Sussidi ambientalmente dannosi, il ministero dell’Ambiente (ri)pubblica il catalogo

 

Che fine ha fatto il catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e favorevoli, che il ministero dell’Ambiente a norma di legge (art. 68 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221) dovrebbe aggiornare entro il 30 giugno di ogni anno? 

Ad oggi c’è un’unica edizione: la prima, pubblicata nel 2017 dal precedente Governo con dati riferiti al 2016, che certifica come l’Italia spenda per finanziare misure dannose per l’ambiente (16,16 miliardi di euro/anno) più di quanto sostenga interventi ambientalmente favorevoli (15,67 miliardi di euro/anno).

Tagliare i sussidi dannosi è stato un impegno sbandierato dal M5S in campagna elettorale, ma la realtà è che al momento non abbiamo neanche un quadro aggiornato della situazione.

In un’interrogazione parlamentare la deputata Leu ed ex presidente di Legambiente, Rossella Muroni, ha chiesto lumi al sottosegretario all’Ambiente Salvatore Micillo (M5S), il quale ha risposto che il dicastero «con la pubblicazione del Def (Documento di economia e finanza, ndr) recentemente avvenuta può ora procedere con il rilascio della seconda edizione del catalogo, riferita all’anno 2017, una versione che rappresenta un’estensione rispetto alla prima edizione, con l’individuazione di altri 30 sussidi.

Si segnala inoltre che il ministero sta curando la preparazione alla terza edizione riferita al 2018, che dovrebbe essere ultimata entro giugno 2019».

Effettivamente, ieri sulle pagine del Mattm è apparsa una nota ufficiale che recita “Sostenibilità: il ministero dell’Ambiente pubblica il catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente dannosi”.

Peccato però che la novità si esaurisca nel titolo, in quanto il documento è ancora quello con dati 2016, ovvero nessuna delle due novità annunciate dal sottosegretario Micillo.

Non si tratta di una negligenza da poco, perché mentre il Senato accoglieva ieri nelle sue aule l’attivista svedese Greta Thunberg per un seminario sui cambiamenti climatici, contemporaneamente il Parlamento approvava un Def lontanissimo dalle esigenze poste dallo sviluppo sostenibile.

«Avrei voluto davvero che quest’anno si facesse la differenza sull’ambiente: ossia che prima il Mattm aggiornasse il Catalogo dei sussidi dannosi per l’ambiente e che poi, alla luce di quei dati, si scrivesse il Def – commenta amara Rossella Muroni – Il vero cambiamento, infatti, si può avere solo se facciamo una finanziaria verde e quindi se iniziamo a spostare i sussidi che oggi diamo alle attività con impatti negativi sull’ambiente a favore di attività improntate  alla sostenibilità».

Tutto questo non è invece accaduto, né con la legge di Bilancio 2019, né con il Def appena approvato.

«Il Def da questo punto di vista è debole e deludente – conferma la deputata Leu – non fa alcuna autocritica sull’impostazione della manovra, che evidentemente non ha avuto l’effetto sperato sulla crescita, presenta investimenti pubblici al minimo storico e non attacca neanche i 14 miliardi di sussidi diretti e indiretti ai combustibili fossili censiti al 2016.

Tagliare gradualmente le risorse che lo Stato ogni anno da alle attività economiche con impatti dannosi sull’ambiente e spostarle a favore di quelle orientate all’efficienza e alla sostenibilità è invece la prima cosa da fare per spingere il nostro sistema economico verso lo sviluppo sostenibile e aiutare il clima.

Purtroppo ancora una volta questo governo ci presenta un atto che è l’ennesima occasione persa per il Paese».

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 19 aprile 2019 sul sito online “greenreport.it”)

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