Il referendum sulle trivelle spacca il Pd. Giachetti: “Andrò a votare”

 

Giachetti e Renzi

Nel dibattito interno al Pd sul referendum del 17 aprile sulle trivellazioni arrivano due prese di posizione importanti.

Il candidato sindaco a Roma, Roberto Giachetti, annuncia che andrà a votare anche se il premier-segretario Matteo Renzi spera che la consultazione fallisca e definisce “l’astensione sacrosanta e legittima“.

E l’esponente della minoranza dem Roberto Speranza fa sapere che andrà alle urne e voterà sì.

Andrò a votare al referendum del 17 aprile“, afferma Giachetti rispondendo all’appello di Green Italia rivolto a tutti i candidati sindaco, cui altri hanno già aderito, da De Magistris ad Airaudo, da Fassina a tutti i Cinque Stelle.

La scelta di Giachetti – dichiarano Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, esponenti di Green Italia – è tanto più significativa perché la prima di un candidato sindaco del Pd e perché smentisce l’indicazione del suo partito che boicotta il referendum invitando all’astensione. Naturalmente ci auguriamo che Giachetti oltre a votare voti sì, in ogni caso consideriamo la sua scelta di partecipazione al referendum come un atto di responsabilità democratica e lungimiranza, che auspichiamo venga seguito anche dagli elettori che lo sostengono e lo voteranno come futuro sindaco di Roma“.

VIDEO: Know how, cosa dobbiamo sapere sul referendum trivelle

Alle urne andrà anche Speranza: “Mancano 11 giorni al referendum, io penso sarà un referendum molto importante e mi auguro che un numero significativo di italiani decida di partecipare. Io ho scelto personalmente di andare a votare e di votare sì, perché penso sia l’occasione per lanciare un messaggio su un nuovo modello di sviluppo in cui il fossile venga superato e si provi a puntare su rinnovabili e energia verdi“.

Referendum trivelle, Speranza: “Io voto sì, Renzi rispetti scelte elettori”

Speranza

http://video.repubblica.it/dossier/referendum-trivelle/referendum-trivelle-speranza-io-voto-si-renzi-rispetti-scelte-elettori/234710/234375?ref=nrct-15

Dopo averlo lasciato intendere nei giorni scorsi, l’esponente della minoranza dem si schiera quindi apertamente contro le indicazioni del premier e segretario del suo partito, Matteo Renzi, che anche  ieri, durante la diretta su Facebook, ha auspicato il “fallimento” della consultazione referendaria sul proseguimento dell’attività di estrazione in mare fino al termine delle concessioni o fino all’esaurimento dei giacimenti.

Dove votare “sì” vuol dire sposare la prima alternativa.

Trivelle, Renzi: “Spero che il referendum fallisca”

 Renzi antireferendum

Da Renzi sono arrivata parole eccessive, perché quando c’è un referendum va rispettata la scelta degli elettori e io sono convinto che andranno a votare in tanti – aggiunge il leader della minoranza dem replicando al premier sul quorum – Io penso che anche i nostri elettori capiscano il senso di questo referendum nato da regioni che in larga parte sono governate dal Pd e che quindi non è errato dire che è un referendum proposto dal Pd“.

LEGGI: Sì o no alle trivelle, cosa sapere per votare al referendum

La Cop 21 – spiega poi Speranza – ha segnato un cambio di rotta che avverrà in una fase medio lunga e che porta alla riduzione del fossile con uno spostamento sull’energia verde e green. Anche questo referendum spero possa essere vissuto come un momento importante di dialogo, confronto e discussione che provi a spostare l’asse verso le rinnovabili e il green e penso che tutto il Pd possa spingere in questa direzione al netto delle scelte che si faranno al referendum“.

Plaude alla presa di posizione di Speranza il deputato della Sinistra Pd Davide Zoggia, che invita tutti “a lavorare” per mobilitare i cittadini in vista dell’appuntamento referendario.

E annuncia: “Lunedì 11 aprile a Venezia parteciperò insieme al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a una serie di iniziative in favore del referendum. Soltanto facendo conoscere le ragioni del sì avremo la possibilità di raggiungere il quorum e voltare finalmente pagina sulle energie rinnovabili“.

Lo stesso Emiliano ha contestato, intervenendo ad Agorà su Raitre, le argomentazioni di Renzi nella diretta su Facebook.  

Ha detto due cose non vere. Non è vero che se vince il referendum si perdono posti di lavoro, torna semplicemente in vigore la legge precedente, vigente fino all’anno scorso e che non ha causato licenziamenti, nè altro. Come è una balla che, se vince il referendum, si lascia il petrolio nei pozzi“.

Il governatore della Puglia ha ricordato quando, nella recente direzione del Pd, “ho detto a Renzi che tornando in vigore la legge 9 del ’91, man mano che il pozzo si esaurisce, ci sono delle proroghe legate all’estrazione finale, che è la parte più delicata da un punto di vista ambientale. Quindi – ha concluso Emiliano – bisogna andare a votare il 17 di aprile, perché bisogna impedire l’ultima autorizzazione, in questo caso eterna, concessa ai petrolieri che diventerebbero proprietari dei pozzi. Potrebbero essere loro a decidere il momento in cui chiuderli. Quel quesito referendario sarebbe come un regalo in soldi fatto ai petrolieri“.

Intanto, le esternazioni del premier hanno indotto persino i Radicali, che sui referendum hanno costruito buona parte della loro storia politica, a  presentare ricorso al Tar per chiedere l’annullamento della consultazione sulle trivelle.

Perché, “con la sua condotta, in aperta violazione del dovere di neutralità“, il governo Renzi “ha determinato specifici pregiudizi sui diritti civili e politici di partecipazione dei singoli cittadini alla consultazione referendaria oltreché alla non alterazione degli esiti e della rilevanza dalla partecipazione medesima“.

Il ricorso sarà discusso all’udienza del 13 aprile dalla sezione II bis del Tar Lazio.

Comunque “La decisione – aggiungono i Radicali – sarà impugnata dal soccombente (noi o il governo) al Consiglio di Stato prima del 17 aprile“.

E, “in caso di eventuale esito negativo, l’Italia sarà portata in giudizio davanti al Comitato diritti umani dell’Onu per violazione del Patto internazionale sui diritti civili e politici“.

Mentre è lo sciopero della fame, altro simbolo dell’azione radicale, l’iniziativa scelta dai Verdi “finché i tg non parleranno diffusamente del referendum sulle trivelle” hanno annunciato Angelo Bonelli, dell’esecutivo nazionale, e dal portavoce di Roma Gianfranco Mascia, davanti alla sede della Commissione di Vigilanza Rai.

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 6 aprile 2016 sul sito http://www.repubblica.it/)

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Vas