Promesse non mantenute: la Banca mondiale continua a investire nei combustibili fossili

 

Urgewald, un’organizzazione ambientalista e per i diritti umani tedesca che denuncia le banche e le multinazionali quando le loro attività danneggiano le persone e l’ambiente e che ha come principio guida «chi dà i soldi porta la responsabilità del business» ha pubblicato il  rapporto  “World Bank Group Financial Flows undermine the Paris Climate Agreement: The WBG contributes to higher profit margins for oil, gas, and coal” che rivela che «nonostante gli impegni degli Stati a favore del clima, la Banca Mondiale investe in numerosi progetti che li contraddicono».

L’autore del rapporto è Heike Mainhardt un esperto statunitense di progetti finanziari multilaterali e collaboratore dell’Intergovernmental panel on climate change, che ha analizzato oltre 675 progetti energetici finanziati dal  World Bank Group (WBG).

E’ quindi l’analisi più completa mai realizzata sulle attività per i combustibili fossili della Banca mondiale.

Poco dopo l’Accordo di Parigi sul clima del 2015, l’ex presidente della Banca mondiale Jim Yong Kim disse che «la Banca farà del suo meglio per raggiungere gli obiettivi di riscaldamento globale fissati dalla comunità mondiale».

Ora Mainhardt sottolinea che «è una grande delusione scoprire che il Gruppo della Banca Mondiale continua a fornire una tale quantità di finanze pubbliche ai combustibili fossili e che la Banca mina così completamente i suoi sforzi per le fonti energetiche rinnovabili e gli obiettivi climatici di Parigi.

La Banca deve ridurre drasticamente i suoi finanziamenti pubblici ai combustibili fossili e aiutare i suoi clienti a creare più rapidamente sistemi energetici basati su fonti energetiche rinnovabili pulite. Il nuovo presidente della Banca Mondiale David Malpass deve guidare questo sforzo».

Mainhardt ha effettuato esclusivamente ricerche nei database pubblici dei siti Web del World Bank Group e la sua analisi comprende prestiti per progetti energetici a Paesi e società e a programmi più vasti basati su politiche, servizi di consulenza e altra assistenza finanziaria ai governi dei Paesi in via di sviluppo.

A Urgewald fanno notare che «negli ultimi anni, la Banca Mondiale è stata molto elogiata per diversi annunci sul clima.

Nel 2013, la Banca ha promesso che, con alcune eccezioni, non avrebbe più concesso aiuti finanziari ai progetti di centrali elettriche a carbone.

Mentre lo studio dimostra che dal 2013 la Banca non ha sostenuto direttamente la costruzione di nuove centrali a carbone, dimostra anche che la Banca fornisce ancora supporto in altri modi.

Nel marzo 2016, la Multilateral investment guarantee agency (Miga), un membro del World Bank Group,l’Agenzia multilaterale di garanzia degli investimenti (MIGA), membro del Gruppo della Banca mondiale, ha approvato una garanzia finanziaria di 783 milioni di dollari per prestiti della Deutsche Bank tedesca e della Banca giapponese Mizuho.

Questi erano destinati al gruppo energetico sudafricano Eskom per sostenere un ”capacity expansion program”.

Tra le altre cose, questo denaro sarà utilizzato per finanziare le linee di trasmissione che trasporteranno principalmente l’elettricità dalle nuove centrali elettriche a carbone di Eskom».

Mainhardt. Fa notare che «in questi casi, la Banca si sta deliberatamente violando la promessa di non costruire centrali a carbone e promuove ancora l’infrastruttura collegata necessaria per il dispiegamento di enormi centrali a carbone».

Alla fine del 2017, la Banca Mondiale ha annunciato che non finanzierà più la prospezione e la produzione di petrolio e gas dopo il 2019. Se questo impegno venisse attuato correttamente, rappresenterebbe una significativa riduzione del sostegno ai combustibili fossili.

Ma il rapporto ricerca rivela che «la Banca detiene attualmente azioni in almeno 12 progetti di esplorazione e produzione di petrolio e gas per un valore di almeno 512 milioni di dollari» e  Mainhardt aggiunge: «Per mantenere il suo impegno, ci aspettiamo che la Banca Mondiale si liberi rapidamente da questi investimenti azionari».

Lo studio mostra che dal 2014 la Banca ha sostenuto operazioni in almeno dieci Paesi che sovvenzionano investimenti nel petrolio, gas o carbone, ad esempio attraverso tasse più basse e altri incentivi.

«Inoltre –  fanno notare gli ambientalisti tedeschi – , una volta che vengono scoperti e trivellati i pozzi di gas e petrolio, la Banca Mondiale può, pur rispettando l’annuncio del 2017, continuare a fornire denaro a queste industrie che danneggia danneggiano il clima, ad esempio denaro per raffinerie o oleodotti.

Fornisce già finanziamenti ad alcuni dei più grandi progetti petroliferi e di gas del mondo, tra cui il gasdotto Tanap in Turchia, che è stato criticato da gruppi ambientalisti e dei diritti umani.

Solo per questo progetto, la Banca Mondiale ha fornito 800 milioni di dollari in prestiti e una garanzia di 1,1 miliardi di dollari».

Al vertice Unfccc del 2018 in Polonia, la Banca Mondiale ha promesso di raddoppiare gli aiuti per la protezione del clima.

Un annuncio accolto molto bene, visto che soprattutto i Paesi in via di sviluppo hanno bisogno di capitali per proteggersi e adeguarsi agli impatti dei cambiamenti climatici e per ristrutturare i loro sistemi energetici.

Ma il rapporto denuncia che progetti come quelli finanziati in Ghana dimostrano come la Banca spinga i Paesi nella direzione opposta: «Ha promosso lo sviluppo del giacimento offshore di Sankofa con garanzie di credito e prestiti per 935 milioni di dollari, consentendo anche lo sviluppo di giacimenti petroliferi vicini».

Ute Koczy, campaigner World Bank di Urgewald, sottolinea: «Il recente uragano nell’Africa sudorientale rende assolutamente chiaro che la crisi climatica è soprattutto una crisi per i più poveri: se non vuole  danneggiare il suo nobile obiettivo di combattere la povertà, la Banca mondiale deve immediatamente uscire dal carbone, dal petrolio e dal gas.

Dovrebbe sostenere a monte una carbon tax per l’esplorazione e l’estrazione di combustibili fossili che riduca efficacemente l’uso di combustibili fossili.

La promozione di sistemi di energia rinnovabile decentralizzati deve essere al centro della sua strategia energetica».

Koczy rivolge un appello agli stati membri della Banca Mondiale: «Alla riunione di primavera, azionisti influenti come la Germania devono chiedere un cambio di rotta da parte della Banca Mondiale.

Finora, la gestione della Banca Mondiale non ha agito coerentemente per il clima».

Il rapporto è stato ripreso dall’International Consortium of Investigative Journalists (Icij) al quale partecipano diversi giornali a cui lo ha inviato Urgewald, come Norddeutscher RundfunkSüddeutsche Zeitung e Deutsche Welle in Germania, Jornal Verdade in Mozambico el Premium Times in Nigeria  Deutsche Welle che fa notare che la Banca Mondiale investe direttamente perfino nell’estrazione di carbone, gas e petrolio in Kenya, Mozambico e Guyana e che «in tutto, la Banca Mondiale ha dedicato 21 miliardi [alle energie fossili] contro i 15 miliardi alle energie rinnovabili».

Commentando il rapporto Uwe Kekeritz, responsabile della politica dello sviluppo dei Verdi tedeschi, ha detto che «l’influenza della Banca Mondiale è gigantesca e questi investimenti continui nelle energie fossili hanno delle ripercussioni catastrofiche sul clima.

E’ inaccettabile che si tratti di una Banca vocata allo sviluppo e che dovrebbe mettere lo sviluppo del mondo al centro della sua politica, e non è questo il  caso».

La Banca Mondiale ha risposto all’Icij) di aver investito nel 2018 ben 20,5 miliardi nella protezione del clima e che un portavoce della Banca ha affermato che «il rapporto di Urgewald riflette una visione obsoleta delle attività della banca. 

La Banca Mondiale ha terminato il suo sostegno alle centrali elettriche a carbone e si è impegnata a bloccare quasi tutti i finanziamenti per la produzione di petrolio e gas entro la fine del 2019».

La banca ha anche contestato la tesi di Urgewald secondo cui attualmente investe significativamente di più in progetti di petrolio e gas rispetto alle rinnovabili: «Urgewald non è riuscita a includere nei suoi calcoli i progetti di efficienza energetica. 

Questi progetti includono, ad esempio, gli sforzi per distribuire milioni di lampadine a LED a imprese e consumatori in India».

Ma all’Icij fanno notare che «La banca non ha fornito dati direttamente comparabili a quelli prodotti dall’analisi di Urgewald».

Per Kekeritz dice che «si tratta solo di una cortina fumogena per mascherare gli altri investimenti anti-ecologici che ci allontanano ancora dagli obiettivi climatici».

Ryfisch, esperto di politica climatica di GermanWatch, ha affermato che «la Banca Mondiale negli ultimi anni ha compiuto importanti passi avanti verso l’energia pulita, ma ora deve mettere il suo portafoglio prestiti in linea con i suoi impegni.

Ci dovrebbe essere uno spostamento in avanti più pronunciato. 

Dovrebbero chiarire che decarbonizzeranno completamente il loro portafoglio energetico con una tempistica chiara».

Nella direzione esecutiva del WBG ci sono 25 tedeschi e gli europei dispongono di più di un quarto dei voti, «resta da vedere come li utilizzeranno durante la riunione annuale il prossimo week-end», conclude  Deutsche Welle.

(Articolo pubblicato con questo titolo il 12 aprile 2019 sul sito online “greenreport.it”)

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