Veneto: la Lega taglia il 18% del Parco della Lessinia per fare un favore ai cacciatori

 

Il 16 gennaio, senza che nessuno se lo aspettasse, dopo l’audizione di diverse associazioni, comprese Legambiente Verona e Italia Nostra Verona che avevano presentato dettagliate osservazioni contrarie, la maggioranza di centro destra – ad assoluta trazione Lega (che qui si chiama ancora nord) – ha proceduto a un blitz tagliando oltre 2.000 dei 17.000 ettari del Parco della Lessinia, il 18% dell’area protetta. 

Tutti credevano che la votazione finale ci sarebbe stata non prima della prossima settimana.

A chi denuncia il colpo di mano, il presidente della seconda commissione regionale autrice del blitz, Francesco Calzavara (lista Zaia Presidente) ribatte che «la seduta della Seconda Commissione si è svolta nel pieno rispetto del regolamento, non vi è stata pertanto nessuna scorrettezza né violazione di forma o di sostanza rispetto ai temi iscritti all’ordine del giorno.

Quanto emerso nelle audizioni, durate quasi tre ore, non ha portato nessuna novità rispetto a quanto già conosciuto e agli atti della Commissione.

Anzi ha rafforzato, nella maggioranza, la consapevolezza di quanto questo provvedimento sia particolarmente atteso da tutti i Sindaci dei comuni inseriti all’interno del Parco della Lessinia.

Lo “show” fatto ad alcuni rappresentanti del mondo ambientalista, ad uso e consumo di qualche componente della Commissione, non poteva essere motivo per rallentare l’iter del provvedimento, che così, come in altri casi, è stato messo in votazione al termine delle audizioni».

Parole irrispettose verso chi era stato chiamato a portare il proprio contributo in commissione che sono state stigmatizzate dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Manuel Brusco che racconta anche cosa c’è dietro il blitz leghista: «Il commissariamento dei parchi del Veneto ha una sola causa: la gestione, ben distante da quella che doveva essere.

E il Parco della Lessinia ne è un esempio ancora oggi.

Basti pensare che, per superare le difficoltà gestionali, invece che rilanciarlo con un nuovo progetto, magari ampliarlo e mettersi nelle condizioni di attrarre finanziamenti comunitari, anche ingenti, si è pensato di ridurlo.

Rinunciando non solo a una bella realtà ambientale, ma anche a milioni di euro da investire sul territorio.

Per superare i vincoli che impone il regolamento del parco si poteva intervenire senza dover massacrare un ente che comunque ha creato positività per tutta l’area montana della provincia di Verona.

Si può modificare un regolamento, un piano ambientale se è l’ostacolo, superando vincoli come quelli che, si è detto, impedirebbero la realizzazione di aree camper, penalizzando le potenzialità turistiche.

Tanto più che siamo di fronte a una curiosa contraddizione, laddove invece, a San Giorgio di Boscochiesanuova si consente addirittura di raddoppiare la cementificazione.

Altra questione, quella della caccia.

È chiaro che si vuole aprire le porte all’attività venatoria in aree dove oggi è vietata.

I cinghiali oggi generano  problemi, è vero, ma anche in questo caso esistono soluzioni già ben sperimentate.

Nel parco dei Colli euganei si è proceduto con battute di selezione con l’obiettivo di contenere il numero dei cinghiali, perché non procedere con questo metodo anche in Lessinia?

Certo non farebbe il gioco di chi trova nei cacciatori un bacino di facili consensi.

Annuncio fin da ora che presenterò in Consiglio regionale una serie di emendamenti, elaborati assieme alle associazioni, ma anche agli amministratori locali, per salvaguardare l’integrità del Parco».

Ma, nonostante il taglio, Alessandro Montagnoli, Consigliere regionale della Lega Nord asserisce che «il progetto di legge che andrà a modificare i confini del Parco della Lessinia non vuole in alcun modo deturpare un ambiente delicato e splendido, e non vuole imporre un nuovo modello di gestione calato dall’alto agli amministratori locali.

Al contrario, è un progetto pensato proprio in base alle esigenze del territorio di cui i sindaci si sono fatti portavoce.

Questa proposta di legge non vuole favorire la costruzione di nuovi edifici all’interno del parco, né tantomeno allentare i vincoli paesaggistici, ma piuttosto facilitare la gestione di quest’area così delicata.

E ad esprimere questo bisogno sono stati proprio i cittadini e gli amministratori, alle prese con vincoli a volte assurdi o con animali selvatici dai quali non possono difendersi.

Chi quindi ci accusa di voler deturpare il nostro parco, o parla senza concezione di causa, oppure parla per fare becera polemica politica, strumentalizzando quella che è una ricchezza enorme, dal punto di vista paesaggistico, culturale ed economico, per l’intera regione.

Tengo a sottolineare che in Commissione abbiamo dato luogo alle audizioni sul progetto di legge, ricevendo, tra i principali portatori di interessi, i rappresentanti dei Comuni, dell’Ente Parco, e di associazioni di categoria quali Confagricoltura e Coldiretti, e ho osservato con piacere che la proposta è stata illustrata nel pieno consenso di tutti questi soggetti: significa che stiamo proseguendo nella giusta direzione e dando al nostro territorio quello che ci viene chiesto, al netto delle polemiche».

Ma, in una nota congiunta, il vicepresidente della Seconda Commissione Andrea Zanoni, che insieme al capogruppo PD Stefano Fracasso ha abbandonato per protesta l’aula al momento del voto, e le consigliere regionali v”, danno una versione totalmente diversa: «Per la prima volta in Veneto e in Italia viene tagliata la superficie di un parco naturale regionale: davvero un risultato di cui vantarsi per Zaia!»

Secondo Zanoni, «quanto accaduto sul Parco della Lessinia però è molto grave anche dal punto di vista della forma, che in questo caso è sostanza, una scorrettezza nei confronti dell’opposizione, degli auditi e di tutto il territorio.

Dopo aver ascoltato tutti gli intervenuti, il presidente Calzavara è voluto andare subito al voto, una forzatura mai vista.

Italia Nostra e Legambiente avevano consegnato due documenti e, a norma di regolamento, doveva essere dato il tempo necessario per approfondire le novità emerse dalle audizioni.

La Lega però ha fretta di chiudere questa partita contro il Parco della Lessinia, perché sa che la maggioranza dei veneti è a favore delle aree protette e vuol far passare la cosa sotto silenzio senza arrivare a ridosso delle elezioni».

La capogruppo del PD Salemi evidenzia che «la maggioranza ha dato ancora una volta prova di arroganza se non di sgarbo istituzionale, a fronte di una richiesta legittima di un surplus di riflessione.

Si trattava di un’altra seduta per comprendere meglio e bene quanto emerso e quanto lasciato agli atti della Commissione, tenuto conto poi che non c’è alcun carattere d’urgenza.

Anzi, a fronte di posizioni contraddittorie tra amministratori e associazioni ambientaliste sarebbe stato necessario fornire ulteriore tempo per approfondire la materia.

Una seduta in più di Commissione non avrebbe comportato alcun problema, è stata una scorrettezza istituzionale del tutto gratuita».

Zanoni affronta poi il problema della fauna selvatica “nociva” sollevato dal leghista Montagnoli: «Col pretesto dei danni provocati dai cinghiali, tagliano l’area del Parco per ben 2.000 ettari consentendo l’entrata dei cacciatori che poi potranno legittimamente sparare, in un ambiente unico come quello dei vaj, non solo ai cinghiali ma anche a una cinquantina di altre specie normalmente previste dal calendario venatorio.

È sempre più evidente come la lobby dei cacciatori comandi di fatto in tutto il Veneto (tant’è che nelle file della maggioranza abbiamo i presidenti delle due maggiori associazioni venatorie, Possamai per Federcaccia e Berlato per Acv) e Zaia su questa partita sta perdendo la faccia.

In Veneto la superficie dei parchi è circa il 5% contro una media nazionale del 10% e siamo la pecora nera per quanto riguarda l’obiettivo 15 dell’Agenda 2030 dell’Onu, “Vita sulla Terra – uso sostenibile dell’ecosistema, tutela foreste, tutela biodiversità”.

Due dati che dovrebbero convincere Zaia e la sua maggioranza ad aumentare la superficie dei parchi e non dare il via libera a questa porcata per assecondare la lobby venatoria e gli appetiti edilizi».

La Bigon conclude: «Il Parco è un bene comune, non appartiene solo ai proprietari terreni e può essere un’opportunità per il territorio se adeguatamente valorizzato: occorre investire in un turismo ambientale per trattenere i nostri giovani e attrarne di nuovi.

Invece si pensa a tagliare, quando le aree protette del Veneto sono già adesso la metà del resto d’Italia.

Ci piacerebbe conoscere le reali motivazioni, non è pensabile eliminare duemila ettari di Parco con la scusa di limitare il numero dei cinghiali».

(Articolo pubblicato con questo titolo il 20 gennaio 2020 sul sito online “greenreport.it”)

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