Fuoco in terra. Segnali di fumo all’orizzonte. Teatro denuncia di un biocidio

 

Teatro denuncia

“FUOCO IN TERRA.SEGNALI D FUMO” . TEATRO- DENUNCIA DI UN BIOCIDIO.

Scritto da Federico Ambrosanio prematuramente scomparso.

La regia è di Fabio Cocifoglia in collaborazione con Mario Barra, Franco Cuomo, Roberto Giordano.

VENERDI’ 11 MARZO 2016, ORE 18.00 A VICO EQUENSE,SS.TRINITA’ E PARADISO, SALA POLIFUNZIONALE O DELLE COLONNE,1 PIANO. L’EVENTO È PATROCINATO DALL’ASSESSORATO ALLA CULTURA DEL COMUNE DI VICO EQUENSE.

Ogni cittadino ha il diritto di conoscere le modalità di distruzione dell’ambiente in cui viviamo e di denunciarne i responsabili.

Come?

Alzando la voce, leggendo brani tratti dalle confessioni di un pentito di camorra o declinando semplicemente le parole di Pasolini e di Gaber, occorre lanciare un monito: “Vigiliamo e preserviamo i nostri territori per le nuove generazioni“.

L’evento è dedicato a quelli che combattono, che hanno combattuto e in particolar modo a tutte le persone che sono scomparse senza sapere.

Questa non è una storia nuova.

Si tratta della storia della Terra dei fuochi, quell’aerea geografica compresa tra le province di Napoli e Caserta, dove i rifiuti vengono ‘smaltiti’ illegalmente.

In che modo?

Bruciandoli o interrandoli.

Teatro denuncia.1.

Un vero e proprio business milionario, gestito dalla malavita, che più volte è stato documentato sia dai giornalisti che dai cittadini ma che finora non è ancora stato affrontato nella maniera adeguata dal governo.

Più volte il ministero della Salute ha ammesso la suo volontà nell’affrontare, magari fronteggiare, la situazione ma, come spesso accade, alle promesse non sono conseguiti i fatti.

Così negli ultimi anni la terra dei fuochi ha continuato a bruciare quei rifiuti tossici, che una volta arsi, rilasciano nell’ambiente pericolose sostanze cancerogene.

Sostanze pericolose da respirare e che essendo altamente inquinanti rendono i terreni agricoli di queste zone inadatti all’agricoltura.

Nonostante ciò molti di questi terreni vengono ancora coltivati, i prodotti venduti a grandi aziende o nei mercati, per poi finire sulle tavole degli italiani.

Detto questo è facilmente comprensibile come un efficace sinonimo di terra dei fuochi potrebbe essere ‘Terra dei tumori‘.

Proprio così, l’aumento dei casi di tumori in queste terre aumenta, in maniera vertiginosa ogni anno di più rendendo queste terre, assieme a quella di Taranto, fra quelle con la più alta incidenza di morti per tumore.

Recentemente Gaetano Rivezzi, neonatologo in servizio all’Ospedale di Caserta e il coordinatore dei medici per l’ambiente campani, ha denunciato i gravi pericoli dovuti all’inquinamento, in particolar modo a nord di Napoli, da Nola a Villa Literno.

Rivezzi ha dichiarato che: «Nell’Asl Napoli tre, quella di San Giorgio a Cremano, Pomigliano, Nola nel 2009 le esenzioni 048, quelle per i pazienti affetti da tumori, erano 111. Nel 2012 sono diventate 266. Nel solo distretto di Frattamaggiore, che conta oltre centomila abitanti, si va dai 136 di 4 anni fa ai 420 dell’anno scorso».

Questo è l’effetto degli oltre 3500 roghi di scarti industriali e rifiuti altamente tossici che sono stati fatti divampare nel solo 2012.

Questo è un business incredibilmente radicato che non riguarda solo le zone partenopee o campane ma l’Italia intera.

La procura di Napoli nel 2002 aveva difatti scoperto che erano stati ‘interrate’ oltre 300 mila tonnellate di rifiuti e scarti tossici provenienti dalle aziende del nord Italia.

«Entro venti anni gli abitanti di numerosi Comuni del casertano rischiano di morire tutti di cancro a causa dei rifiuti pericolosi interrati».

Si tratta dell’audizione davanti alla commissione parlamentare sulle Ecomafie del pentito che con le sue confessioni ha fatto crollare il clan dei Casalesi.

Rivelazioni rese note solo oggi che i verbali sono stati resi pubblici e che rivelano come negli anni ’90 questo divenne un vero e proprio business “autorizzato” per il clan dei Casalesi.

«Tuttavia – riferì Schiavone – quel traffico veniva già attuato in precedenza. Gli abitanti del paese rischiano tutti di morire. Non credo infatti che si salveranno: gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e così via, avranno, forse, venti anni di vita».

 

(Recensione pubblicata il 7 marzo 2016 sul blog “Cronache da Agharta”)

 

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