Giustizia climatica, Mary Robinson: «I negazionisti climatici sono maligni e diabolici»

 

Richard Deverell, direttore dei Royal Botanical Gardens Kew di Londra ha consegnato la Kew International Medal alla ex presidente dell’Irlanda Mary Robinson, definendola «una storica sostenitrice della giustizia climatica e fondatrice della Mary Robinson Foundation – Climate Justice. Il lavoro di Mary dimostra quanto l’umanità dipendente sia negli ecosistemi che ci circondano e l’impatto della crescente minaccia per la loro esistenza.

Come Kew, è impegnata a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite su biodiversità, agricoltura e sicurezza alimentare.

Crede nel sostenere la prossima generazione di scienziati e attivisti climatici e sta lavorando al loro fianco per chiedere che facciamo un uso migliore delle risorse più preziose del nostro pianeta.

Questo lavoro è strettamente allineato alla missione e ai valori di Kew.

Condivido la sua convinzione che la scienza, la politica e le vite quotidiane siano interconnesse e sono lieto di onorarla insignendola della Kew International Medal di quest’anno».

Il discorso di accettazione dell’onorificenza da parte della Robinson non è stato per niente diplomatico: la ex presidente irlandese ha detto che «la negazione del cambiamento climatico non è solo ignorante, ma maligna e diabolica, perché nega i diritti umani delle persone più vulnerabili del pianeta.

Le prove sugli effetti dei cambiamenti climatici sono incontrovertibili e la necessità morale di un’azione urgente è indiscutibile».

Secondo la Robinson «le compagnie dei combustibili fossili hanno perso la legittimità e la licenza sociale per estrarre più carbone, petrolio e gas e devono cambiare per diventare parte della transizione verso l’energia pulita.

L’esplorazione per nuovi giacimenti deve finire, dato che la maggior parte delle riserve esistenti devono essere mantenute sotto terra se si vogliamo affrontare il riscaldamento globale».

La Robinson, che è presidente degli Elders group of global leaders, fondato da Nelson Mandela, che lavorano per i diritti umani, ha sottolineato che sostiene le proteste climatiche, compresi gli school strikes for climate lanciati dalla “superstar” Greta Thunberg: «C’è spazio per la disobbedienza civile come mezzo di comunicazione, anche se abbiamo bisogno anche di speranza.

Il cambiamento climatico mina il godimento di un’intera gamma di diritti umani: dal diritto alla vita, al cibo, all’alloggio e alla salute.

È un’ingiustizia che le persone che hanno contribuito meno alle cause del problema subiscano i peggiori effetti dei cambiamenti climatici».

Intervistata da The Guardian prima della cerimonia di conferimento della Kew International Medal, la Robinson ha spiegato di essere arrabbiata perché vede il risultato dell’impatto del negazionismo climatico sulla vita delle persone: «In Africa ho visto gli effetti devastanti sui contadini poveri, sugli abitanti dei villaggi e sulle comunità quando non potevano prevedere quando sarebbe arrivata la stagione delle piogge».

La Robinson ha anche condannato il governo conservatore del Regno Unito per il finanziamento di 4,8 miliardi di sterline concesso dal 2010 al 2016 all’UK’s export credit agency per i combustibili fossili: «Suscita ricordi dolorosi del comportamento sfruttatore del passato vedere il Regno Unito e altri Paesi ricchi e industrializzati proclamare le loro buone intenzioni e agire in modo progressista in casa loro, esportando efficacemente le loro emissioni nei Paesi stranieri più poveri e lasciandoli a pagare il prezzo sociale e ambientale».

La ex presidente irlandese ha criticato anche il presidente Usa Donald Trump per il suo «egregio atto di irresponsabilità climatica nel ritirarsi dall’Accordo sul clima di Parigi.

Una cattiva leadership ha conseguenze che ora sono davvero negative per le persone nelle comunità più povere, anche negli Stati Uniti».

La Robinson dice che oltre ad agire personalmente – lei ha rinunciato alla carne – «la gente deve arrabbiarsi con chi ha più potere e non rispetta le sue responsabilità.

Proprio come le suffragette dovettero abbracciare le tattiche militanti per vincere la lotta per emancipazione femminile, oggi dobbiamo essere fieramente determinati a sfidare gli interessi acquisiti, specialmente nel settore dei combustibili fossili».

Deverell ha ricordato che «piante e funghi sostengono la nostra stessa esistenza.

Sono il cibo che mangiamo, il carburante che usiamo, i materiali su cui facciamo affidamento e le medicine che ci curano.

Sono la pietra angolare di interi ecosistemi.

Tutta la vita dipende dalle piante.

Gli ultimi tre decenni hanno visto i cambiamenti del nostro clima diventare evidenti a una scala e un livello di variabilità mai visti negli ultimi 850.000 anni.

L’incredibile biodiversità del mondo naturale viene erosa.

Le temperature estreme e l’innalzamento del livello del mare stanno causando cambiamenti significativi nel nostro ambiente.

Parassiti e malattie si stanno adattando e influenzando i raccolti più velocemente di quanto possiamo proteggerli.

I nostri scienziati sul campo si imbattono in piante prossime all’estinzione».

Il direttore dei Kew ha ricordato che «certo, il cambiamento climatico è complicato.

Nonostante i migliori sforzi di molti brillanti scienziati, stiamo solo iniziando a capirne le conseguenze ambientali a lungo termine.

Sappiamo ancora meno dell’inevitabile impatto sulla vita umana.

Sfortunatamente, le persone con maggiori probabilità di essere colpite dai cambiamenti climatici sono spesso le più vulnerabili al mondo.

Eventi meteorologici severi stanno costringendo le persone a lasciare le loro case, facendo pressione su risorse tese e infiammando la fragilità regionale.

Con il crescere della nostra popolazione, ci troviamo di fronte a domande su come nutriremo un numero crescente di persone in modo sano, nutriente e sostenibile.

Sono preoccupato per le implicazioni sia per la sicurezza alimentare che per i redditi delle famiglie che dipendono dall’agricoltura.

Mano a mano che apprendiamo di più sull’impatto del nostro ambiente in evoluzione, stiamo scoprendo che le conseguenze sociali ed economiche dei cambiamenti climatici sono state grossolanamente sottostimate».

Come la Robinson, anche Deverell pensa che la soluzione sia la giustizia climatica: «Il movimento per la giustizia climatica ci spinge a adottare un approccio incentrato sull’uomo per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici.

Accetta il fatto che sono necessari cambiamenti significativi e urgenti nel modo in cui viviamo le nostre vite.

Chiede che si tenga in considerazione l’impatto umano dei cambiamenti richiesti per ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici e che i benefici e gli oneri di tali cambiamenti siano condivisi giustamente ed equamente, proteggendo le persone più vulnerabili del mondo.

I sostenitori della giustizia climatica chiedono che i Paesi che in passato hanno beneficiato dello sfruttamento delle nostre risorse naturali, in futuro si assumano maggiori responsabilità nel combattere gli effetti dei cambiamenti climatici.

Riconoscono che i Paesi più poveri del mondo potrebbero aver bisogno di sostegno per sviluppare le loro economie senza avere un impatto negativo sull’ambiente, garantendo un futuro sostenibile per la loro gente e il pianeta.

Vogliono che chi ha la responsabilità di prendere decisioni in merito al nostro clima siano più responsabili, siano trasparenti su come vengono prese tali decisioni e di consultarsi con coloro che ne sono alla fine colpiti».

La rabbiosa reazione della lobby globale dei negazionisti climatici al Global Strike for Future, a suon di insulti, diffamazioni e fake news contro Greta Thunberg e di accuse di essere strumentalizzati (da chi?) ai ragazzi scesi in piazza, è anche una reazione alla difficoltà e alla marginalizzazione che stanno vivendo negli ultimi mesi, dopo che si erano ringalluzziti per l’ascesa alla casa Bianca della cricca di consiglieri negazionisti climatici di Donald Trump che qualcuno ha definito i nuovi “stalinisti”.

Nel novembre 2018, il premio Nobel per l’economia 2008 Pau Krugman aveva scritto in un editoriale del New York Times: «Il fumo uccide la gente e le compagnie del tabacco che hanno cercato di confondere l’opinione pubblica su quella realtà sono state malvagie.

Ma il cambiamento climatico non sta solo uccidendo le persone; potrebbe benissimo uccidere la civiltà.

Cercare di confondere l’opinione pubblica su questo è male a un livello completamente diverso.

 Qualcuna di queste persone non ha figli?»

Lo scorso settembre la BBC ha ammesso di aver dato una copertura troppo spesso sbagliata sui cambiamenti climatici – dando pari spazio alla stragrande maggioranza degli scienziati che mettono in guardia sui cambiamenti climatici in atto e all’infima minoranza dei negazionisti climatici – e ha detto al suo staff che «non c’è bisogno di un “negazionista” per bilanciare il dibattito».

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 28 marzo 2019 sul sito online “greenreport.it”)

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