Terza tappa del percorso formativo del progetto Alternanza Scuola-Lavoro sulla “Valorizzazione dei beni archeologici e ambientali del Parco Volusia”

 

Dopo l’introduzione e la presentazione del progetto Alternanza Scuola-Lavoro sulla “Valorizzazione dei beni archeologici e ambientali del Parco Volusia”, che è avvenuta l’11 ottobre 2017 presso l’Istituto di Istruzione Superiore “Gaetano De Sanctis” (vedi http://www.vasroma.it/vas-collabora-al-progetto-alternanza-scuola-lavoro-sulla-valorizzazione-dei-beni-archeologici-e-ambientali-del-parco-volusia/) ed il primo sopralluogo sul posto delle due classi di terza liceo che seguono il corso, per una introduzione soprattutto archeologica che c’è stata il successivo 23 ottobre (vedi http://www.vasroma.it/prosegue-il-percorso-formativo-del-progetto-alternanza-scuola-lavoro-sulla-valorizzazione-dei-beni-archeologici-e-ambientali-del-parco-volusia/), si è svolto nel primo pomeriggio di ieri un secondo sopralluogo al Parco Volusia per approfondire l’introduzione naturalistica.

I ragazzi delle due classi di terza liceo sono stai accompagnati dalle rispettive insegnanti, la prof.ssa Vallera della 3A e la prof.ssa. Pompilio della 3D: ad essi la Presidente della associazione “Amici del Parco Volusia Lucia Mosiello ha illustrato gli aspetti naturalistici di cui è ricca quest’area di verde pubblico.

I ragazzi sono stati portati a scoprire la flora presente all’interno del Parco Volusia che si contraddistingue per la presenza di numerose specie tipiche e presenti nel parco di Veio ed in generale nell’agro romano.

In particolare all’interno del Parco sono presenti numerosi esemplari di conifere secolari quali cedri e pini oltre che filari di alberi da frutto, come gli alberi di kaki (Diospyros kaki) che originariamente erano curati dalle famiglie che abitavano i casali all’interno dell’area e che ancora oggi, pur senza nessuna pratica agronomica, in questa stagione fruttificano abbondantemente.

 

I ragazzi percorrendo l’intero percorso pedonale della lunghezza di circa 1,4 km realizzato con asfalto ecologico hanno potuto apprezzare la presenza di numerose querce da sughero (Quercus icosuber), oltre che di altre alberature quali il cerro (Quercus cerris), il carpino (Carpinus betulus) ed i lecci (Quercus ilex), che delimitano gran parte del percorso.

esemplare di sughera (Quercus suber)

esemplare di carpino bianco (Carpinus betulus)

esemplare di leccio (Quercus ilex)

esemplare di cerro (Quercus cerris)

Gli esemplari citati da Lucia Mosiello fanno parte del bosco di latifoglie costituito cioè da piante caratterizzate da foglie larghe indipendentemente dalla loro forma, che vivono in pianura e collina, dove il clima è mite.

La Carta dell’Uso del Suolo, redatta nel 2000 dalla Regione Lazio, identifica il bosco di latifoglie del Parco Volusia.

Estratto del Foglio 24 – Tavola 374

Legenda

Lucia Mosiello ha fatto presente ai ragazzi anche i problemi che riguardano le attrezzature del parco.

Fra i problemi da risolvere c’è quello di attrezzare il Parco almeno con una fontanella pubblica.

Un altro dei problemi da risolvere riguarda la predisposizione di un’area cani attrezzata, per evitare che i cittadini lasciano liberi i cani di scorazzare nel Parco lasciando anche le loro deiezioni.

Il dott. arch. Rodolfo Bosi a sua volta ha fatto presente ai ragazzi il problema degli accessi al parco, che al momento è dotato di un solo ingresso da via Casalattico.

 

Al suddetto ingresso si dovrebbe aggiungere quello già esistente in fondo a via di Casale Ghella, dove c’è un cancello chiuso di cui ha le chiavi l’omonimo Consorzio.

Ai suddetti due accessi si dovrebbe aggiungere un terzo ingresso a valle, dalla via Veientana (vedi foto aerea sopra) quando verrà aperta al pubblico l’altra metà circa del Parco.

Per favorirne la fruibilità del Parco anche da chi viene da nord occorrerebbe un quarto ingresso da via Bracciano, che non confina però con il parco per cui si dovrebbe ottenere una servitù di passaggio da parte del proprietario dell’area che si frappone tra la via e l’area a verde pubblico.

Ai ragazzi che glielo hanno richiesto, proprio ai bordi del bosco sottostante, Bosi ha ricordato che è attraversato da un fosso chiamato dell’Erba Puzza che ha come affluente di destra il Fosso degli Impiccati.

Come indirizzo del lavoro riguardante la parte naturalistica Bosi ha consigliato ai ragazzi di esaminare le foto da loro scattate delle specie arboree per andare a vedere, tramite ricerche in internet, a quali specie appartengano, in modo da inserirle nel progetto che faranno.

A tal proposito ha ricordato ai ragazzi quanto gli è stato insegnato a suo tempo alla facoltà di architettura riguardo alle tipologie di piante, raggruppabili ad esempio (se viste dall’alto) in tipologie a cono (come ad esempio i cipressi), tipologie ad ombrello (come ad esempio i pini) ecc.

Ha fatto presente ai ragazzi anche la differenza tra piante sempreverdi (che non hanno cioè le foglie cadenti) e piante che invece non lo sono.

Fra queste ultime ha ricordato i pini che perdono le pigne, a rischio che ti cadano anche in testa, e gli aghi a formare una strato che ricopre i giardini.

Ha anche spiegato ai ragazzi che le varie specie di piante crescono in natura in determinate altitudini rispetto al livello del mare, per cui si dice che ogni pianta vive prevalentemente in un determinato climax (dal greco klímaks, “scala”), che in ecologia  rappresenta lo stadio finale dell’evoluzione di un ecosistema in una successione ecologica: abbiamo così il pino mediterraneo che cresce al livello del mare, e poco più in su le sughere di cui il Parco Volusia ha dei bellissimi quanto rari esemplari, dal momento che si trovano ad una altezza superiore rispetto ad esempio ai sugheri che caratterizzano ed hanno il nome alla sottostante riserva naturale dell’Insugherata.

Bosi ha voluto far presente ai ragazzi come l’uomo sia arrivato ad alterare il sistema naturale, importando ad esempio piante non autoctone (come l’eucalipto dall’Australia) o le palme che pretende di piantare e far crescere anche in montagna a grandi altezze.

Bosi ha spiegato ai ragazzi che il Parco Volusia confina con il Parco della Pace, che è un parco tipicamente urbano, che si differenzia dal Parco Volusia che è di tipo più naturalistico.

Di ritorno all’ingresso del Parco Volusia, dopo che la Dott.ssa Bartoli ha fatto l’appello dei ragazzi, Bosi li ha salutati dando loro come ultima notizia che sono stati visti ad attraversare un sentiero del parco un gruppo di cinghiali subito immortalati con tanto di foto.

 

 

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