Mario Capanna scrive al sindaco di Riace: “L’obiettivo politico è avvelenare i pozzi”

 

Decapitare Riace, e avvelenare i pozzi: questo, magari anche al di là delle intenzioni, è il risultato politico obiettivo delle accuse“.

Mario Capanna, uno dei più famosi leader del Sessantotto, si schiera come altri intellettuali e personaggi pubblici, al fianco del sindaco di Riace Mimmo Lucano agli arresti domiciliari accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e gestione fraudolenta della raccolta dei rifiuti.

Lo fa con una lettera pubblicata sul Quotidiano del Sud e rivolta direttamente “all’amico Mimmo“.

Io, come te credo, sono più arrabbiato contro quegli ‘amici’ che dicono: sì, Riace è un’esperienza pilota, ma a nessuno è consentito disattendere le leggi.

Il che è giusto quando una legge è giusta.

Ma – scrive Capanna – quando la legge come la Bossi-Fini e il recente decreto salviniano violano i fondamentali valori costituzionali e i principi della carta dei diritti dell’uomo, la disobbedienza civile è non solo un diritto ma un dovere.

Come hanno dimostrato Nelson Mandela, per esempio, e Ghandi, chiamato non a caso il ‘Mahatma’“.

E poi ancora: “L’iniziale impianto accusatorio – se il Gip non avesse smontato le accuse più gravi – avrebbe fatto credere che tu fossi un Carminati o un Buzzi qualunque.

Tu, invece, non solo non hai toccato un centesimo per te ma addirittura hai più volte pagato con il tuo magro stipendio trasferte e iniziative di sostegno.

So che tu per pudore non volevi farlo sapere: è invece giusto che si sappia perché qualifica ancora di più la tua ansia di solidarietà e umanità“.

 

(Articolo pubblicato il 4 ottobre 2018 sul sito “Huffington Post”)

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