Salvini cancella Riace: “Troppe irregolarità, sarà di esempio per altri”

 

I migranti accolti nei centri del Comune di Riace verranno trasferiti.

La decisione choc arriva nel tardo pomeriggio e scuote il mondo politico.

Tante e gravi le irregolarità che il Viminale mette alla base della sua decisione: 34 i punti di penalità accumulati, dal mancato aggiornamento della banca dati del Servizio centrale del ministero dell’Interno, alla mancata rendicontazione dei fondi, fino all’erogazione dei servizi a favore di soggetti diversi da quelli ammessi.

E ancora: mancata rispondenza tra i servizi descritti nella domanda di contributo e quelli effettivamente erogati; assenza delle condizioni igieniche e permanenza dei migranti nei centri di Riace oltre i tempi consentiti.

Ventuno pagine in cui il ministero dell’Interno spiega perché il modello di Riace è arrivato al capolinea e chiede all’amministrazione comunale di rendicontare entro 60 giorni le spese sostenute. 

Al Viminale ci tengono a spiegare che lo stop al progetto di accoglienza del comune calabrese non è un atto politico, ma l’applicazione rigorosa di criteri amministrativi che nulla hanno a che fare con i giudizi di Matteo Salvini come leader della Lega.

Come la pensa il vicepremier su quell’esperienza è noto a tutti, con tutto quello che ne è conseguito in termini di polemiche scoppiate dopo gli arresti domiciliari del sindaco Domenico Lucano.

La tempistica dei fatti e la coincidenza con il procedimento penale a carico del sindaco aprono però il caso politico che Salvini delimita nell’ambito dell’applicazione della legge.

«Chi sbaglia, paga.

Non si possono tollerare irregolarità nell’uso di fondi pubblici, nemmeno se c’è la scusa di spenderli per gli immigrati».  

Rimane il fatto che quel modello di accoglienza e integrazione costruito da Lucano, che aveva fatto il giro del mondo (anche sulla base della disobbedienza civile come lui stesso ha ammesso), finirà con il trasferimento dei circa duecento migranti ospitati a Riace.

Quell’esperienza però era stata messa sotto la lente di ingrandimento già nel 2016 con un’ispezione ministeriale.

Riflettori puntati su spese «allegre» e prassi non conformi alle regole stabilite dal Viminale per istituire gli Sprar e i finanziamenti.

Le ispezioni del 2016 e del 2017 condotte dal Servizio centrale e dalla Prefettura di Reggio Calabria sono avvenute nel periodo in cui al Viminale era ministro Marco Minniti.

In questo periodo però non era stato concluso il procedimento amministrativo.

C’erano state le osservazioni e le giustificazioni delle irregolarità da parte del Comune di Riace che alla fine non hanno convinto il ministero dell’Interno.  

L’iter procedurale adesso è arrivato alla sua conclusione, con la revoca definitiva del finanziamento e il trasferimento dei migranti.

Ma già nel 2018 il Comune calabrese non ha ricevuto fondi e il 30 luglio scorso il sindaco era stato avvisato della revoca dei finanziamenti, diventata ufficiale all’inizio di questa settimana.

Tanti gli aspetti tecnici della vicenda e tantissime le implicazioni politiche.

Salvini non ha mai nascosto la sua avversione politica al sindaco di Riace e ha ingaggiato una ruvida polemica con tutti coloro che hanno difeso quello che lui ha sempre definito «un modello fuorilegge».

«Accidenti, chissà cosa diranno adesso Saviano e tutti i buonisti che vorrebbero riempire l’Italia di immigrati», aveva detto in maniera provocatoria il giorno del provvedimento di arresto di Lucano per favoreggiamento di immigrazione clandestina da parte della Procura di Reggio Calabria.

Il primo a difendere il sindaco fu l’attore Beppe Fiorello, poi arrivò il commento di Roberto Saviano: «Questo governo, attraverso questa inchiesta giudiziaria, compie il primo atto verso la trasformazione definitiva dell’Italia da democrazia a stato autoritario.

Con il placet di tutte le forze politiche».  

Rimane la conclusione di una esperienza, controversa, osannata e demonizzata, sulla quale il leader della Lega pensa di avere avuto la meglio.

«E che servirà per esperienza per il futuro ad altri», sibila tra i denti Salvini. 

 

(Articolo di Amedeo La Mattina, pubblicato con questo titolo il 14 ottobre 2018 sul sito on line del quotidiano “La Stampa”)

 

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