I punti di svolta sociali che potrebbero innescare il cambiamento e salvarci dal riscaldamento globale

 

«Limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2° C richiede un mondo decarbonizzato al più tardi entro il 2050 e una corrispondente trasformazione globale dei sistemi energetici e dell’utilizzo del suolo da parte delle società di tutto il mondo. 

Per raggiungere questo obiettivo net-zero carbon entro il 2050, d’ora in poi, le emissioni devono essere dimezzate decennio». 

E’ partendo dalla domanda su come sia possibile risolvere queste immense sfide che comportano grandi trasformazioni economiche e sociali che un team interdisciplinare di ricercatori ha cercato di capire quali potrebbero essere i punti di svolta che hanno il potenziale per innescare cambiamenti sociali rapidi ma costruttivi verso la stabilizzazione del clima e la sostenibilità.

Ne è venuto fuori lo studio “Social tipping dynamics for stabilizing Earth’s climate by 2050”, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), che dà speranza per il futuro: «Questi elementi e meccanismi di svolta potrebbero determinare una transizione abbastanza rapida da poter rispettare gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima», dice il team internazionale di ricerca guidato dalla sociologa ed economista Ilona Otto del Potsdam-Institut für Klimafolgenforschung (PIK).

Nello studio si legge che «viene sempre più riconosciuto che il progresso tecnologico business-as-usual e il prezzo del carbonio da soli non possono portare a riduzioni rapide e profonde delle emissioni di gas serra. 

Invece, è più probabile che la decarbonizzazione derivi da interventi relativamente piccoli che attivano processi contagiosi di tecnologie, comportamenti, norme sociali e riorganizzazione strutturale a rapida diffusione».

Su Anthropocene Sarah DeWeerdt spiega che «lo studio ha identificato i “nudge” che potrebbero essere attivati ​​entro 15 anni e provocherebbero cambiamenti sistemici entro 30, piuttosto che soluzioni tecnologiche non ancora immaginarie. 

E ha preso in considerazione solo cambiamenti positivi che sarebbero compatibili con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, quindi nessuna decarbonizzazione attraverso guerra e pestilenza».

Il risultato è un elenco di 6 interventi che, soprattutto se più di uno di questi si verificherà contemporaneamente, potrebbero aiutare a portare l’intero sistema globale verso la sostenibilità.

La Otto sottolinea che «dal settore energetico ai mercati finanziari alle nostre città, siamo stati in grado di individuare elementi di svolta sociale e identificare interventi concreti che potrebbero attivare processi contagiosi per una rapida diffusione di tecnologie, modelli comportamentali e norme sociali».

Lo studio ha messo insieme un sondaggio e un seminario ai quali hanno partecipato esperti del settore, una revisione approfondita della letteratura scientifica e gli interventi di social tipping esaminati e proposti comprendono la rimozione dei sussidi ai combustibili fossili, incentivando al contempo la generazione di energia distribuita; la costruzione di città a emissioni zero; disinvestimenti dalle attività legate ai combustibili fossili; l’esposizione delle implicazioni morali dei combustibili fossili; il miglioramento dell’educazione e dell’impegno per il clima.

La Otto fa notare che «sebbene questo non sia né un elenco esaustivo né completo, questi risultati potrebbero aiutare a sviluppare rapidi percorsi di trasformazione socio-economica e a esplorare le narrazioni per un futuro decarbonizzato nel 2050».

D’altronde, la storia ci insegna che cambiamenti sociali radicali possono avvenire molto rapidamente, sia in settori che riguardano lo stile di vita quotidiano, come la rapidissima diffusione degli smartphone nell’ultimo decennio, sia a livello politico e sociale, come l’abolizione della schiavitù in Gran Bretagna alla fine del XVIII secolo.

Secondo i ricercatori il più forte potenziale di trasformazione a breve termine è quello delle decisioni di disinvestimento nei mercati finanziari, dei sistemi di produzione e stoccaggio dell’energia, nei quali l’attenzione dovrebbe concentrarsi sull’utilizzo delle tecnologie greenhouse-gas neutral già esistenti.

Al PIK evidenziano che «se i flussi finanziari vengono reindirizzati dalle compagnie dell’industria fossile e verso investimenti sostenibili, si potrebbe raggiungere un punto di svolta nei mercati finanziari, ad esempio se le banche nazionali e le compagnie assicurative temono le conseguenze globali dei cosiddetti “stranded assets”».

Jonathan Donges del gruppo di lavoro FutureLab Earth Resilience in the Anthropocene del PIK, aggiunge: «Questo potrebbe innescare un effetto a valanga positivo.  

Allo stesso modo, l’utilizzo e l’applicazione delle tecnologie greenhouse-gas neutral esistenti nella produzione di energia e nell’efficienza energetica potrebbero orientare la società alla sostenibilità. Il fattore decisivo per questo processo di aggiustamento è il ritorno finanziario.

Il nostro gruppo di esperti ritiene che la massa critica che deve essere raggiunta si avrà al momento in cui la produzione di energia climate-neutral genererà rendimenti finanziari più elevati rispetto alla generazione dell’energia basata sulle fossili».

E’ pero essenziale che questi interventi di svolta sociale avvengano relativamente a breve termine, così come che le decisioni di disinvestimento siano costantemente supportate da cambiamenti nelle norme e nei valori della società.

Un altro autore dello studio, il direttore del PIK Johan Rockström, è convinto che «la consapevolezza del riscaldamento globale è elevata, ma non lo sono le norme sociali per cambiare radicalmente comportamento.

Questa è una discrepanza che la scienza da sola non può risolvere. Affinché le persone vivano con uno stile di vita carbon free, deve essere facile riuscirci rapidamente ma, a lungo termine, è necessario un nuovo equilibrio sociale nel quale la protezione del clima sia riconosciuta come una norma sociale, altrimenti gli shock sui mercati finanziari o le crisi economiche potrebbero distruggere i progressi fatti per la decarbonizzazione».

Il direttore emerito del Pik e autore dello studio, Hans-Joachim Schellnhuber, sottolinea che «puoi battere la non linearità solo con la non linearità.

Possiamo contenere i processi di non ritorno dinamici nel sistema terrestre che abbiamo già avviato, come lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia, se mettiamo in moto i processi di svolta sociale.

Tutto ciò riguarda la promozione di dinamiche contagiose all’interno della società, della politica e dell’economia, attraverso le quali una nuova posizione favorevole al clima e alla sostenibilità si diffonda esponenzialmente».

Un altro autore dello studio, Wolfgang Lucht, anche lui del PIK, conclude: «Un importante esempio attuale del potenziale delle dinamiche sociali è il movimento Fridays for Future, che ha provocato irritazioni nelle visioni personali del mondo della gente e che può quindi contribuire a cambiare valori e norme, aprire percorsi politici per la decarbonizzazione mentre sviluppa il modo in cui collettivamente pensiamo e agiamo per quanto riguarda i cambiamenti climatici.

Tali dinamiche possono portare a cambiamenti nelle politiche e nelle misure legislative, a trasformazioni climate-friendly delle infrastrutture e al riorientamento delle decisioni e degli stili di vita dei singoli consumatori».

(Articolo pubblicato con questo titolo il 24 gennaio 2020 sul sito online “greenreport.it”)

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