Clima: i governi Ue non ascoltano i giovani e decidono di non decidere. Tutto rinviato a giugno

 

Nonostante le affollatissime proteste dei giovani in tutta Europa, il tema del riscaldamento climatico in agenda del Consiglio dei Capi di Stato e di governo dell’Ue del 22 marzo è passato in secondo piano rispetto alla Brexit e ai rapporti con la Cina.

I leader dell’Ue dovevano fissare gli orientamenti per la lotta ai cambiamenti climatici e le priorità politiche per consentire all’Unione europea di presentare, entro il 2020, una strategia a lungo termine in linea con l’Accordo di Parigi, ne è uscito fuori uno striminzito paragrafo del comunicato finale nel quale si legge: «Il Consiglio europeo: ribadisce il proprio impegno a favore dell’accordo di Parigi e riconosce la necessità di intensificare gli sforzi globali tesi a far fronte ai cambiamenti climatici alla luce dei dati scientifici più recenti, segnatamente la relazione speciale dell’Ipcc sugli impatti di un riscaldamento globale di 1,5 ºC al di sopra dei livelli preindustriali; sottolinea l’importanza della presentazione da parte dell’Ue, entro il 2020, di una strategia ambiziosa a lungo termine che miri alla neutralità climatica in linea con l’accordo di Parigi, tenendo conto nel contempo delle specificità degli Stati membri e della competitività dell’industria europea; chiede la tempestiva messa a punto delle strategie nazionali a lungo termine; – riconosce che l’attuazione dell’obiettivo dell’accordo di Parigi offre opportunità e un potenziale significativi di crescita economica, nuovi posti di lavoro e sviluppo tecnologico, nonché di rafforzamento della competitività europea, che vanno sfruttati garantendo nel contempo una transizione giusta e socialmente equilibrata per tutti; invita il Consiglio a intensificare i lavori relativi a una strategia climatica a lungo termine in vista di un’ulteriore discussione in sede di Consiglio europeo del giugno 2019».

Insomma, tutto rimandato a dopo le elezioni europee e a un Parlamento europeo che probabilmente sarà imbottito di esponenti della neo-destra negazionista climatica. 

Un rinvio che non tiene assolutamente conto dell’appello a muoversi urgentemente e a prendere davvero iniziative efficaci per mantenere l’aumento delle temperature entro gli 1,5° C  e a raggiungere la carbon neutrality entro il 2050 chiesta anche dal Parlamento europeo solo pochi giorni prima insieme a un aumento degli sforzi per ridurre drasticamente le emissioni di gas serra entro il 2030.

Danimarca, Finlandia, Francia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svezia avevano chiesto che nel documento finale venisse citata chiaramente la data del  2050, Repubblica Ceca e Polonia si sono opposte e la Germania ha puntato i piedi rifiutandosi anche lei di menzionare un limite temporale, l’Italia si è volenterosamente accodata agli amici di Salvini e una volta tanto anche all’odiata Angela Merkel.

Salvini e Di Maio invece saranno probabilmente contenti che un altro loro “nemico” il presidente francese Emmanuel Macron non l’abbia presa bene.

Al termine del summit Ue Macron ha parlato di «conclusioni eminentemente insufficienti.

Il compromesso trovato è solo la meno cattiva delle soluzioni, ma non dà risposte  alle sfide del momento e all’impazienza della gioventù.

Non bisogna mentire: il risveglio necessario non è questo»

Dal presidente dela Commissione europea Jean-Claude Juncker e dal suo vice polacco Donald Tusk solo un imbarazzato e imbarazzante silenzio.

Come spiega Greenpeace EU in un comunicato: «La Francia, i Paesi Bassi, la Spagna, il Lussemburgo e gran parte dei governi dell’Europa occidentale e settentrionale hanno spinto per il sostegno esplicito dell’obiettivo di decarbonizzazione dell’Ue del 2050 e dell’obiettivo di 1,5° C nella dichiarazione finale del vertice.

Sono stati accolti con riluttanza dalla Germania e dall’Italia, e da un’opposizione totale da Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca. 

Il testo finale menziona solo gli 1,5° C in relazione agli sforzi globali, non all’azione climatica dell’Ue».

Wendel Trio, direttore di Climate Action Network (CAN – Réseau Action Climat),  ha detto a Le Monde che si tratta di «una situazione inaccettabile», anche perché l’Unione europea a settembre dovrà partecipare al summit Onu sul clima e rispondere alla richiesta di un maggiore impegno avanzata dal segretario generale della Nazioni Unite António Guterres.

CAN Europe riassume così la decisione di non decidere del Consiglio Ue: «Nonostante la mobilitazione senza precedenti della gioventù in tutta Europa, che chiede maggiori azioni contro il cambiamento climatico, le conclusioni adottate dal Consiglio europeo sui cambiamenti climatici non riescono a inviare un segnale che l’Ue è disposta ad aumentare i suoi deboli obiettivi climatici.

I leader dell’Ue non sono stati in grado di riconoscere che gli obiettivi climatici dell’Ue sono molto al di sotto di quanto necessario per mantenere l’aumento della temperatura a 1,5° C. 

Nonostante i negoziati in corso sulla strategia climatica a lungo termine dell’Ue per far sì che l’Ue raggiunga le emissioni nette zero entro il 2050, non hanno menzionato la necessità di ridimensionare in maniera massiccia i tagli alle emissioni dell’Ue entro il 2030.

Non hanno fatto riferimento alla data per raggiungere la climate neutrality.

Una coalizione di Paesi ha chiesto all’Ue di impegnarsi a ridurre le emissioni fino allo zero netto entro il 2050, ma la loro posizione non è stata inclusa nel testo finale a causa dell’opposizione di altri, inclusa la Germania».

Per Trio, «questa posizione mostra che i leader dell’Ue non sono in sintonia con le scienze climatiche e on i loro cittadini. 

La crescente pressione dei cittadini europei, in particolare le centinaia di migliaia di giovani, scesi in strada il 15 marzo chiedeva un’azione sul clima più urgente e seria: riciclare più volte gli impegni esistenti è semplicemente inaccettabile.

In occasione del Vertice speciale dell’Ue a Sibiu nel maggio 2019, i leader europei devono mettere in campo l’azione per il clima e l’impegno per mantenere l’aumento della temperatura sotto gli 1,5° C al centro della futura cooperazione dell’Ue, in modo da raggiungere un accordo sulla visione strategica a lungo termine al Consiglio europeo di giugno, prima del Vertice sul clima del segretario generale delle Nazioni Unite nel settembre 2019.

Questo è quando tutti i Paesi dovrebbero presentare nuovi impegni per una maggiore azione per il clima, come richiesto dal Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres. 

Ritardare questa decisione cruciale significherebbe che l’Ue arriverebbe impreparata al vertice, minando la sua posizione di leader globale sull’azione per il clima».

CAN Europe fa notare che «per limitare l’aumento della temperatura a 1,5° C, l’Ue deve  decarbonizzarsi completamente già entro il 2040 e aumentare significativamente l’ obiettivo del 2030 di riduzioni delle emissioni di gas serra interne, rispetto ai livelli del 1990, ad almeno il 65%».

Eppure, alla vigilia del summit, il Consiglio europeo aveva ricevuto una lettera dalla Coalition for Higher Ambition, che riunisce imprese, gruppi di investitori, autorità locali e regionali, sindacati, gruppi della società civile e associazioni ambientaliste come l’italiana Legambiente, che ha invitato i leader dell’UE a sostenere l’obiettivo di azzerare le emissioni di gas serra al più tardi entro il 2050 e ad aumentare di conseguenza l’obiettivo del 2030 per il clima.

Greenpeace EU accusa: «La riunione dei capi di governo europei a Bruxelles venerdì non è riuscita a sostenere un piano per decarbonizzare completamente l’Ue entro il 2050.

Quella che una volta era vista come leader del climatico, la cancelliera tedesca Angela Merkel non si sarebbe dovuta schierare con Polonia rifiutandosi di sostenere l’obiettivo del 2050 e non riuscendo a collegare l’azione climatica dell’Ue all’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5° C.

I governi europei sono stati lenti nel rispondere al crescente malcontento dell’opinione pubblica per la mancanza di un’azione per il clima. 

Scolari e studenti in sciopero hanno portato oltre 1,5 milioni di persone nelle marce in oltre 2000 città».

Il consigliere per la politica climatica di GreenpeaceEU, Sebastian Mang, aggiunge: «I governi europei non stanno facendo passi da gigante sui cambiamenti climatici, ma gli scienziati hanno chiarito che la strada sta per finire e che stiamo andando verso un burrone. 

I giovani lo capiscono. 

Centinaia di migliaia di persone scendono in strada per dare un futuro all’umanità. 

I leader di Germania, Polonia e altri governi riluttanti non hanno scuse: devono agire ora».

Greenpeace EU ricorda che «l’anno scorso i più importanti scienziati del clima del mondo hanno avvertito che la violazione della soglia di 1,5° C avrebbe conseguenze disastrose per le persone e la natura.

Per aumentare le possibilità di mantenere il riscaldamento globale a 1,5° C, l’Ue dovrebbe raggiungere la decarbonizzazione totale entro il 2040».

Greenpeace conclude avvertendo che «l’attuale obiettivo dell’Ue di ridurre i gas serra del 40% entro il 2030 condannerebbe il mondo a gravi disgregazioni climatiche, al 65% il taglio delle emissioni sarebbe invece in linea con la scienza e l’obiettivo degli 1,5° C».

 

(Articolo di Umberto Mazzantini, pubblicato con questo titolo il 25 marzo 2019 sul sito online “greenreport.it”)

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