Girolamini, il tesoro perduto “un danno all’Italia da 20 milioni”

 

Biblioteca Girolamini.00

Biblioteca Girolamini

«Piena conferma».

I giudici d’appello della Corte dei Conti ribadiscono il “prezzo”.

Lo scandalo dei Girolamini deve essere definitivamente risarcito da coloro che ne furono predatori trasvestiti da custodi.

La spoliazione più vasta e sfacciata inferta, in età moderna, a una storica biblioteca italiana, lo splendido complesso monumentale che si apre nel cuore della Napoli antica a due passi dal Duomo, deve essere ripagata così come stabilito già in primo grado dai magistrati contabili campani a carico dell’ex direttore del complesso, Marino Massimo De Caro, e dell’ex conservatore Sandro Marsano, già condannati dalla sezione campana al pagamento di oltre 19 milioni di euro, in favore dei Girolamini.

La sentenza della prima sezione giurisdizionale centrale è stata depositata lo scorso 4 febbraio, presidente Nicola Leone, con i magistrati Mauro Orefice, Emma Rosati, Piergiorgio Della Ventura e Fernanda Fraioli.

Sono loro a riaffermare il verdetto e a respingere l’appello di De Caro che, assistito dall’avvocato Italo Spagnuolo Vigorita, aveva lamentato la «mancata considerazione da parte del primo giudicante dello stato di incuria e degrado in cui già versava la biblioteca », oltre che la «mancata chiamata in causa dei dirigenti e funzionari ministeriali».

Ma per la Corte dei Conti, questa ed altre «doglianze si appalesano prive di pregio e devono essere disattese». Sciocchezze, tradotto dalla lingua del diritto.

Per i giudici, l’opera di spoliazione architettata e realizzata da De Caro è stata «tanto scientifica e pianificata da inglobare e travolgere ogni possibile pregressa incuria o disattenzione».

D’altro canto, per le responsabilità di De Caro come regista del clamoroso saccheggio, parlano interi faldoni di atti processuali a carico dell’ex direttore così benvoluto dall’allora ministro Galan, e amico devoto del noto bibliofilo ed ex potentissimo senatore Marcello Dell’Utri, anch’egli coinvolto nello scandalo e indagato per concorso in peculato.

De Caro è infatti già stato condannato a sette anni, con sentenza passata in giudicato, per peculato, mentre è ancora imputato in un altro processo con le accuse di associazione per delinquere, devastazione e saccheggio.

Una storia che aveva sconvolto il mondo della cultura internazionale, e i più grandi studiosi del libro antico.

E parallelamente all’inchiesta penale, il sostituto procuratore Francesco Vitiello della magistratura contabile mette nel mirino l’enorme danno originato dalla spoliazione pianificata da De Caro, complice don Marsano.

Almeno 4mila testi preziosi volati via dagli antichi scaffali.

Spuntano varie intercettazioni. E ora il Senato dà l’ok al loro utilizzo.

In una, Dell’Utri chiede sornione a De Caro: «Massimo, fammi il prezzo».

Stavolta lo hanno deciso i giudici.

 

(Articolo di Conchita Sannino, pubblicato con questo titolo il 3 marzo 2016 su “la Repubblica”)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Vas