Riceviamo e pubblichiamo, sul “Piano d’assetto del Parco dell’Appia Antica” Rodolfo Bosi risponde a Luigi Tamborrino

 

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

Gentile Direttore, 

nel “comunicato” pubblicato da Cinquequotidiano in data 4 giugno 2018* (Piano d’assetto del Parco dell’Appia Antica: si rischia il commissariamento), il sig. Luigi Tamborrino fa sapere che sono stati «singoli cittadini a  ricorrere al Tar» che dovrebbero avere ottenuto l’Ordinanza dello scorso 24 maggio «per uscire dalla palude delle “momentanee” norme di salvaguardia che hanno congelato un territorio e le attività presenti per decenni».

Non è dato di sapere al momento quali siano esattamente questi singoli cittadini che abbiano ritenuto di sostenere le spese non indifferenti di un ricorso al TAR per ottenere che dentro il Parco dell’Appia Antica si possano svolgere non meglio precisate attività che sarebbero congelate dalle “misure di salvaguardia”.

A parte la legittima domanda se fra questi cittadini ci sia anche il sig. Luigi Tamborrino e soprattutto se gli “interessi” che starebbero a cuore a questi cittadini siano “interessi diffusi”, nel merito della questione va messa comunque in evidenza la non conoscenza  della normativa vigente in materia da parte di questi cittadini e dello stesso sig. Luigi Tamborrino, che pretendono di far approvare in 90 giorni un Piano di Assetto del Parco dell’Appia Antica che è stato adottato il 29 luglio del 2002 e che proprio per questo dovrebbe essere sottoposto alla procedura prescritta dal comma 5 Bis dell’art. 26 della legge regionale n. 29/1997 che dispone testualmente: «Il piano dell’area naturale protetta è aggiornato almeno ogni dieci anni. Agli aggiornamenti ed alle variazioni del piano si provvede secondo le procedure previste dal presente articolo per la sua adozione ed approvazione».

Secondo il sig. Luigi Tamborrino bisogna concludere «definitivamente gli iter procedurali fermi da tempo e successivamente coordinare tale pianificazione con la normativa paesaggistica del PTPR». 
Il sig. Luigi Tamborrino sembra ignorare  che il Piano di Assetto è stato adottato ai sensi dell’allora vigente 6° comma dell’art. 26 della legge regionale n. 29/1997, ai sensi del quale «il piano dell’area naturale protetta ha valore anche di piano paesistico… e sostituisce i piani paesistici», in recepimento del tuttora vigente comma 7 dell’art. 12 della legge quadro n. 394/1991: è stato per di più adottato quando il Piano Territoriale Paesistico (P.T.P.) n. 15/12 “Valle della Caffarella, Appia Antica e Acquedotti” non era stato ancora adottato.

Successivamente alla adozione del Piano di Assetto del Parco dell’Appia Antica con D.Lgs. n. 42 del 22 febbraio 2004 è stato emanato il “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, che al 3° comma dell’art. 145 ha sancito che «per quanto attiene alla tutela del paesaggio, le disposizioni dei piani paesaggistici sono comunque prevalenti sulle disposizioni contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore, ivi compresi quelli degli enti gestori delle aree naturali protette». 

La suddetta disposizione è stata recepita dalla Regione Lazio con una modifica del 6° comma dell’art. 26 che è stata apportata nel 2016 e che dispone un «Fermo restando quanto previsto dall’articolo 145 del decreto legislativo 22 gennaio 2004».

Lo stesso anno la Giunta Regionale con deliberazione n. 454 del 25 luglio 2016 ha adottato il Piano Territoriale Paesistico (P.T.P.) n. 15/12 “Valle della Caffarella, Appia Antica e Acquedotti”, che il Piano di Assetto del Parco dell’Appia Antica dovrebbe quindi rispettare.

Per il sig. Luigi Tamborrino una pianificazione d’assetto del genere, rispettosa cioè delle norme che la disciplinano, si configura invece «come un mero e infruttuoso esercizio  accademico, fatto di bizzantinismi e di contrasti interpretativi», al posto dei quali forse vorrebbe che il Piano di Assetto del Parco dell’Appia Antica venga adattato alla deregulation approvata dalla Giunta Zingaretti nella scorsa legislatura, fra cui la multifunzionalità in zona agricola e la rigenerazione urbana.

 

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

VAS (Verdi Ambiente Società) Roma

 

 

(pubblicato con questo titolo il 7 giugno 2018 su “Cinque Quotidiano”)

 

 

 

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