Reti su alberi, cespugli e siepi per impedire la nidificazione degli uccelli

 

Sui social media britannici fioccano le segnalazioni e i commenti sulle sempre più numerose reti che fasciano interi alberi, siepi e cespugli e che ditte edili e proprietari dicono che vengono messe durante i lavorii per impedire danni alla vegetazione, ma che tutti sanno che in realtà servono a impedire la nidificazione degli uccelli.

Una petizione online indirizzata al governo contro queste reti ha già raccolto oltre 190.000 firme e, in una dichiarazione congiunta, Royal society for the protection of birds
(Rspb) e The Chartered Institute of Ecology and Environmental Management attaccano questa nuova “moda” che temono possa estendersi al resto dell’Europa: «Non possiamo continuare a cercare di spremere la natura in spazi sempre più piccoli o a esigere che si adatti ai nostri piani. 

Le persone in tutto il Paese sono costernate nel sentire casi in cui gli uccelli che ritornano da lunghi viaggi vengono deliberatamente esclusi dai siti in cui potrebbero scegliere di crescere i loro piccoli. 

Questa  gente vuole che si agisca, e anche noi.

Ecco perché l’Rspb sta conducendo una campagna per l’introduzione di leggi che impegnino i governi a garantire il recupero della natura: il che significa che in futuro pratiche come questa verranno sottoposte a un controllo molto più attento. 

Tutti noi abbiamo bisogno della natura nelle nostre vite: il che significa dare agli uccelli e altri animali selvatici, di più, non meno spazio per allevare, nutrire e cantare.

Però, a breve termine, dobbiamo agire per assicurarci che ora non stiamo rendendo le cose più difficili per la fauna selvatica che sta già lottando con i cambiamenti climatici, la perdita di habitat e la pressione dello sviluppo urbano».

Le due associazioni aggiungono: «Ovviamente occorrerà un’attenta considerazione per sviluppare regole sulle reti che aiutino realmente gli uccelli e consentano il proseguimento delle attività legittime. 

Ma non possiamo tollerare e lasciare che le pratiche correnti si diffondano incontrastate. 

La Rspb  sta inviando una guida tecnica dettagliata a tutti i costruttori, in modo che possano seguire delle buone pratiche e contattare gli ambientalisti per qualsiasi consiglio.

Ecco i punti principali: «Pensa se sia davvero necessario rimuovere le siepi e gli alberi che sono vitali per sostenere la nostra fauna selvatica; la rete non dovrebbe essere un’alternativa facile. 

Se il lavoro è assolutamente necessario, l’uso della rete potrebbe essere evitato con la rimozione di alberi e siepi completata al di fuori della stagione di nidificazione (settembre – febbraio); e questo dovrebbe essere supportato da un impegno a piantare nuovi alberi e siepi – nessuno vuole vivere in un quartiere dove sono stati eliminati  i panorami e i suoni della natura; è essenziale che i costruttori  lavorino con un ecologo addestrato per garantire che venga utilizzata una rete appropriata e non del tipo che catturerà e imprigionerà uccelli e altri animali selvatici; è inoltre essenziale che un ecologo esperto garantisca che la rete corretta sia adattata in modo che la fauna selvatica non possa attraversarla o passare dietro la rete e quindi rimanere intrappolata; è essenziale che la rete venga controllata almeno una volta al giorno (ma idealmente tre volte) da un ecologo esperto per assicurarsi che non vengano catturati animali selvatici o che la rete sia rotta. 

Se si scopre che un qualsiasi animale selvatico è stato catturato o è rimasto  intrappolato dietro la rete, deve essere liberato immediatamente e la rete deve essere riparata o rimossa; se qualcuno percepisce che l’utente è a conoscenza del fatto che la fauna selvatica viene catturata ma non ha posto rimedito alla situazione, allora deve essere informato il Police Wildlife Crime Officer».

Per Rspb e The Chartered Institute of Ecology and Environmental Management, «le reti sono un approccio eccessivamente semplicistico che di recente è diventato più evidente.

C’è una comprensibile reazione negativa sia da parte dell’opinione pubblica che degli  ecologi professionisti per il danno reale e potenziale che potrebbero causare alla fauna selvatica».

Mentre in Gran Bretagna come in Italia è un reato distruggere un nido attivo, attualmente non ci sono leggi per impedire l’installazione di reti.

Jeff Knott della Rspb, ha detto a BBC News che «l’uso di reti su siepi e alberi sembra essere “esploso” quest’anno.

Sembra che stiano spuntando dappertutto e questa è una vera preoccupazione.

L’interesse dell’opinione pubblica per questo problema è stato assolutamente enorme.

Siepi e alberi avvolti dalle reti sono la rappresentazione visiva di come stiamo sempre più spingendo la natura in una scatola sempre più piccola e in che modo la stiamo costringendo a adattarsi ai nostri piani».

Diverse campagne sui social media hanno portato alla rimozione di reti e la settimana scorsa molti cittadini del Berkshire, compreso lo scrittore naturalista Nicola Chester, hanno segnalato su Twitter la presenza di uccelli intrappolati in una rete messa sulle della siepi a  Theale e il West Berkshire Council ha assicurato che avrebbe subito rimosso la rete.

Intanto la petizione per cercare di rendere illegale la pratica, che sostiene che i costruttori edili e  le altre parti interessate stanno aggirando le leggi che proteggono l’avifauna britannica, i cui numeri sono in netto calo, sta continuando a raccogliere centinaia di firme.

E una mappa in crowdsourcing che consente alle persone di pubblicare dove hanno visto le reti registrare avvistamenti in Scozia, Inghilterra e Galles, dalla Cornovaglia fino a Glasgow.

La Home Builders Federation che rappresenta l’industria edile britannica, ha risposto che l‘installazione di questo tipo di reti non è una novità e di non essere a conoscenza di un aumento delle reti, aggiungendo: «L’industria si è impegnata a proteggere gli uccelli e a fornire un aumento complessivo del numero di alberi».

Ma la più grande associazione animalista britannica, la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals, ribatte che «ogni anno  vengono fatte circa 2.000 segnalazioni di uccelli selvatici intrappolati dentro o dietro diversi tipi di reti, con le reti di deterrenza per gli uccelli  che sono una delle principali cause.

L’orientamento delle politiche di pianificazione raccomanda che qualsiasi lavoro che possa interessare la fauna selvatica dovrebbe essere fatta nel momento giusto dell’anno, quindi vogliamo vedere i costruttori edili ritardare i lavori fino a dopo le stagioni di nidificazione piuttosto che utilizzare le reti.

Se vengono usate le reti, dovrebbe essere per il minor tempo possibile e controllate regolarmente e tenute in buono stato per evitare che gli animali restino intrappolati».

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 3 aprile 2019 sul sito online “greenreport.it”)

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