Il 2020 italiano parte già in ritardo su clima, energia e capitale naturale

 

Dopo una legge di Bilancio che ha in larga parte disatteso le promesse sul Green new deal avanzate a partire dall’insediamento del Governo Conte bis, neanche l’arrivo del 2020 ha portato un cambio passo in direzione della transizione ecologica: non c’è infatti traccia della “Strategia di lungo termine per la riduzione dei gas a effetto serra al 2050”, del “Piano nazionale energia e clima 2030” e del terzo “Rapporto sullo stato del capitale naturale”, tutti documenti di grande rilievo attesi dal Governo entro il 1 gennaio, dei quali però nessuna fonte istituzionale ha dato ancora notizia.

Il ministero dell’Ambiente, in coordinamento con quelli dello Sviluppo economico, delle Politiche agricole e delle Infrastrutture, ha avviato da tempo i lavori per produrre la “Strategia di lungo termine per la riduzione dei gas a effetto serra al 2050”, un documento pensato per «delineare una transizione verso l’azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050, che sia equa sul piano sociale ed efficiente in termini di costi». 

Lo scorso ottobre il ministero dell’Ambiente spiegava che «l’Italia deve predisporre e inviare alla Commissione europea entro il 1° gennaio 2020, come previsto dall’accordo di Parigi e dalle normative europee», ma di fatto dopo la consultazione pubblica avviata sul testo – e conclusa lo scorso 4 novembre – dal dicastero non sono arrivate altre novità.

Il Piano nazionale energia e clima 2030 (Pniec), definito come «uno strumento fondamentale per cambiare la politica energetica e ambientale del nostro Paese verso la decarbonizzazione» attende di essere esaminato dalla Commissione europea: la prima bozza del documento (inviata all’Ue lo scorso gennaio, sempre in ritardo) è stata sottoposta in questi mesi ad una lunga trafila, fino all’approvazione da parte della Conferenza unificata prima di Natale, in tempo utile «per l’invio del Piano alla Commissione europea entro fine 2019», come spiegava a fine novembre il ministero per lo Sviluppo economico Stefano Patuanelli: «Successivamente al parere della Conferenza, si conta di dare approvazione formale al Piano con un decreto dei tre ministeri che lo hanno predisposto (ministero dello Sviluppo economico, di concerto con il ministero dell’Ambiente e con il ministero delle Infrastrutture)».

Dall’ok in Conferenza unificata, però, del testo non si hanno più notizie; è noto comunque che l’Italia punta a tagliare le proprie emissioni di gas serra del 37% circa al 2030, mentre la nuova strategia proposta dalla Commissione Ue punta ad un taglio del 50-55%.

Peggio ancora va sul fronte della resilienza alla crisi climatica in corso: il “Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici”, la cui bozza è stata sottoposta a consultazione pubblica nel 2017, da allora è sempre rimasto chiuso all’interno dei cassetti ministeriali.

Infine, il terzo “Rapporto sullo stato del capitale naturale”, che nella prima versione pubblicata nel 2017 documentava il valore complessivo stimato per i servizi ecosistemici in Italia (stimato in 338 miliardi di euro): il ministero dell’Ambiente, che ne cura la pubblicazione, spiegava a metà novembre scorso che «sarà pronto nella versione definitiva entro la fine dell’anno», ma anche in questo caso non è nota la sua pubblicazione.

Peggio ancora è andata alla terza edizione del “Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli”, altro report che a norma di legge (art. 68 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221) dovrebbe essere aggiornato entro il 30 giugno di ogni anno; in questo caso il ministero dell’Ambiente ha pubblicato a luglio 2019 l’edizione prevista per il 2018 – che individua 19,3 miliardi di euro spesi ogni anno in sussidi ambientalmente dannosi –, affermando che la terza edizione «dovrebbe essere ultimata entro giugno 2019».

Il testo però risulta ancora oggi mancante.

(Articolo di Luca Aterini, pubblicato con  questo titolo il 2 gennaio 2020 sul sito online “greenreport.it”)

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