Venezia a rischio un disastro totale

 

Emergenze a Venezia

Venezia, con la sua laguna, è il sito culturale e naturalistico più a rischio d’Europa, sotto l’aggressione congiunta del traffico delle grandi navi in laguna, dell’erosione dei suoi fondali, dell’inquinamento, della pressione turistica.

Lo ha certificato ieri nell’incontro tenutosi nell’Aula Magna dell’Ateneo Veneto, Europa Nostra, federazione di organizzazione a difesa del patrimonio che riunisce 40 Paesi del vecchio continente e che è sostenuta ora nei suoi progetti di recupero anche dalla Bei, Banca Europea degli Investimenti.

Un incontro che è servito ad annunciare i sette siti più a rischio in Europa.

Tra cui non c’è Venezia, proprio perché la sua situazione è giudicata talmente grave e importante da sopravanzare quella di tutte le altre realtà europee. 

Il passo successivo – sollecitato anche da Sneška Quaedvlieg-Mihailoviæ, segretario generale di Europa Nostra – e che anche l’Unesco nella sua sessione estiva inserisca la città e la sua laguna tra i siti patrimonio dell’umanità ormai in pericolo.

Perché – è emerso chiaramente dal dibattito di ieri – né il Comune, né il Governo italiano sembrano in grado di proteggere efficacemente Venezia e la laguna dall’aggressione a cui è sottoposta e serve, appunto una tutela europea e mondiale per una città la cui salvezza sta a cuore a tutti.

Un appello in questa direzione è stato lanciato ieri con un videomessaggio dal grande tenore Placido Domingo, presidente di Europa Nostra. 

«Europa Nostra suona il campanello d’allarme – ha detto Domingo – per ricordare al mondo intero che Venezia non può sopravvivere senza la sua laguna. Cinquanta anni dopo che si sono creati i primi movimenti di solidarietà nel mondo per Venezia, l’opinione pubblica internazionale deve ancora una volta alzare la voce per lanciare un appello al Parlamento europeo, al Governo italiano, alle Autorità regionali e comunali e anche agli altri leader politici ed economici».

Il presidente di Europa Nostra ha richiamato l’attenzione sui gravi pericoli che Venezia deve fronteggiare.

L’innalzamento del livello del mare dovuto ai cambiamenti climatici, gli intensi flussi turistici, l’aumento del traffico delle grandi navi da crociera, gli scavi di canali sempre più profondi, l’erosione dei fondali e delle paludi, l’inquinamento e la pesca industriale. 

L’architetto Francesco Bandarin, vicedirettore generale per la cultura dell’Unesco, ha aggiunto: «L’Unesco prende nota con grande attenzione della decisione di Europa Nostra di dichiarare Venezia come il sito in maggiore pericolo in Europa. L’Unesco sta preparando un rapporto sulla situazione di Venezia, che sarà presentato al comitato del Patrimonio mondiale. Il comitato formulerà le sue decisioni e raccomandazioni a luglio».

Sostegno anche da Silvia Costa, presidente della commissione Cultura e Istruzione del Parlamento europeo e parole di apprezzamento, ma di circostanza dall’architetto Francesco Scoppola, direttore generale Belle Arti e Paesaggio del ministero dei Beni Culturali e del Turismo. 

I rappresentanti di Europa Nostra e della Banca Europea degli Investimenti hanno nell’occasione annunciato i sette siti dichiarati più in pericolo in Europa nel 2016: il sito archeologico di Ererouyk e il villaggio di Ani Pemza in Armenia, la Fortezza a Mare Patarei a Tallinn in Estonia, l’aeroporto di Helsinki-Malmi in Finlandia, il ponte girevole Colbert a Dieppe in Francia, il Kampos di Chios in Grecia, il convento di S. Antonio di Padova in Estremadura in Spagna, l’antica città di Hasankeyf e dei suoi dintorni in Turchia.

 

(Articolo di Enrico Tantucci, pubblicato con questo titolo il 17 marzo 2016 su “La Nuova di Venezia e Mestre”)

 

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