Quando è la scarsità d’acqua a muovere i flussi migratori

 

Una delle definizioni più famose di “economia politica” è quella di Robbins (1932), secondo cui essa è la scienza che studia l’allocazione ottima di risorse scarse.

Per risorse si intendono capitale, lavoro, terra e ovviamente risorse naturali, che sono, oltre che scarse, anche esauribili.

La citata definizione, infatti, è perfettamente calzante per l’acqua, disponibile per l’attività umana in piccolissime percentuali.

Si stima (Shiklomanov, 1993) che l’acqua utilizzabile dall’essere umano sia pari allo 0.76% del totale, il resto è rappresentato da oceani e mari (96.5%) o in forma ghiacciata (1.75%).

Secondo la World Health Organization (2008), oltre il 16% della popolazione mondiale non ha accesso ad acqua potabile.

La scarsità d’acqua è responsabile di circa l’88% delle malattie tra gli individui al di sotto dei 15 anni d’età, specialmente nei paesi in via di sviluppo, ove il 95% dell’acqua disponibile non è trattata.

Ancora, più di 3.4 milioni di morti all’anno sono causati da malattie legate a scarsità d’acqua, di cui il 99% nei paesi in via di sviluppo.

La scarsità d’acqua è anche considerata uno degli effetti dei cambiamenti climatici globali che influenzano i flussi migratori umani (Black et al., 2011).

Individui da aree a rischio sono generalmente propensi a migrare verso economie in cui l’acqua è gestita in modo più efficiente (McLeman and Smit, 2006).

Il fenomeno è di tale portata che l’International Organization for Migration (2007) ha coniato il termine di migranti ambientali, definendoli come “persone o gruppi di persone che, per motivi impellenti a seguito di improvvisi o progressivi cambiamenti nell’ambiente che influenzano in modo avverso le loro vite o le loro condizioni di vita, sono obbligati a lasciare le loro case, temporaneamente o permanentemente, e muovono verso aree meno ostili nello stesso paese di origine o in un altro paese”.

Pertanto, uno dei possibili modi per contrastare tali migrazioni coercitive, che, secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (2014), spesso generano importanti traumi psicologici, è mitigare i cambiamenti climatici.

Tuttavia, le aree che sono maggiormente a rischio sono quelle che inquinano meno (si ricordi che il riscaldamento globale, causato principalmente da eccessive emissioni, è l’acceleratore dei cambiamenti climatici).

Infatti, le aree più colpite sono i paesi Sub-Sahariani, l’Amazzonia, l’Asia centro-orientale, e l’Indonesia.

Questi paesi, pertanto, subiscono i cambiamenti climatici senza esserne causa.

In un tale contesto, è evidente come gli accordi internazionali sul clima, come quello di Parigi del 2015, sono fondamentali per mitigare il fenomeno dei cambiamenti climatici globali.

Al contrario negli ultimi tempi, almeno nei paesi occidentali, sono andati diffondendosi movimenti anti-immigratori e anti-ambientalisti (l’esempio più eclatante è rappresentato dall’amministrazione Trump negli Usa).

La situazione attuale è, quindi, che i paesi meno a rischio sono quelli che emettono di più, non si impegnano a ridurre le emissioni e al tempo stesso non vogliono accogliere migranti: urge un cambio di rotta.

References

Black, R., Bennett, S. R., Thomas, S. M., Beddington, J. R., 2011. Climate change: migration as adaptation. Nature 478 (7370), 447–449.

Intergovernmental Panel on Climate Change, 2014. Climate Change 2014: Synthesis Report. Contribution of Working Groups I, II and III to the Fifth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change. IPCC, Geneva, Switzerland.

International Organization for Migration, 2007. Migration and the Environment. IOM, Geneva, Switzerland.

McLeman, R., Smit, B., 2006. Migration as an adaptation to climate change. Climatic Change 76 (1-2), 31–53.

Robbins, L., 1932. An essay on the Nature and Significance of Economic Science. Macmillan. London, UK.

Shiklomanov, I., 1993. World freshwater resources. In Peter H. Gleick (editor). Water in Crisis: A Guide to the World’s Fresh Water Resources. Oxford University Press.

World Health Organization, 2008. SaferWater, Better Health: Costs, Benefits, and Sustainability of Interventions to Protect and Promote Heath. World Health Organization

 

(Articolo di Gianluca Iannucci, dipartimento di Scienze per l’economia e l’impresa, Università degli studi di Firenze, per greenreport.it, pubblicato con questo titolo il 22 marzo 2019 sul sito online “greenreport.it”)

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