Cop25, Greta Thunberg: “I leader dei Paesi ricchi non hanno senso di panico per l’emergenza climatica. Non c’è più tempo”

 

Per i leader dei Paesi più ricchi non c’è panico, non c’è un senso di emergenza sul cambiamento climatico.

Senza pressioni i politici non fanno molto”. 

Greta Thunberg si è rivolta agli esponenti politici questa mattina durante la Conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici Cop25 in corso a Madrid: “Non abbiamo più tempo per ignorare la scienza“.

La sensazione dell’attivista svedese è che per la politica “non ci sia urgenza nel mettere in campo interventi per affrontare il riscaldamento globale.

Ma dopo un anno e mezzo dall’avvio della sua protesta ha trovato ancora più ragioni per parlare ai Paesi più ricchi”.

Greta da quando è arrivata a Madrid lo scorso 6 dicembre ha assistito a più conferenze e partecipato allo sciopero globale sul clima del movimento Fridays for Future. 

E resterà in Spagna fino alla fine della Cop25 che si chiuderà venerdì 13 dicembre: durante la giornata verranno poi consegnati ai capi di Stato.

All’Onu non è la prima volta che Greta si rivolge ai politici.

Un anno fa, alla Cop24 di Katowice in Polonia, aveva detto: “Ci state rubando il futuro, come vi permettete”.

E oggi, dopo aver acquisito altri particolari e più consapevolezza sugli studi scientifici si è chiesta come non si possa avere “un senso di panico di fronte al fatto che la scienza dice che ci sono solo otto anni per intervenire” con il taglio dei gas a effetto serra per evitare disastri ambientali“.

Per la 16enne svedese il “problema è globale, coinvolge tutti, ricchi e poveri oggi” e bisogna “evitare che le future generazioni debbano respirare solo Co2“.

A un anno di distanza, tuttavia, ha riconosciuto: “La gente è più consapevole ed è pronta.

Perché abbiamo democrazia non solo in occasione delle elezioni ma in ogni momento”.

Del resto, nella storia “ogni grande cambiamento è arrivato dalla gente.

Noi possiamo fare il cambiamento, ora.

Ci sono le chance per fermare lo scioglimento dei ghiacci, la deforestazione e gli eventi meteo estremi provocati dal riscaldamento globale”.

E, infine, ha aggiunto come siano ancora “vuote” le promesse fatte dai Paesi più ricchi “di ridurre o azzerare la Co2“, anche di fronte ai disastri subiti dai Paesi più poveri e meno responsabili dei disastri climatici.

Dunque, questi Paesi “non mostrano una leadership, piuttosto ingannano e continuano a fare i loro business inquinando”.

Ma ora “questi Stati hanno l’opportunità di negoziare le loro ambizioni, i loro interventi e i loro obiettivi di taglio di gas serra che l’anno prossimo devono rendere ufficiali alla Cop26.

Ma la scienza dice che bisogna agire prima e una delle azioni è fare veri tagli alla radice, ad esempio, abbandonando subito il carbone”.

Chiusa la Conferenza a Madrid, l’Italia si concentrerà sull’organizzazione della prima Cop giovani, in programma ad ottobre 2020 a Milano quando prenderanno il via anche i lavori preparatori per la Cop26 di Glasgow: “Ragazzi e ragazze di tutto il mondo – annuncia il ministro dell’Ambiente Sergio Costa – si incontreranno per due giorni, con l’intento di stilare una dichiarazione finale che sarà poi portata, nel mese di novembre, alla Cop26 e presa in carico dai decisori”.

E aggiunge: “L’aspirazione è che diventi poi un appuntamento strutturale”.

All’evento Greta è già stata invitata: “Ritengo fondamentale, in questa fase, coinvolgere quanto più possibile i giovani.

Non soltanto per rispondere al loro grido d’allarme, ma perché sappiamo che da loro possono arrivare spunti e proposte di cui dovremo necessariamente tenere conto se vogliamo che ereditino un mondo migliore”.

(Articolo pubblicato con questo titolo l’11 dicembre 2019 sul sito online “Ambiente & Veleni” del quotidiano “Il fatto Quotidiano”)

 

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