Non solo clima, anche le città minacciano i terreni agricoli

 

I terreni agricoli non dovranno affrontare solo le minacce poste dai cambiamenti climatici, ma anche quelle che derivano da una massiccia espansione urbanistica.

Secondo uno studio pubblicato su Pnas entro il 2030 le aree urbane triplicheranno in termini di dimensioni e sconfineranno in ampie aree coltivate minandone la produttività.

Incidendo su sistemi già sotto stress per l’aumento demografico e per i mutamenti ambientali. Oltre la metà delle terre coltivate del mondo (il 60%), spiegano i ricercatori, si trova alla periferia delle città e questo è un dato preoccupante perché in media queste aree sono anche quasi due volte più produttive di terreni che si trovano altrove.

L’espansione urbanistica, affermano, si tradurrà entro il 2030 in una perdita di zone coltivate che oscilla tra l’1,8 e il 2,4%, con notevoli disparità regionali. L’80% riguarderà infatti l’Asia e l’Africa.

A livello globale rischiano di andare persi terreni che nel 2000 hanno contribuito per il 3-4% della produzione agricola globale.

Per questo, sottolineano, la gestione dell’espansione urbanistica è un fattore chiave per assicurare i mezzi di sussistenza alle economie basate sull’agricoltura nel Sud del mondo.

Altra grande preoccupazione, spiega al Guardian Felix Creutzig, del Mercator Research Institute on Global Commons and Climate Change di Berlino, autore principale dello studio, è l’impatto che la scomparsa di terreni agricoli avrà su colture di base come mais, riso, soia e grano, fondamenta della sicurezza alimentare globale.

Molte di queste colture si trovano in aree che saranno “consumate” dalle città.

A causa dell’urbanizzazione, ad esempio, in Nigeria sono a rischio il 17% della produzione di riso e il 12% di quella del mais.

In Egitto sono minacciati il 40% delle colture di riso e oltre il 60% di quelle di granoturco.

In Africa più in generale si stima una perdita del 26% di frumento.

 

(ANSA del 28 dicembre 2016, ore 12:34)

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