cori e Giulianello che ha portato alla costituzione del Comitato di opposizione “Salviamo Colle Medico”.

Comunicato 711 del 2015.

Salviamo Colle Medico

Secondo una nota diffusa dal Comitato i dati al riguardo parlano chiaro: il Lazio, con 288 cave attive e 475 cave dismesse o abbandonate è tra le regioni in Italia che hanno subito in modo più forte l’impatto dell’attività estrattiva.

Il territorio a sud di Roma, secondo il rapporto 2014 di Legambiente, è l’area più colpita della regione.

Non è sostenibile creare nuove cave – prosegue la nota – in quanto il loro impatto idrogeologico e paesaggistico determina un mutamento sostanziale degli equilibri naturali dell’orografia, della geomorfologia, dell’idraulica, della qualità dell’aria e delle acque sotterranee”.

Secondo il Comitato non vi sarà alcuna ricaduta economica nei comuni circostanti e non vi è nessun interesse sovracomunale, ma unicamente quello della società che realizzerà l’opera.

Sempre secondo i promotori, inoltre – la scusa dell’occupazione lavorativa creata dalle cave è un falso mito – e ne spiegano anche le ragioni.

Per una cava da 100 mila metri cubi l’anno gli addetti in media sono 9 mentre per un impianto di riciclaggio di inerti gli occupati sono più di 12.

In Paesi come la Germania o negli Stati scandinavi si va verso l’abbandono dell’attività estrattiva a favore del recupero degli inerti provenienti dalle demolizioni in edilizia che può sostituire quelli di cava.

I rifiuti da costruzione e demolizione in Italia ammontano a 45 milioni di tonnellate l’anno, il 90% dei quali vengono collocati in discarica.

Non c’è assolutamente bisogno di nuove cave – conclude la nota. 

Il 28 novembre 2015 il Sindaco del Comune di Cori, Tommaso Conti, ha rivolto un appello diffuso ai cittadini di Cori e Giulianello tramite la seguente lettera aperta.

Cari cittadini, la Regione Lazio negli ultimi tempi ha autorizzato nei pressi del nostro territorio (Rocca Massima) e nel territorio di Cori l’apertura di due nuove cave; che, unite a quella già in attività da anni, fanno tre. Senza ascoltare il Comune di Cori, anzi, contrariamente al parere negativo del Comune di Cori. Ciò significa che tra qualche anno potremo trovarci un larghissimo buco aperto tra Cori e Giulianello con grave danno al paesaggio e all’aspetto complessivo del paese. Una larga ferita aperta nel cuore del nostro territorio, che francamente mi offende come sindaco e come cittadino, e che dovrebbe offendere tutti noi. I sindaci passano, il tempo passa e le ferite restano. E resteranno per i nostri figli e per i nostri nipoti. E la ferita sarà ancora più sanguinante perché non l’abbiamo scelta, non l’abbiamo voluta, ci è stata inferta. La Regione Lazio non ci ha consultato e quando ci ha consultato non ha ascoltato il nostro parere. La responsabilità è tutta ed apertamente politica. Di conseguenza è la politica che deve trovare una soluzione a questa vicenda. Sono stati privilegiati gli interessi meschini dei soliti furbi. Proprio in un momento in cui la tutela del territorio, l’attenzione alle tipicità agricole e paesistiche, al patrimonio culturale, stava dando una risposta positiva al futuro del nostro paese, questa mannaia che cade dall’alto ci riporta indietro di anni. Nonostante i vertici globali sul clima e sul paesaggio, nonostante le teorie sulla sostenibilità, nonostante il messaggio ecumenico del Papa, l’unico politico rimasto a parlare al futuro dell’umanità, le strade che si percorrono sono sempre le stesse. Questo è un appello, rivolto a tutti i cittadini di buona volontà, senza distinzione di appartenenza politica, che spesso non appare avere più senso; è un appello a tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro paese e anche il futuro complessivo del territorio. A tutti coloro che amano la bellezza. Chiamiamoci, cerchiamoci, dialoghiamo e solidarizziamo. Se restiamo isolati saremo sconfitti. Tommaso Conti, sindaco e cittadino di Cori e Giulianello.

Tommaso Conti.00

Il Sindaco del Comune di Cori Tommaso Conti

Il 14 dicembre 2015 è stata organizzata una assemblea pubblica per dibattere sui pericoli che incombono sul Comune di Cori.

Assemblea a Cori del 14 dicembre 2015.

Per il giorno successivo è stata decisa la seduta di un Consiglio Comunale aperto.

Assemblea pubblica del 14 dicembre 2015.

Il Consiglio comunale di Cori ha approvato tutti i punti all’ordine del giorno.

Consiglio Comunale di Cori.

Consiglio comunale di Cori

Dopo la presentazione del neoeletto Consiglio dei Giovani, l’Assemblea si è subito confrontata con il tema centrale del dibattito, le due nuove cave di calcare recentemente autorizzate dagli uffici della Regione Lazio, una in territorio comunale e l’altra al suo confine.

Il Sindaco Tommaso Conti e la sua Amministrazione hanno portato in aula la proposta (15 sì e 2 no: Bianchi e Silvi) di un documento condiviso tra i Sindaci dei Comuni Lepini con il quale si invita la Regione Lazio a ripensare le modalità di programmazione dell’attività estrattiva e a rivedere la normativa in materia che di fatto attribuisce ai dirigenti della burocrazia regionale il potere di autorizzare l’apertura di nuove cave senza alcun controllo politico e in deroga alla potestà programmatoria in materia che spetta esclusivamente ai Comuni, nell’ambito del Piano Regionale delle Attività Estrattive.

In attesa dei dovuti approfondimenti da parte del Consiglio regionale, le autorità regionali competenti sono state invitate a sospendere la suddetta potestà autorizzatoria degli uffici.

Il giorno dopo, 16 dicembre 2015, è stato lo stesso primo cittadino corese ad informare che – “la battaglia contro le cave comincia a dare qualche frutto”: proprio nella mattinata è infatti arrivata in Comune una nota della Direzione Regionale per lo Sviluppo Economico e le Attività Produttive – Area Attività Estrattive, con cui si invita l’Ente a produrre un certificato di compatibilità urbanistica dell’area individuata per l’apertura della nuova cava, in località Monte Maiurro, con l’indicazione di tutti i vincoli.

In pratica si invita il Comune a documentare i motivi ostativi all’apertura della nuova cava autorizzata dalla Pisana.

Il Comitato “Salviamo Colle Medico” si è rivolto nel frattempo alla associazione “Verdi Ambiente e Società” per impugnare ufficialmente al TAR l’autorizzazione alla apertura della nuova cava: con il ricorso redatto e depositato dall’avv. Elisabetta Candidi il 23 dicembre 2015 si chiede l’annullamento, previa sospensiva, della Determinazione n.G08852 del 16/07/2015 e di “tutti gli atti propedeutici, preparatori, istruttori, connessi e conseguenti.

Non è stata ancora fissata l’udienza cautelare.

 

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

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