Aree edificabili, conta il Prg

 

Italia Oggi 18.09.2017

 

N.B. – Il richiamato 2° comma dell’art. 36 del Decreto-Legge n. 223 del 4 luglio 2006 (Decreto Bersani) dispone che “un’area è da considerare fabbricabile se utilizzabile a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale adottato dal comune, indipendentemente dall’approvazione della regione e dall’adozione di strumenti attuativi del medesimo.

L’adozione di una Variante Generale che faccia diventare edificabili un certo numero di aree agricole fa scattare le misure di salvaguardia che ai sensi  del 3° comma dell’art. 1 della legge n. 1902 del 3.11.1952 non possono essere protratte oltre 3 anni dalla data di deliberazione di adozione del piano, ad eccezione del caso previsto dal 4° comma secondo il quale le misure di salvaguardia possono essere <<protratte per un periodo complessivo non superiore a cinque anni dalla data di deliberazione della adozione del piano>> se il Comune ha presentato il piano alla Regione per la definitiva approvazione <<entro un anno dalla scadenza del termine di pubblicazione del piano>> medesimo.

Se dunque un Comune può richiedere legittimamente il pagamento dell’imposta dell’ICI così come dovuta per le aree edificabili su tutte le aree che una “Variante Generale” ha fatto diventare tali, la decadenza delle misure di salvaguardia e con esse della stessa “Variante Generale” fa ritornare vigenti le destinazioni del P.R.G. e conseguentemente il pagamento dell’ICI non sarebbe più dovuto nella misura corrispondente all’edificabilità per tutte quelle aree che non lo siano più ufficialmente.

È il caso della Variante Generale del Comune di Castelnuovo di Porto denunciata da VAS (vedi http://www.vasroma.it/wp-admin/post.php?post=1726&action=edit).

Diventa il caso della “Variante Generale” del Comune di Cerveteri, adottata con delibera di Consiglio Comunale n.18 del 02/05/2017 ( vedi http://www.vasroma.it/vas-segnala-i-vizi-di-legittimita-della-variante-generale-del-prg-del-comune-di-cerveteri-adottata-in-luogo-del-piano-urbanistico-comunale-generale-pucg/).

Con una norma del genere, considerati i tempi di crisi in cui versano i Comuni con i loro bilanci, l’adozione di una “Variante Generale” al P.R.G. potrebbe anche essere utilizzata – oltre che per fini elettorali, se adottata a ridosso delle elezioni comunali, come è stato tanto per il Comune di Castelnuovo di Porto all’epoca quanto per il Comune di Cerveteri ora – per fare cassa almeno per il tempo di validità delle misure di salvaguardia.

Se poi si considera che – alla scadenza triennale o quinquennale delle “misure di salvaguardia” senza che sia stata approvata la “Variante Generale” – nessun ente (Regione o Comune) provvede formalmente a far dichiarare decaduta la medesima “Variante Generale”, si continua a “legittimare” sine die uno strumento urbanistico decaduto ed a far pagare illecitamente un tributo su aree non più edificabili.  

 

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

 

 

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