Quali sono davvero vantaggi e svantaggi della geotermia? A Roma il punto della situazione

 

In Europa la geotermia è una fonte rinnovabile protagonista di un robusto sviluppo, anche se l’incertezza sui possibili impatti ambientali – e le resistenze sociali che ne derivano – spesso comporta concreti ostacoli all’utilizzo di questa risorsa, come purtroppo ben testimonia lo stallo italiano su questo fronte e il rinnovo degli incentivi nazionali per la produzione di energia elettrica ancora in forse nei decreti Fer.

Per capire se si tratti o meno (e in quale misura) di preoccupazioni fondate è iniziato nel novembre scorso il progetto europeo Geoenvi, presentato ieri per la prima volta a Roma con il patrocinio di Elettricità futura.

Un convegno aperto dal sottosegretario del ministero dello Sviluppo economico Davide Crippa, secondo il quale «la decisione di inserire la geotermia all’interno del decreto Fer 2 nasce dalla necessità di rispondere a nuove esigenze, legate alle emissioni, che sono anche alla base del progetto Geoenvi, fondamentale proprio per la capacità di individuare idee prospettiche di abbattimento dei sistemi inquinanti e anche di promozione di nuove tecnologie».

In quest’ottica il sottosegretario ha annunciato una consultazione volta a tracciare delle linee operative e procedure semplificate connesse alle installazioni geotermiche, con un occhio anche alla pianificazione ottimale dei rifacimenti di apparati già esistenti.

Per quanto riguarda i nuovi impianti «risulta prioritario – sottolinea invece Crippa – realizzare un piano che risponda in maniera equilibrata e puntuale all’abbattimento delle emissioni, puntando alle migliori tecnologie».

Un’apertura che segue a quella già ottenuta dalla Regione Toscana e dai sindaci dei Comuni geotermici lo scorso 27 marzo, ma che non scioglie gli interrogativi su quali saranno concretamente le tecnologie geotermiche che il Governo vorrà tornare a incentivare.

Nel mentre l’Italia resta indietro: è proprio nel nostro Paese che lo sviluppo industriale della geotermia è nato oltre due secoli fa, e ancora oggi siamo il secondo Paese d’Europa – dopo la Turchia – per numero di centrali geotermoelettriche attive, ma i nuovi progressi stentano.

Come ricordato nel suo interevento da Philippe Dumas, segretario generale Egec sono 127 le centrali presenti in Europa, e nel 2018 ne sono state aggiunte 13 in Turchia e 1 in Islanda, mentre anche la Croazia diventa un produttore di energia elettrica da geotermia; l’Italia invece è sostanzialmente ferma, nonostante l’eccellenza industriale maturata nel settore e molto apprezzata all’estero.

Non va molto meglio per quanto riguarda gli impieghi diretti del calore, con nuovi impianti di teleriscaldamento che nel 2018 si sono sviluppati in Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio e Serbia ma non in Italia, mentre si è mantenuto un certo fermento sul fronte della ricerca scientifica: come testimonia Riccardo Basosi, rappresentante italiano Energia in Horizon 2020, l’Ue fino ad oggi ha finanziato attraverso questo programma di ricerca 26 progetti in ambito geotermia da oltre 218 milioni di euro, con l’Italia che partecipa a 12 dei 18 progetti H2020 nella configurazione energia ed è coordinatore in 4 (ricevendo complessivamente più di 18 milioni di euro dall’Ue).

Una vitalità che dimostra quanto sia forte la spinta all’innovazione e alla sostenibilità ambientale nel mondo della geotermia italiano, anche se questa tendenza non viene adeguatamente percepita nel grande pubblico come anche sempre più spesso tra i decisori politici.

È in questo contesto che Geoenvi mira a dare risposte concrete, affrontando direttamente le preoccupazioni ambientali legate all’utilizzo della geotermia in Europa.

«I vantaggi dell’utilizzo dell’energia geotermica per la produzione di elettricità e per gli usi termici, oltre che per il condizionamento degli edifici, sono ancora poco conosciuti – osserva la dirigente CoSviG Loredana Torsello – Recentemente la produzione di energia geotermica in alcune regioni europee sconta una percezione negativa da parte delle popolazioni locali e di alcuni decisori politici: molto spesso queste preoccupazioni sono legate ad aspetti di performance ambientali, e se non risolti questi timori ostacolano la diffusione della geotermia nel mercato energetico. Anche nei media si riscontra una maggiore enfasi sugli svantaggi legati all’utilizzo del calore del sottosuolo, che sui vantaggi».

Per questo Geoenvi prevede di «mappare gli impatti ei rischi ambientali e rendere disponibili le conoscenze in un database pubblico», coinvolgendo i decisori pubblici e diffondendo a scala europea i risultati del progetto.

Con la consapevolezza che comunque già oggi la mitigazione degli impatti ambientali è già una realtà in riferimento a numerosi parametri ambientali – come evidenziato da Adele Manzella, presidente Ugi e prima ricercatrice al Cnr – L’Italia e la Toscana sono all’avanguardia in questo settore, e Geoenvi descriverà e confronterà le tecnologie disponibili, comprese quelle di monitoraggio, e le modalità per affrontare e minimizzare le criticità, a partire da quanto previsto dalla normativa in vigore nei diversi Paesi.

Nel mentre, che fare?

Le conclusioni della presentazione del progetto sono state affidate a Federica Fratoni, assessore all’Ambiente della Regione Toscana, che nel riconoscere nella geotermia una risorsa strategica ha sottolineato l’impegno della Regione nel sostenere gli obiettivi di sviluppo energetico in modo sostenibile e carbon neutral, come dimostra l’ultima legge approvata in materia.

Non ci sarà infatti alcun concreto progresso – anche ambientale – nell’impiego delle tecnologie geotermiche se nel mentre il settore industriale si ferma, bloccato dall’assenza di incentivi garantiti invece a tutte le altre fonti rinnovabili.

Tutti gli interventi del convegno sono disponibili al seguente link

(Articolo di Luca Aterini, pubblicato con questo titolo il 18 aprile 2019 sul sito online “greenreport.it”)

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