Studio italo-svizzero: ecco le prime immagini delle molecole di fuliggine

 

Lo studio Insights into incipient soot formation by atomic force microscopy”, pubblicato su Proceedings of the Combustion Institute da un team di ricerca internazionale che comprendeva scienziati dell’Istituto di ricerche sulla combustione del Cnr, il Dipartimento di ingegneria chimica, dei materiali e della produzione industriale dell’Università degli studi di Napoli Federico II e l’IBM Research Center di Zurigo, mostra le particelle di fuliggine come costituite da tasselli di un puzzle.

A qualcuno uno studio sulla composizione della fuliggine realizzato con un microscopio ad altissima risoluzione dell’IBM Research Center di Zurigo che permette di vedere i singoli atomi all’interno delle molecole, potrebbe sembrare un inutile speco di risorse, ma non la pensa certamente così la prestigiosa rivista scientifica Nature, che ha conferito allo studio il Research Highlights  ‘First portrait of a soot molecule: Imaging techniques reveal honeycomb structure at the heart of a soot-particle precursor’.

Inoltre lo studio italo-svizzero è stato presentato al 37esimo International Symposium on Combustion, dove è stato insignito della “2019 Distinguished Paper Award in the Soot, Nanoparticles, PAH and Other Large Molecules Colloquium” e parteciperà alla selezione per la prestigiosa ‘Silver Medal’ del Combustion Institute.

Due degli autori dello studio, Mario Commodo  e Patrizia Minutolo, dell’’Istituto di ricerche sulla combustione del Cnr, da anni svolgono studi per capire i meccanismi di formazione della fuliggine da processi combustione e per sviluppare diagnostiche avanzate per il loro monitoraggio, e  Commodo spiega: «Le particelle di fuliggine emesse nell’ambiente hanno un forte impatto sulla salute umana e sugli ecosistemi e sul clima.

Avere svelato la loro struttura a livello molecolare e atomico ha un’enorme rilevanza scientifica.

Sarà ora possibile studiare con maggiore dettaglio l’origine degli effetti delle emissioni di particolato nanometrico su organismi viventi e sui cambiamenti climatici.

Conoscere i dettagli di come è fatta una particella permetterà di sapere con certezza come e perché si è formata.

Si potranno così sviluppare tecnologie sempre più pulite di combustione in grado di controllare la formazione e la cattura delle particelle in modo efficiente.

L’avere svelato l’esatta natura chimica delle nanoparticelle di fuliggine, i cui tasselli molecolari sono simili a nanografeni, apre la strada a nuove e interessanti applicazioni nell’ambito delle nanotecnologie».

Allo studio hanno partecipato anche Gianluigi De Falco e Andrea D’Anna, del Dipartimento di Ingegneria Chimica, dei Materiali e della Produzione Industriale – Università degli Studi di Napoli Federico II, e gli svizzeri Fabian Schulz, Katharina Kaiser, Gerhard Meyer e  Leo Gross dell’ IBM Research − Zurich.

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 27 marzo 2019 sul sito online “greenreport.it”)

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