Approvato piano Unesco, con nove anni di ritardo

 

Roma la città storica

Una storia infinita quella del «Piano di gestione del sito Unesco centro storico di Roma, le proprietà extraterritoriali della Santa Sede nella città e San Paolo fuori le Mura».

E ci voleva forse l’arrivo del commissario straordinario Francesco Paolo Tronca per renderlo operativo.

Si tratta, sommariamente, delle linee guida per la gestione del patrimonio capitolino alle quali si rifaranno tutte le istituzioni coinvolte.

Una sorta di strumento «unico» per creare un raccordo dei vari interventi nell’ottica di tutelare l’aspetto patrimoniale e al contempo valorizzarlo al fine di potenziare l’offerta turistica.

Lo strumento si articola in 4 direttrici: conoscenza; protezione, tutela e conservazione; valorizzazione; promozione, formazione e comunicazione. In totale, come si legge nel Piano, il sito Unesco centro storico di Roma si estende su una superficie di 1.486 ettari, di cui 38,9 in quello della Santa Sede: oltre al Vaticano ci sono siti extraterritoriali come le basiliche di San Paolo fuori le mura, San Giovanni, Santa Maria Maggiore e il palazzo della Cancelleria.

Un lavoro tuttavia arrivato al capolinea dopo ben nove anni.

Il lungo percorso del piano di gestione del sito Unesco della Capitale comincia nel 2007 con la «preparazione» del piano.

La preparazione durerà tre anni.

È infatti nel 2010, precisamente il 7 maggio, che viene istituita la commissione tecnico-scientifica, insediata presso il Dipartimento Turismo viene incaricata della redazione del piano di gestione, frutto di un accordo tra le principali Istituzioni che concorrono al governo del sito.

Nel 2011 si tengono quattro audizioni pubbliche.

Nel 2012 il lavoro della Commissione, nel frattempo trasferita al Dipartimento Cultura, si conclude un documento di proposta del piano.

Passa un anno e solo nel 2014 la redazione del Piano viene trasferito dal Dipartimento Cultura alla Sovrintendenza capitolina, che convoca la commissione tecnico-scientifica.

A sette anni dal primo passo, i commissari si rendono conto che la proposta del 2012 era un po’ troppo voluminosa.

Nel frattempo poi era cambiata più di una norma.

Nel 2015, alla fine, la Commissione licenzia il testo del piano di gestione, approvato alla fine ieri, 11 maggio 2016, dal commissario Tronca.

La domanda nasce spontanea: se sono serviti nove anni per redigere le linee guida, quanti ne occorreranno per renderle operative?

La risposta potrebbe essere disarmante.

 

(Articolo di Sus. Nov., pubblicato con questo titolo il 13 maggio 2016 sul sito online “Il Tempo.it”)

 

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