Razzismo, Onu: non cedere alle sirene del nazionalismo e del populismo

 

Un appello contro razzismo, nazionalismo e populismo è stato lanciato dall’Onu in occasione dell’International Day for the Elimination of Racial Discrimination 2019,  che è stata celebrato in un contesto di aumento dell’intolleranza e a meno di una settimana della strage terrorista fascista in due moschee di Christchurch, in nuova Zelanda, dove hanno perso la vita 50 persone.

Quest’anno la Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale ha avuto come tema “Mitigating and countering rising nationalist populism and extreme supremacist ideologies” e, riferendosi alla strage di Christchurch, e Tendayi Achiume, relatrice speciale sulle forme conten mporanee di razzismo, discriminazione e xenofobia dell’Human Rights Council Onu, e Michal Balcerzak, presidente del Gruppo di lavoro sulle persone di discendenza africana, hanno detto che «questo evento tragico ci ricorda che il razzismo, la xenofobia e l’odio religioso sono mortali e che il risultato del populismo etno-nazionalista e delle ideologie suprematiste è la violenza razziale, l’esclusione e la discriminazione.

Gli Stati devono agire immediatamente per fermare l’ondata di odio e di discriminazione, per proteggere le popolazioni vulnerabili e per assicurare l’eguaglianza razziale».

In un messaggio pubblicato in occasione della Giornata contro il razzismo, il segretario generale dell’Onu António Guterres ha sottolineato che «nessun Paese o popolo è al riparo dell’odio razziale e religioso e dal terrorismo dei fanatici.

Sono profondamente all’armato per la recente crescita della xenofobia, del razzismo e dell’intolleranza, I discorsi di odio si espandono nella società come un fuoco di prateria attraverso i social media e la radio.

Si propagano sia nelle democrazie progressiste che negli Stati autoritari».

Per mantenendo la speranza che gli Stati attuino i gli obblighi assunti a livello internazionale. di eliminare il razzismo, Achiume e Balcerzak si sono detti costernati per il fatto che «delle autorità pubbliche continuano ad alimentare la discriminazione razziale e l’intolleranza attraverso atti e omissioni.

Abbiamo celebrato più di 50 Giornate internazionali per l’eliminazione della discriminazione razziale.

Ogni anno l’Onu chiede agli Stati di agire immediatamente per arginare il razzismo, garantire l’uguaglianza e la dignità e mettere in atto le disposizioni della Convenzione internazionale per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale.

Purtroppo, la politica e la legislazione degli Stati riflettono raramente l’urgenza di questo obbligo.

Al posto di questo, gli Stati e i leader hanno sviluppato una retorica politica che demonizza i gruppi etnici e incoraggia le ideologie suprematiste.

Alcuni Stati negano anche l’esistenza di una discriminazione razziale o delle minoranze all’interno delle loro frontiere».

Secondo i due esperti Onu, «gli Stati devono decidere se sono disposti a prendere sul serio il loro ruolo e ad adottare le politiche necessarie per arrivare all’eguaglianza razziale, conformemente alle norme internazionali relative ai diritti umani e in particolare all’interno di quadri come il Decennio internazionale delle persone di ascendenza africana.

In termini semplici, le politiche di esclusione sono incompatibili con un ordine nazionale giusto  e, in fin dei conti, gli Stati devono eliminare il ricorso a una retorica discriminatoria e suprematista».

Ma in numerosi Paesi e regioni del mondo – Italia compresa – le idee di superiorità razziale e la demonizzazione dei migranti e delle minoranze aumentano e si nutrono di un sentimento di crisi e di minaccia.

Ma la ex presidente del Cile e Alto commissario Onu ai diritti umani, Michelle Bachelet, ha ricordato che  «il razzismo è il contrario di tutto quel che difendiamo. Il nazionalismo e il razzismo non offrono delle vere soluzioni alle sfide complesse con le quali si confrontano le nostre società. Sono fondati su delle teorie della cospirazione che sono amplificate attraverso i social media.

Le idee di supremazia razziale, religiosa etnica o nazionale non hanno alcun fondamento nella realtà.

Quando gli elettori hanno numerosi contatti con i migranti, il voto populista tende a essere molto più debole ed è elevato nelle regioni dove ci sono pochi migranti e rifugiati: luoghi in cui sono diventati il soggetto di paure illusorie».

La direttrice dell’Unesco, Audrey Azoulay, dopo aver ricordato che «la discriminazione razziale non è stata ancora relegata nei libri di storia», ha concluso: «Internet può essere terreno fertile per la diffusione della discriminazione razziale, della xenofobia e delle ideologie suprematiste, spesso indirizzate ai migranti e ai rifugiati, così come alle persone di origine africana.

Per affrontare questo problema, l’Unesco, che ha il compito di aumentare la consapevolezza a livello mondiale sulla questione, ha sviluppato strumenti per l’alfabetizzazione mediatica e informativa, per combattere gli atteggiamenti discriminatori online e garantire uno spazio online sicuro che migliori la comprensione reciproca, il pensiero critico e il dialogo interculturale.

Ogni giorno, la discriminazione razziale, incarnata da leggi inique, continua a privare silenziosamente le persone dei loro diritti fondamentali al lavoro, a un alloggio e a una vita sociale».

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 22 marzo 2019 sul sito online “greenreport.it”)

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