«Agire per il clima reinventando il lavoro? Sì, ma in modo equo, per salvare il pianeta e l’umanità»

 

Mentre a Madrid si attende col fiato sospeso – temendo un risultato insufficiente – la conclusione della 25esima Conferenza delle parti dell’Unfccc, il segretario generale dell’Onu António Guterres è intervenuto ripetutamente per ricordare la posta in gioco: «L’evidenza scientifica divulgata nelle ultime settimane sottolinea l’urgenza di agire per la mitigazione del cambiamento climatico.

Il pianeta si sta riscaldando più rapidamente di quel che nessuno aveva immaginato possibile.

Il mondo si sta avvicinando a punti di non ritorno.

Mancano 5 minuti alla mezzanotte dell’emergenza climatica mondiale».

Guterres ha ricordato che «per rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, l’inquinamento da carbonio deve smettere di aumentare dal prossimo anno.

Siamo molto in ritardo, tuttavia, ci sono motivi per credere che possiamo vincere questa gara.

La scienza, i nuovi modelli di cooperazione e il crescente impeto delle società per riuscirci sono fattori di ottimismo».

Il segretario generale dell’Onu ha sottolineato l’importanza del quadro contenuto nell’Accordo di Parigi per raggiungere gli obiettivi di mitigazione e adattamento: «Si tratta di attuarlo nella sua interezza.

Ciò significa che i Paesi devono rispettare gli impegni assunti a Parigi e aumentare le misure nazionali ogni cinque anni, cioè nel 2020.

Quindi i prossimi 12 mesi saranno cruciali».

Nonostante abbia preso atto con soddisfazione che città, imprese e investitori si stiano mobilitando per il clima e per passare dalla grey alla green economy, Guterres ha ribadito che «i grandi produttori di emissioni devono fare molto di più» e ha nuovamente ammonito: «Se non si raggiungerà la carbon neutrality entro il 2050, tutti gli sforzi per promuovere lo sviluppo sostenibile subiranno un grave arretramento».

In un successivo evento su clima e lavoro, il segretario generale dell’Onu si è espresso a favore di «un’azione climatica che privilegi il benessere per l’uomo e il pianeta.

Una lotta che deve tener conto del lavoro, della salute, dell’educazione e del futuro delle persone».

Guterres ha ricordato che «oggi milioni di lavoratori sono in prima linea sull’impatto climatico.

In settori come il turismo e l’agricoltura, numerose persone perdono i loro mezzi di sussistenza.

Altre devono sopportare delle condizioni di lavoro insopportabili.

La risposta alla crisi climatica risiede nella trasformazione del nostro quotidiano, dal modo in cui produciamo la nostra elettricità, progettiamo le nostre città e gestiamo il nostro territorio».

Per questo ha ricordato «l’importanza di una transizione equa per le persone i cui lavori e mezzi di sussistenza verranno colpiti dal passaggio a una green economy».

Un modo per sottolineare che «la transizione verso un avvenire low-carbon deve essere inclusivo e tradursi in futuro in posti di lavoro verdi e decenti.

Un future in cui I Paesi in via di sviluppo non siano depredati delle loro risorse e del loro capitale umano, ma trattati come dei partner alla pari.

E un avvenire in cui le competenze e le conoscenze di coloro che oggi lavorano nelle industrie energetiche tradizionali forniranno l’expertise di base per le industrie pulite del domani».

Per riuscirci, punta su formazione ed educazione che «devono permettere dei cambiamenti di carriera favorendo delle condizioni di lavoro giuste e decenti, migliorando l’equità sociale e non lasciando nessuno indietro.

E’ essenziale che non ripetiamo gli errori del passato, quando delle grandi transizioni hanno lasciato delle persone, delle comunità e delle intere nazioni sul ciglio della strada».

Guterres ha voluto rassicurare i lavoratori dell’industria energetica fossile: «Coloro che portano avanti l’azione climatica non sono degli avversari. Vogliamo quello che volete voi: dei posti di lavoro decenti in un mondo più pulito e più sano».

Poi ha invitato governi, imprese, leader sindacali ad «operare insieme per tracciare la via verso un mondo carbon neutral, dove le donne e gli uomini potranno guadagnarsi da vivere con lavori che non nuoceranno né alla loro salute, né all’ambiente».

Guterres ha aggiunto: «Dato che per troppo tempo degli interessi particolari hanno raccontato la storia falsa secondo la quale la crescita economica e la lotta contro il cambiamento climatico sono incompatibili, è importante dire che la verità è che si rafforzano mutualmente».

E qui Guterres ha ricordato che da un anno martella i governi del mondo perché facciano di più in materia di prezzo del carbonio, per non costruire più nuove centrali a carbone entro il 2020 e per porre fine alle considerevoli sovvenzioni pubbliche ai combustibili fossili: «Non possiamo continuare ad avere allo stesso tempo un piede nella grey economy e uno nella green economy».

Guterres è convinto che «il passaggio a un’economia low-carbon rappresenta un’opportunità di crescita per 26.000 miliardi di dollari che potrebbe creare 65 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030.

Oggi, i creatori di posti di lavoro che conoscono la crescita più rapida in diverse economie sono quelli legati all’energia solare, eolica e geotermica e alle attività connesse. La green economy è l’economia del futuro e dobbiamo farle spazio da adesso.

Numerosi governi e imprese si stanno già affrettando per trarne vantaggio e ripensare il modo di concettualizzare il valore in un nuovo modello economico più verde».

Il segretario generale dell’onu ha fatto notare che «non affrontare il problema del riscaldamento climatico è una ricetta infallibile per un disastro economico» e ha invitato tutti a firmare l’Accordo di Parigi: «La via multilaterale ci permette di ridurre le emissioni del 45% entro il 2030 in rapporto ai livelli del 2010, di raggiungere la carbon neutrality entro il 2050 e di stabilizzare l’aumento della temperatura mondiale a 1,5 gradi celsius entro la fine del secolo.

Senza la realizzazione dei nostri obiettivi climatici, non ci sarà una transizione giusta: solo la sopravvivenza dei più ricchi».

Di fronte alle ritrosie e agli scontri che fino all’ultimo minuto ci saranno dietro le quinte della COP25 di Madrid, Guterres ha nuovamente invitato i Paesi sviluppati a «onorare i loro impegni presi in virtù dell’Accordo di Parigi, in particolare a mobilitare almeno 100 miliardi di dollari all’anno per l’attenuazione e l’adattamento al cambiamento climatico nei Paesi in via di sviluppo. Questa non è carità».

Il vecchio socialista Guterres ha concluso chiedendo «più immaginazione per creare le condizioni necessarie alla creazione di posti di lavoro e al miglioramento dei redditi dei lavoratori.

Bisogna essere immaginifici.

Se utilizziamo il denaro che possiamo ottenere tassando il carbonio per ridurre le tasse sui salari, avremo una situazione win-win».

(Articolo pubblicato con questo titolo il 13 dicembre 2019 sul sito online “greenreport.it”)

 

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